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4.1.14

L'IMPORTANZA DI UN'OCCASIONE



Di Giandiego Marigo

Abbiamo un nome Alexis Tsipras che non è solo un nome , ma sottende un progetto. Non amo , come ormai molti sanno, i leader, mi sorge una forma di idiosincrasia allergica quando un “signor chiunque” diviene troppo “enfatizzato e pompato”, non credo e non crederò mai nei santi portatori di soluzioni, negli uomini del destino. (anche per questo, soprattutto per questo diffido di chi punta tutto sul carisma di un solo uomo)
Però quel che c'è dietro e dentro la candidatura di Tsipras è d'importanza fondamentale, soprattutto, anche se non solo, per quel che rimane della “sinistra” italiana.
Chi mi sonosce sa che che non amo la parola “sinistra” la trovo riduttiva ed angusta per descrivere compiutamente quello che occorre davvero a questo paese e all'umanità ( sempre modesto … notate) che è un'AreA di Progresso e Civiltà, che sappia opporsi e contrapporsi alla conservazione forzata dei pochi che detengono oggi il potere nel mondo. Credo che questa lista possa rappresentare un primo passo, se viene intesa come l'occasione fondamentale che potrebbe rappresentare.
Certo un progetto come questo, diciamolo chiaramente, passa per la dismissione … per il ritorno a casa, delle attuali dirigenze, segreterie , comitati. Per la dismissione di leader e grandi vecchi, ma se il loro fosse un passo indietro volontario? Un mettersi a disposizione, una presa di coscienza di una inderogabile neccessità … bhè allora tutto diventerebbe possibile. Perchè mai dovremmo continuare a farci moralizzare da un comico e dal suo oscuro suggeritore? Abbiamo forse bisogno che qualcuno ci re-insegni la strada dell'etica? Della giustizia e della moralità?
Oppure riusciremo a sfruttare questa occasione per iniziare, finalmente, un percorso di unità dell'AreA.
Non sono io a dover segnalare la necessità che questo avvenga, vogliamo forse lasciare in mano il mondo e la visione a Trangugia & Divora. Rimanere succubi di questo gioco assurdo del poliziotto buono e di quello cattivo … mentre il potere trasmuta sé stesso verso un nuovo medio evo bio-tecnologico, che ci vedrà schiavi felici in un mondo che loro ci descriveranno come “perfetto”?
Detesto i pensatori raffinati e “citatori professionisti” e quindi continuerò a scrivere, così … a braccio.
Quello che voglio dire è che “probabilmente” quel che resta della sinistra radicale troverà in “Tsipras presidente” un momnento di “forzata” promiscuità, che riuscirà persino a superare ego sconfinati e leader orticulturi. Che imporrà vicinanze che i “costruttori di muri” hanno sin qui accuratamente evitato.
Abbiamo l'occasione, sfruttiamola, per fare in modo che gli arzigogoli intellettuali, le raffinate definizioni libresche, le dotte analisi di fondo, che sino a qui ci hanno frantumato divengano di secondaria importanza rispetto alla centralità dell'unità necessaria ed auspicabile, rispetto alla inderogabilità di procedere uniti alla profonda modificazione del nostro intorno. 
Sulla base di quel che siamo, di quello che scegliamo, di quello che facciamo e non delle parole che altri hanno scritto su un libro, che per quanto importante resta quel che è, un libro.
Comportamenti quindi, scelte condivise, argomentazioni di fondo … perché è di comportamenti e scelte il vero cambiamento … e forse ci accorgeremo che la misura della vicinanza e della condivisione è altra che non un'etichetta, un marchietto, una bandiera.
Parlandoci e camminando insieme saremo forse costretti ad ascoltarci ed a scoprire quanto i nostri discorsi di fondo siano simili, quanto lo siano i motivi che ci hanno spinto a scegliere d'essere qui ed ora.
Questo e non altro è il trovarsi sulle cose, questo quello che da sempre chiedono le donne e gli uomini di sinistra che si appellano all'unità … parlare delle cose , del fare, del cambiare e dell'essere, piuttosto che del dividere un capello … di dubbia provenienza in quattordici elaboratissimi pezzi.
Non ho voluto fare un discorso da intellettuale ma volutamente ho tenuto un profilo basso … logico, ovvio, ma è proprio l'offesa a questa ovvietà, a questa innegabile necessità che più ha distrutto, più ha frantumato e più ha allontanato.
Ancora oggi i “militanti” fanno fatica, a separarsi dalla loro “appartenenza a dismettere la maglietta da tifoso, prigionieri dell'orgoglio di aver “tenuto botta nei tempi difficili”, li capisco sono stato uno di loro, per tanti … tantissimi anni Avanguardia Operaia, Democrazia Proletaria, Rifondazione … ho visto loro e gli altri ( ho molto girato e molto cercato, e molto poco trovato)… ma oggi è il tempo dei comportamenti, dell'esempio e del camminare sull'onda del cambiamento, dell'essere il cambiamento nell'onda medesima.

