Nel paese in cui la libertà d'informazione è dipendente del potere politico ed economico, cerchiamo di tenere attivi i nostri neuroni al pensiero, alla critica, alla distribuzione della libera informazione.
1 - La necessità della costruzione di un nuovo soggetto nazionale che sappia riprogettare la politica sulla base anche della democrazia partecipativa, che sappia attrarre e sviluppare la voglia di essere soggetti politicamente attivi per arginare la deriva politica e la profonda crisi sociale ed economica del paese è vitale, non posto da me in discussione e non da oggi.
2 - Che tale soggetto debba essere un polo di sinistra aperto, attualmente non rappresentato; che non dimentichi che lo stato è classista; fermamente in opposizione alla gestione finanziaria dello Stato, anti liberista, che non abbia mano di velluto con con i poteri forti e gli accentratori di ricchezza – i pochi – e pugno di ferro con i lavoratori, pensionati, studenti, disoccupati – la maggioranza del paese – sacrificati nelle loro condizioni di vita, dignità, futuro e diritti, sull’altare di una visione dell’economia e della finanza volta alla gestione dei paesi, al massimo profitti senza se e senza ma è indispensabile ora più che mai.
Avvilimento e tristezza.
Un’assemblea che si doveva concludere con serenità, magari entusiasmo perchè no?, fiducia e unità, è stata gestita in malo modo: presentazione di 4 candidature blindate, nell’ordine: Vittorio Agnoletto, Titti Benvenuto, Domenico Finiguerra, Annalisa Minutillo, poste come scelta della presidenza, ma da subito emerge che non vi è stata unanimità.
Premessa: la mozione approvata dall'assemblea di Cambiare si può del 16 dicembre 2012 prevedeva a proposito di candidature: “si propone a questa assemblea di affidare alla sua presidenza, equamente composta dai soggetti che l’hanno promossa (La Lista Civica Italiana, Alba, PRC e Domenico Finiguerra fondatore del Forum Salviamo il Paesaggio e Stop al Consumo di Territorio nonché attivo da anni sul territorio in lotte ambientaliste e contro la speculazione), il compito di raccogliere le candidature presentate e di ricomporle in una proposta unitaria nel rispetto dei criteri sopra enunciati, per sottoporla alla prossima assemblea.”
L’odierna crisi generale investe appieno i lavoratori di tutto il mondo
e anche nel nostro Paese i suoi effetti più nefasti vengono fatti
ricadere sulle loro spalle: disoccupazione, precarietà, emarginazione,
smantellamento dello stato sociale, promozione della guerra fra poveri.
Il crescente attacco contro i diritti dei lavoratori con la massiccia
introduzione di forme di precariato e quello sferrato allo Statuto dei
lavoratori attraverso le misure contenute nel piano Marchionne e
nella Riforma Fornero, nel tempo si sono tradotti in una condizione
generalizzata di ricattabilità e insicurezza di tutti i lavoratori e nel
tentativo di estromettere dai luoghi di lavoro i sindacati più
combattivi, come ad esempio il caso FIOM in FIAT.
L’acuirsi di questa crisi si traduce anche, nei luoghi di lavoro, in
migliaia di morti e centinaia di migliaia di invalidi permanenti, senza
dimenticare i malati “professionali” in seguito all’esposizione a
sostanze nocive per la salute. Questo problema è ormai una piaga sociale
che minaccia quotidianamente la vita dei lavoratori e dei cittadini,
mai affrontato dai Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni.
Nella pratica si alimentano le condizioni che hanno portato alla strage
avvenuta alla ThyssenKrupp di Torino il 6 dicembre 2007 in cui sono
morti, per il profitto dei padroni, 7 nostri compagni di lavoro.
L'Associazione culturale immaginARTE in collaborazione con Progetto Civile di Milano, http://www.epressonline.net/ e Cascina Cuccagna presentano:
“C’ERA UNA VOLTA … LA QUESTIONE MORALE"
Venerdì 25 maggio 2012 ore 21, Cascina Cuccagna via Cuccagna 2/4, ang. via Muratori 20135 Milano
Dove è finita la questione morale? Ci interrogheremo attraverso un percorso artistico con video, immagini, letture e musica dal vivo nel ricordo di alcune figure storiche istituzionali che sono rimaste nella memoria collettiva del nostro Paese per la loro integrità morale e istituzionale.