La lista per Tsipras può essere pretesto od occasione “Sinistra Unita- AreA di Progresso e Civiltà” nasce per questo perché sia occasione, inizio ...primo passo.


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20.11.13

COSTRUIAMO, DAVVERO, QUI ED ORA, L'AreA DI PROGRESSO E CIVILTA'




Di Giandiego Marigo
Cosa sta succedendo?
L’ennesimo tentativo di unificare la “sinistra”? Una bella idea nata in un gruppo di intellettuali  e da un paio di sindacalisti “conseguenti”?
Un’altra bandiera sollevata, nuovamente? Un’altra variazione sul tema della nostalgia
Nulla di tutto questo ed anche tutto questo. Innanzi tutto non siamo intellettuali riconosciuti e ben remunerati, siamo un gruppo di persone vere, esistiamo in rete e nel territorio. Persone normali, anche se forse con una lunga storia di partecipazione , certamente, con un grandissimo amore e rispetto per i movimenti. Lontanissime, per molteplici ragioni,  da ogni segreteria e salotto. Non siamo nostalgici e non pratichiamo la Raccolta di bandiere cadute.
Crediamo però che questo paese, in realtà tutta l’Europa, abbia grandissima esigenza di un’AreA Anticapitalista, Alternativa, Social-Liberal-Libertario-Comunista, che sappia elaborare e fare propri i linguaggi e le esigenze del tempo che stiamo attraversando, che abbia una visione, che sappia descrivere e proporre un mondo altro da quello dell’unico Pensiero e dell’assoluto potere della finanza e delle grandi famiglie, che sappia opporsi al medio evo tecnologico prossimo venturo. Che sappia raccogliere e rappresentare le esigenze materiali e spirituali, di un grande, enorme popolo che crede nel progresso ed in uno sviluppo compatibile, in una cultura altra e popolare, le ragioni profonde e sacre della vera pace fra i popoli, del disarmo, dell’abbattimento delle frontiere, che non tenda alla strumentalizzazione ed alla manipolazione, ma liberi le creatività e le energie migliori di questo paese. Che ami Madre Terra e che non abbia l’arroganza d’esser  Razza Padrona , ma che si creda parte. Che usi la scienza, la storia, la politica per l’uomo e non per la conservazione d’un occulto antico potere personale, che preferisca le ragioni  dei molti rispetto ai privilegi dei pochi. Che conosca le proprie potenzialità e si avvicini all’agone sociale consapevole di essere, esistere e contare. Che  sappia distinguere l'internazionalismo e l'europeismo dal consegnare il proprio popolo al massacro della grande finanza mondiale
Quella che chiamammo Sinistra, forse, in quel che noi credevamo fosse, prima che innominabili interessi di poltrona e/o abitudine al compromesso senza valori, la corrompesse in modo definitivo riducendola a quel che è ora … in’assoluta confusione, un’area inesistente eppure abusata. Un termine vuoto, usato solo in termini di Marketing in occasione delle tornate elettorali. Una giustificazione per attuare progetti che si possono definire “ottimisticamente” neo-democristiani. Costringendo quel che resta di lei in alleanze “suicide, obbligate e demenziali” al cui accesso acquisisce il dubbio diritto solo rinnegando sé stessa e la propria storia.
Prima che la tendenza alla dissociazione e alla coltivazione orticola, unita all’incapacità di costruire ponti e ad un’insanabile propensione alla muratura, nonché ad una forma di semi-cecità ombelicale la frantumasse in mille inutili, inconsistenti, agguerriti del nulla, agglomerati e partitini, così com’è ora.
Quello che noi vogliamo fare non è solo “rilanciare” che sarebbe in fondo solamente un  progetto nostalgico e nemmeno rifondare, vorremmo far nascere dalla necessità, dal basso, dalla partecipazione e dalla circolarità, dall’orizzontalità e dall’ascolto del “femminino”. La Consapevolezza e l’Unità di un’AreA vasta e composita, plurale e multi voce, colorata, allegra e votata al perseguimento della felicità e della compatibilità, sensibile alla voce della propria spiritualità ed allo stesso tempo forte di una consapevolezza pratica che superi il pragmatismo sterile dell’amministrazione del nulla attuando gradualmente e passo dopo passo un reale cambiamento del modo in cui questa nostra società si organizza e si manifesta. Accettando il confronto, costruendo ponti ed abbattendo muri, ma rimanendo sempre “fortemente cosciente” d’essere quello che è, portatrice d’un pensiero e di una spiritualità conseguente, densa di valori e di proposte di percorso. Con una visione chiara di mondo possibile, che non nasca dall’esaltazione a teoria del meno peggio, ma che conosca il meglio per l’intera umantà.
Questo stiamo facendo … ed un poco ci tremano le vene ai polsi nel solo pensarlo, ma lo riteniamo necessario.

Certamente non sarà facile, ovviamente “attraverseremo il deserto”, ma lo riteniamo necessario e pensiamo che siano moltissimi coloro che sono disposti a condividere con  noi Pane Sale e Percorso. Abbiamo intenzione di usare la rete, ma anche di espanderci e radicarsi nei territori con un movimento d’opinione che spinga quella che chiammammo sinistra alla consapevolezza ed alla coscienza di questa necessità e dell’importanza i questo cammino. Le metodologie verranno scelte cammin facendo, per ora abbiamo avviato un evento su facebook https://www.facebook.com/events/466583610120960/?fref=ts, ma sentirete parlare di noi, in rete, per cominciare … sarebbe un onore ed un immenso piacere avervi con noi in questo viaggio.





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9.11.13

LA PARCELLIZZAZIONE DELLE IDEE E LA COLONIZZAZIONECULTURALE DELLO STARS SYSTEM


di Marigo Giandiego

Sono, lo premetto, un intellettuale di strada, un poeta straccione, uno scrittore inedito, va detto, prima di affrontare l'argomento di cui voglio parlare.
E' palese, palpabile, evidente e gravosa la necessità d'una visione culturale altra da quella sistemica. La si può individuare con facilità, è costantemente ripetuta, anche volendo, nella litania della necessità d'un soggetto altro e innovativo in quell'AreA che chiamammo sinistra.
Di cosa si nutre però questo soggetto? Cosa costituisce il suo humus in questi anni in cui il movimento operaio tende a scomparire con la medesima velocità con cui il concetto di lavoro si modifica. Non intratteniamoci , per il momento, su questa modificazione solo formale, ma badiamo alla sostanza. Pur permanendo l'analisi classista della società essa si m odifica e cambia, aggiornandosi, modificandosi con il modificarsi dei rapporti di potere.
Dicevamo di cosa si dovrebbe nutrire questo nuovo soggetto?
Se non di comportamenti, visioni, mode e modi, ma soprattutto d'un punto di vista che derivi da una descrizione del mondo altra rispetto a quella che ci fornisce la cultura corrente (o la non cultura se preferite).
Questo punto di vista dovrebbe derivare anche, così come è sempre stato dalla presenza di un movimento culturale che lo sappia rappresentare e diffondere, trasformandolo in “comportamenti originali” ed in manifestazioni visuali , scritte e/o cantante, dipinte disegnate o scolpite … comunque si voglia manifestate in modo sintetico e visuale … artistico. Una manifestazione non necessariamente materiale che nutra i motivi, il senso, le ragioni e le filosofie noncheà lo spirito che sottendono ad una scelta di vita.
Ma attenzione, come può avvenire tutto questo se la “confusione” si realizza innanzi tutto nel come l'intellettuale vede sé stesso?
Sono moltissimi per esempio i gruppi musicali che potrebbero, in qualche modo, incarnare l'embrione di questa scelta, ma essi vedono sé stessi all'interno dello Stars System, e riproducono modalità e percorsi del tutto funzionali al sistema, annullandosi al suo interno e perdendo ogni deterrenza o pericolosità.
Stesso discorso vale, per esempio per i “comportamenti” dell'area M5S che nascendo da una premessa solo “formale e mai sostanziale” di discussione del sistema non incidono e non modificano, ma “emendano in senso vuotamente moralistico” la realtà delle cose.
Conservando al proprio interno le modalità d'un rapporto culturale identico a quello presente nella società e riproducendo (si prendano ad esempio alcune manifestazioni esteriorizzate di tale assenza di discussione sostanziale … come la mosca Tze-Tze, piuttosto che non lo stesso Blog di Beppe, ma comunque l'assenza, se non per scelta personale, d'una analisi comportamentale che produca il vero cambiamento).