Un confronto sulla QUESTIONE MORALE suddiviso nelle seguenti sezioni:
- QUESTIONE MORALE E STATO (POLITICA) - QUESTIONE MORALE E L'IMMAGINE DELLA DONNA NEL LAVORO E NEL SOCIALE - QUESTIONE MORALE NEL GIORNALISMO Interverranno:
GIANLUIGI NUZZI,
Giornalista LA7 autore di Vaticano spa e Sua Santità
DAVID GENTILI,
Presidente Commissione Antimafia Comune di Milano
FABRIZIO FERRANTE,
Giornalista epressonline.net
MARIA GRAZIA GHEZZI, Dirigente CIGL e componente Comitato SNOQ (Se Non Ora Quando) Milano Cast Artistico: Attrice STEFANIA MULE' - Pianista DOMENICO NICITRA
Decenni
di estrazione di petrolio nel Delta del Niger hanno provocato povertà,
conflitti e violazioni dei diritti umani. L'inquinamento causato dalle
attività estrattive ha devastato la vita della popolazione del Delta del
Niger; ha contaminando la terra, l'acqua e l'aria, contribuendo alla
violazione del diritto alla salute e a un ambiente sano, del diritto a
condizioni di vita dignitose, inclusi il diritto al cibo e all'acqua,
nonché del diritto a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro.
Centinaia di migliaia di persone ne sono state colpite, in particolar
modo quelle più povere e quelle che dipendono da fonti di sostentamento
tradizionali, come la pesca e l'agricoltura.
Molte zone
del Delta del Niger sono ancora inquinate perché le aziende petrolifere
non hanno effettuato bonifiche né ripristinato le condizioni iniziali
del suolo e dell'acqua. Tra queste anche Bodo, nell'Ogoniland, una città
di 69.000 abitanti che da tre anni aspettano giustizia.
Nell'agosto 2008
una falla nell'oleodotto Trans-Niger ha provocato una grande
fuoriuscita di petrolio nella zona di Bodo. Il petrolio si riversò per
quattro settimane. La Shell ha denunciato la fuoriuscita di 1640 barili
di petrolio, ma secondo una stima indipendente, fuoriuscì l'equivalente di 4000 barili al giorno.
La fuoriuscita venne fermata il 7 novembre. Un mese dopo c'è stata una
seconda fuoriuscita, sempre a causa delle cattive condizioni
dell'oleodotto, che la Shell ha fermato solo dopo 10 settimane.
Il Manifesto per un nuovo soggetto politico
pubblicato qualche giorno fa, ha il merito di aver aperto il dibattito
su un problema politico intorno al quale ci arrovelliamo e ci dividiamo
da anni. Ne sono indice le reazioni di De Magistris, Castellina,
Rossanda e altri, di cui condivido gran parte delle critiche. Non
ritengo però che i dissensi debbano oscurare la necessità di discutere
del problema centrale posto dal manifesto stesso.
Innanzitutto a me pare necessario costruire un nuovo spazio pubblico
della democrazia, che si ponga l’obiettivo di diffondere il potere e non
di concentrarlo. Così come ritengo necessario costruire un nuovo
soggetto politico – di sinistra – che metta l’accento sull’inclusione,
sulla struttura confederale e non piramidale. Ovviamente ritengo
necessarie anche tante altre cose: che nell’attuale furibonda lotta di
classe scatenata dall’alto occorra schierarsi da una parte; che occorra
dar vita ad una soggettività politica che si opponga al neoliberismo con
l’obiettivo di uscire da sinistra dalla crisi; che occorre rovesciare
il disegno costituente del governo Monti dando vita ad una opposizione
costituente. Ritengo cioè necessario costruire una sinistra di
alternativa che determini un processo di aggregazione politica ma anche
un processo di costruzione di una soggettività di massa, che superi
l’atomizzazione e l’isolamento, la disperazione sociale. Non si tratta
cioè solo di costruire un nuovo soggetto politico, si tratta di
aggregare un sentire comune più largo, un “nuovo movimento operaio”.
Esemplificando occorre fare in tutta Italia quello che è stato fatto in
Val di Susa, dove l’opposizione alla TAV è stata il punto di partenza
per la costruzione di una nuova soggettività sociale e politica che non
esisteva prima. Un processo costituente per l’appunto, che uscendo dalla
asfissiante dialettica tra berlusconiani ed antiberlusconiani,
scompagini le carte interloquendo a 360° con quel 90% di popolazione
italiana che viene colpita dalla crisi. Condivido quindi l’esigenza di
dar vita ad un processo
Sabato 28 e domenica 29 alle 17 al Museo del Fumetto di viale Campania
12 sono allestite le mostre Fumetti Resistenti e la Resistenza
disegnata.