Fatto sta che concentrando la discussione sulla correttezza formale e su un'etica interclassista, pragmatica e praticabile senza discussione dei reali rapporti di potere esistenti nella società essi ne “banalizzano” la portata limitandosi ad una moralizzazione di superficie che cambia tutto per non cambiare nulla.
Ma torniamo al discorso da cui siamo partiti. Come possono queste analisi, questi “comportamenti”, queste “filosofie” insidiarsi ed infettare beneficamente la società se coloro che le portano sono, in prima persona, portatori d'un modello negativo?
Fare una conferenza “di livello”, un concerto “partecipato”, proporre una qualsiasi opera d'intelletto oggi costa moltissimo e questo è, di fatto, il principale ostacolo alla loro diffusione. Questo, purtroppo non vale solo per le tematiche “normalizzate” ma anche tristemente per quelle teoricamente “altre”.
Questa è discussione annosa, nessuno qui sta proponendo la gratuità della cultura (vecchio slogan fallimentare) o il fatto che l'operatore culturale debba essere men che un professionista, ma altro è che debba guadagnare moltissimo ed essere qualche cosa di più che non un artigiano del pensiero ed un interprete professionale della creatività, un mediatore ed un diffusore … un operatore alla fine, pur nobile, di qualche cosa che è … a prescindere dalla sua tecnica e quindio non la divinizzazione di una interpretazione ma l'utilità sociale e la fruibilità della stessa.
Lo Stars System è poi lo stesso che penalizza i molti per esaltare a dismisura alcuni, molto al di là e decisamente al di fuori di ogni loro reale merito, pur presente e riconosciuto. Se la logica è la medesima che sottende l'esaltazione iconica dei calciatori o la “venalità professionale” dei politici come possono trasportare un messaggio diverso da quello d'un sistema che monetizza l'anima se premettono il danaro come “centro di gravità” della loro azione? Se essi si asservono alla divinità inventata da questo sistema come possono essere contemporaneamente “asisistemici”? E' per questo che, a mio umilissimo parere qualsiasi discussione su “circuiti alternativi” o soggetti che vogliano altro che non la mera superficie dello stagno, su Aree che rappresentino non solo il disagio materiale ma anche quello spirituale e filosofico, che vogliano quindi premettere “un cambiamento reale” e non soltanto delle chiacchiere più o meno urlate deve iniziare dalla discussione dei ruoli e delle “funzionalità” degli “intellettuali” che li veicolano. Una discussione sull'avanguardia che laellarsi al giogo europeo riguardia non nel suo ruolo , ma nella sua essenza, nei suoi doveri prima che nei suoi compiti. Questo vale per tutti leader, organizzatori politici e pensatori autorizzati .
Filosofi più o meno indipendenti, Artisti conseguenti, Intellettuali appartenenti e liberi, Critici d'arte altri ed interpreti dell'avanguardia e dell'alternativa, comici ed attori più o meno satirici e asistemici.
Perchè mai , per esempio un docente universitario dovrebbe pretendere 2500-3000 euro per una conferenza che riguarda la necessità di ribellarsi al giogo dell'elite europeista o l'umanizzazione del marxismo?
Ed ancora perchè un cantante dovrebbe essere pagato migliaia di Euro per riprodurre un lavoro d'alternativa. Qual'è il valore trasportato il contenuto di quel che dicono, la necessità di cui parlano oppure il numero di appartamenti che il loro lavoro produce?

E se questo è il valore in cosa è alternativo da quelli che il sistema ci impone? E se non lo è di cosa stiamo parlando?
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13.10.13

CONSIDERAZIONI

di Giandiego Marigo

La “caduta di stile” rivelatoria del “Guru Beppe” ci indica , laddove ce lo fossimo dimenticati, quanto sia demenziale e deleterio affidare il proprio destino e , soprattutto quello di un'intera AreA ad un “uomo solo al comando” (ed inutilmente deleteria ed inaccettabile qualsiasi perorazione sull'uno vale uno, sinceramente ridicola … a questo punto, Grillo non vale uno ma centomila). 
Pone all'ordine del giorno la necessità, sempre più evidente di un' AreA di Progresso e Civiltà che abbia il “coraggio civile” di porre, oltre ad un metodo, una visione di mondo. Che abbia la capacità di “raccogliere” quel che di buono è stato detto dall'ultimo 800 ad oggi, di lasciarsi ispirare dall'esperienza socialista  libertaria e liberal-democratica, senza per questo raccattare ogni bandiera caduta ed ogni libro dismesso trovi sulla sua strada. 
Elaborando alla fine il nuovo linguaggio del progressismo contemporaneo, che sappia rilanciare il significato stesso del termine, separandolo dal tecnologismo efficentista  e pragmatico che lo domina in questo momento. 
Più che mai questo vuoto ha esigenza di essere colmato con un agglomerato che rappresenti degnamente l'esigenza. 
Esistono, fuori dal contesto di “gestione” più o meno ravvicinata del potere, movimenti in questo senso, anche in M5S stesso … e meno male. 
In questo senso si muove, per esempio, la volontà di “Alternativa” e del “Movimento Radical-Socialista” di elaborare ambiti e linguaggi, così come “strategie” comuni. 
In questo senso si muove la critica, doverosa, interna ad M5S sulle ultime esternazioni del “Leader Maximo”  sulla questione del “reato di clandestinità”
Questa è l'esigenza reale che deve però liberarsi d'ogni antico lacciolo, d'ogni richiamo pedissequo e libresco al passato ( che non vuol dire liberarsi della storia, ma leggerla con gli occhi del presente),  se non a livello di riferimenti,  (avrebbero davvero il dovere civile di farlo) tutti quegli agglomerati d'area movimentista, che hanno caratterizzato in questi anni il dissenso e l'antagonismo, 
Muoversi l'uno verso l'altro creando reciproci ponti e, soprattutto, creandoli verso l'esterno... perchè. mi si perdoni, l'ovvietà … necessaria, un miglior mondo è possibile, certo, soltanto però se noi tutti, partendo da noi stessi lottiamo, anche contro le nostre abitudini e le nostre chiusure. Per renderlo possibile, se smettiamo di parlare della visione ed iniziamo , invece, a descriverla ed a raccontarla.