Domenica 29 alle ore 17 reading di Biacchessi "Orazione civile
sulla Resistenza".
Viale Campania si trova a pochi metri da
piazza Susa, luogo di concentramento della manifestazione di Forza
Nuova.
parteciperà al Presidio indetto dalla Camera del lavoro di Milano - domenica 29 aprile - ore 15 davanti alla stessa Camera del lavoro per segnare una presenza democratica contrapposta alla manifestazione di stampo nazifascista che si svolgerà , se non verrà proibita, alla Sala della Provincia di via Corridoni. Riportiamo un comunicato stampa dei consiglieri comunali , che chiede di vietare l'adunata che suona offesa alla città.
Adesso basta! si associa a questa richiesta, che è stata avanzata anche da partiti, sindacati e associazioni della Milano democratica.
Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un'Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, è il primo firmatario di una mozione presentata in Consiglio provinciale che chiede un impegno dellAmministrazione per celebrare la giornata mondiale delle vittime dellamianto che si celebra il 28 aprile di ogni anno, come stabilito dalla Dichiarazione di Bruxelles del 23/09/05. La mozione, poi sottoscritta dai gruppi PD, SEL, IdV e Lista Civica Penati, verrà discussa in uno dei prossimi Consigli provinciali.
Con questa mozione ha dichiarato Massimo Gatti chiediamo al presidente della Provincia e alla Giunta un impegno per celebrare la giornata mondiale delle vittime dellamianto dandone una comunicazione istituzionale attraverso i media e con linvito rivolto a tutti i comuni della Provincia a dedicare una piazza o una strada alle vittime dell'amianto.
Piu' persone ci hanno segnalato la notizia che i "poveri vivisettori" stanno correndo ai ripari per difendere il loro diritto ad ammazzare animali per finti motivi "scientifici", e stanno partendo con una campagna pubblicitaria a cartelloni e manifesti, a difesa della vivisezione.
Attenzione: questa NON e' una notizia negativa, e' una notizia molto positiva, perche' fino ad ora non hanno mai avuto bisogno di pubblicizzarsi; la maggior parte delle persone sono sempre state dalla loro parte "automaticamente", senza bisogno di alcuno sforzo da parte dei vivisettori.
Siamo sempre stati noi antivivisezionisti ad avere avuto bisogno di fare campagne informative per spiegare come la vivisezione sia inaccettabile eticamente e scientificamente.
Ora invece sono costretti pure loro a fare campagne DIS-informative sul tema, il che vuol dire che un numero sempre maggiore di persone non e' piu'
dalla loro parte "a priori". Quindi, si tratta di una notizia estremamente positiva.
Che cosa usano come leva per cercare di riportare la gente dalla loro parte?
Beh, c'e' da chiederselo? Il loro solito ritornello "Meglio salvare un topo o un bambino?". Infatti e' proprio su questa base il messaggio della loro campagna pubblicitaria che sta per partire. C'e' la foto di un topo e di una bambina, e la frase "Un giorno ti potrei salvare la vita".
Per mesi, dopo trent'anni di battaglie mentre i nostri cari concittadini casalesi morivano a causa dell'amianto, Casale Monferrato ha dormito sonni tranquilli certa che il 13 febbraio 2012, con la sentenza al processo Eternit di Torino che va avanti da tre anni, la sveglia della Giustizia ci avrebbe ridestato da un incubo chiamato impunità. Il risveglio per molti cittadini è stato invece brusco e doloroso in piena notte, fra il 16 e il 17 dicembre, quando l'amministrazione di Casale Monferrato ha deciso di imboccare la strada della transazione economica con i legali dell'imputato per strage Stephan Schmidheiny. E' il tempo del risveglio della dignità di chiunque ha a cuore la memoria delle vittime dell'amianto che ci sono state e l'angoscia per quelle che ci saranno, è il tempo del risveglio di una Comunità come quella casalese che è stufa di subire le morti da amianto e vuole giustizia, è il tempo del risveglio da parte di tutti coloro chehanno ben chiara la vicenda di Casale Monferrato e dei suoi 1.800 morti a causa dell' Eternit e dei 58 nuovi casi di mesotelioma che ci sono stati nel 2011, è il tempo del risveglio della partecipazione perché è la gente che è protagonista del proprio destino e del rispetto della propria storia.