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11.7.13

VALORI? DOV'È FINITA LA MUTUALITÀ?

mutuo soccorso
Di Giandiego Marigo
Sarebbe sin troppo semplice dichiarare che insieme all'acqua sporca si sia gettato anche il bambino. Troppo facile e già detto, ripetutamente, da tutti coloro che hanno, nel tempo, analizzato la débacle graduale della sinistra e l'evoluzione, non tanto dell'ex PCI, che già covava, sin da quegli anni, i sintomi e prodromi di quello che poi si sarebbe rivelato il fallimento piddino, ma semmai di quell'intorno sindacale e politico che si sviluppò con forza attorno agli anni 60/70, ma che trova, comunque, nella storia del movimento operaio le sue reali origini e ragioni.
Troppo semplice dicevo, eppure efficace come definizione. Non tanto e non solo, per quanto riguarda la pura analisi marxista o marxiana e le sue applicazioni leniste o staliniane, quella non ha mai difettato, anzi è sempre stata prodotta con sin troppa dovizia sino alla divisione metodica del capello. Ma soprattutto per quel mondo di relazioni e di modi, di comportamenti che si erano elaborati attorno al mondo della coscienza operaia e diciamolo sì, senza paura, proletaria.
Un mondo complesso, articolato, fatto di ragioni profonde e di esperienze. Costruito sul fare, certo, ma partendo dal sentire e dallo stare, dettato dai bisogni , ma che ebbe la capacità di elaborare comportamenti complessi che assursero con il tempo alla dignità di cultura popolare e di visione politica complessa. Comportamenti che finirono, anche se in modo inconsapevole ed non voluto con lo sviluppare, addirittura, gli embrioni di quel risveglio spirituale che accompagna i nostri giorni.
Faccio un esempio, perchè è di questo che sto e voglio parlare.
La cultura socialista ed anarchica prima e comunista dopo (anche se innegabilmente il comunismo inserì il primato assoluto del partito e della sua struttura burocratica), ma anche una parte di quella cristiano sociale, affondavano le proprie radici in una esigenza reale di mutualità e solidarietà. Non analizzavano soltanto una relazione sociale ma cercavano di organizzarne e garantirne al salvezza. Le cooperative, le società di mutuo soccorso, le stesse organizzazioni sindacali che nacquero con questa “nuova coscienza” poco o nulla si occupavano delle leggi di mercato, delle regole della cultura dominante, ma stabilivano nuovi rapporti, nuove leggi, nuove regole che si definivano via via, partendo dalla defin izioni di quelli che venivano chiamati “interessi della classe”.
Aprivano un nuovo confronto, altro, rispetto a quello sistemico, alternativo ed anche antagonistico.
Non dico nulla di nuovo, nulla che non si possa dedurre da un buon libro di storia del '900...eppure dico tutto quel che c'è da dire.
La qualità di questa relazione, la sua stessa esistenza, da sola apriva una contraddizione e forniva la “speranza di una nuova visione”. Proprio perchè sparigliava le regole, ne definiva di nuova, metteva in campo interessi diversi da quelli che erano stati sin lì rappresentati. Forniva loro organizzazione e dignità.
Inoltriamoci in questo esempio, una cooperativa di consumo, non nasceva come investimento, nemmeno veniva teorizzata come onlus e non si poneva il problema di non disturbare, di rispettare le regole, di non fare la guerra dei prezzi. Nasceva dal bisogno di far coincidere, quel che si aveva, con quel che si poteva e lo faceva, perchè il suo ruolo era quello di rispondere ad un bisogno primario. Lo stesso discorso e le medesime premesse valevano per il sindacato, per le società di mutuo soccorso e per tutte quelle “organizzazioni di base” che nacquero dai bisogni, gli ambulatori, le scuole. Non furono finalizzate ad inserirsi in un sistema ma a modificarlo, non furono poste per adeguarsi ad un mondo perfetto, ma per perfezionare un mondo grandemente imperfetto.
Oggi definire e parlare di “interessi di classe” sarebbe arduo...ed anche fumoso, la gara si realizzerebbe nel chiamarsi fuori, piuttosto che nel definirsi proletari difendendo o rappresentando questi interessi.
L'interclassismo è ormai stato, ampiamente, somministrato ed assorbito...a grandi boccate, metabolizzato...divenuto comportamento comune, persino al di là di ogni ragionevole motivo e in barba alla realtà. Ma la domanda su dove siano finite la mutualità, la solidarietà, la condivisione...bhè è lecita, anche perchè questi valori sarebbero un'ottima risposta alla crisi incombente. Non può certo bastare a giustificare l'uso e l'abuso dei termini in questione, l'esistenza di false cooperative di puro investimento, attente al mercato ed alle sue regole, perfettamente inserite nel sistema, anzi sue artefici o di quelle due o tre banche che ancora si richiamano grottescamente al mutuo soccorso
Perchè , per esempio, i nuovi soggetti dell'organizzazione popolare come i GAS non si pongono il problema dei prezzi e dell'accessibilità dei prodotti che veicolano, oltre alla qualità ed al chilometro 0, perchè non se lo pongono le Coop, che addirittura espongono prezzi più alti che in molti altri templi della “grande distribuzione”. Perchè i sindacati sembrano occupati a garantire tutto salvo che il mutuo soccorso? Perchè deve arrivare Emergency a Mestre a ricordarci il senso della solidarietà. Eppure anche presi a sé stanti, avulsi da tutta l'analisi “di classe”, QUESTI VALORI : SOLIDARIETÀ. MUTUALITÀ, CONDIVISIONE...hanno un significato assoluto che molto spesso viene richiamato...descrivendo una “generica e amorfa” crisi valoriale e culturale.
Per finire, per ora, con questa mia “tirata” da saputo. Credo che dalla riproposizione, culturale, comportamentale e spirituale di queste tematiche insieme a “Circolarità, Orizzontalità. Partecipazione “ possa e debba nascere il nuovo, moderno, concetto di “Progresso e Civiltà” e la visione che noi, che ci arroghiamo d'esserne portatori, consegneremo al nostro futuro