Le lavoratrici Omsa invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, "boicottando" i marchi Philippe Matignon - SiSi - Omsa - Golden Lady - Hue Donna - Hue Uomo - Saltallegro - Saltallegro Bebè - Serenella
e vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa foto a quante più persone potete se non altro per non alimentare l’indifferenza.......
Le lavoratrici Omsa ringraziano per l’aiuto e il supporto che vorrete dargli quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti.
Grande mobilitazione contro l'azienda OMSA del gruppo Golden Lady che ha deciso di chiudere i battenti dello stabilimento di Faenza, mandando a casa 239 dipendenti, donne. Nonostante i buoni profitti dell'azienda leader di marchio italiano, il patron Nerino Grassi ha deciso di spostare la produzione a Belgrado, dove una lavoratrice costerà 300 euro in meno. Attualmente esistono già 3 stabilimenti Omsa in Serbia dove lavorano 1900 dipendenti e l'azienda porta in Itali serbi per pagare loro dei corsi di formazione.
In difesa delle 239 lavoratrici, in cassa di integrazione a zero ore alle quali il 14 marzo verrà concluso il contratto di lavoro, diversi gruppi in rivolta sul web. “Firma l'appello, fai sentire anche tu la tua voce!” questo è uno dei tanti slogan che hanno dato vita ad una vera e propria campagna nazionale allo scopo di informare tutte le donne sui prodotti degli otto brand del Gruppo Golden Lady, per far conoscere i loro reali e scorretti comportamenti.
Dalla Francia (http://www.audit-citoyen.org/ ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l'entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta elite e non certo per favorire le spese sociali, l'istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un'altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell'ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria. Una politica economica per il 99% contro l'1% del pianeta.
APPELLO PER UN AUDIT DEI CITTADINI SUL DEBITO PUBBLICO
Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”. Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea? Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie.
Per fare ciò vi invitiamo ad inviare la mail che trovate già redatta qui sotto agli indirizzi indicati, ma soprattutto vi invitiamo a diffondere.
Oggetto: Golden Lady/Omsa
Testo della mail (copiate ed incollate):
Gentilissimo Ministro Corrado Passera,
come cittadino italiano chiedo di porre all'attenzione sulla vicenda Omsa e Le scrivo per renderLe noto ciò che sta capitando alla Omsa-Golden Lady di Faenza (Ravenna). Non sò se la vicenda è a lei nota, ma l'Omsa è un'azienda storica, nata nel dopoguerra, produttrice di collant che ha significato molto per il nostro territorio: sviluppo ed emancipazione della donna, dal momento che le maestranze erano e sono sempre state in prevalenza donne. L'Omsa è entrata a fare parte del Gruppo italiano Golden Lady che detiene i marchi Golden Lady, Omsa, Philippe Matignon, Sisi, Saltallegro, Serenella, Hue, Arwa, NewLegs, e detiene il 55% del mercato italiano e ha stabilimenti in America e in Serbia. Dal 2001 la Golden Lady ha aperto in Serbia (Valjevo) il primo stabilimento produttivo, e a quei tempi il Ministro Urso, PDL, dichiarò che questo non avrebbe compromesso la filiera produttiva italiana, in quanto sarebbero state esportate solo le lavorazioni a basso valore. Purtroppo non è stato così, in quanto la proprietà ha poi aperto un secondo stabilimento e raggiunto i 1500 dipendenti. Nel 2009 all'Omsa si è incominciato a fare la cassa integrazione ordinaria con la motivazione della crisi e di un calo di ordinativi di 15% (che i periodo di vera crisi sono un'iniezia), ma mentre si faceva la cassa, in Serbia il numero dei dipendenti è arrivato a 1900 unità.
Presentazione, Walter Gerbino, Preside della Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Trieste
Donne, guerra, sradicamento, Bruna Bianchi, professore associato di Storia delle donne, Università Ca' Foscari di Venezia
Per noi la guerra non è ancora finita, Patrizia Romito, professore associato di Psicologia sociale, e Ljubica Kocova, ricercatrice, Università degli Studi di Trieste
Oltre il tempo, oltre le generazioni, Maurizio De Vanna, professore associato di Psichiatria, Università degli Studi di Trieste