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29.6.13

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO




di Giandiego Marigo

C'è movimento, là sotto!
Sì, decisamente c'è...e lo si vede. Vi è un merito che va sicuramente ascritto a Grillo ed al suo compare ed è quello di avere intuiti una strada ed un linguaggio, questo è indubbio ed anche encomiabile e va assolutamente riconosciuto.
Nonostante egli non sia né il guru, né, ancor meno, il profeta che si cerca di dipingere, senza alcun dubbio ha avuto, con il staff, l'intuizione e le capacità di cavalcare l'onda del riflusso e della fine dei partiti e del loro sistema.
Ha ragione, per esempio quando dichiara che “se non ci fossimo, ci sarebbe Alba Dorata!" È vero, così com'è vero che ad oggi M5S è , oggettivamente, l'unica reale alternativa sistemica. In questo contesto parlamentare ed in questo momento (foto istantanea), Però l' I king e la filosofia orientale ci insegnano che il mutamento è l'ordine reale dell'esistenza e che nulla è, realmente, se non muta.
Ha torto, quindi, ed in modo grave quando pensa di essere l'unica strada, l'unico sentire, l'unica possibilità, ne ha ancora di più quando, nemmeno tanto implicitamente si assume il ruolo di unica verità. Questo è, non solo falso, ma anche sommamente pericoloso.
In realtà l'AreA che ruota attorno al sentire ed all'essere dei grillini è composita, complessa ed estremamente articolata.
Il substrato dal quale La Casaleggio/Grillo & C. traggono ispirazione ed “assorbono elaborando” linea (davvero, molto abili in questo lavoro di orizzontalizzazione del sentire) è ampio e niente affatto omogeneo ed univoco.
È davvero strano come, proprio questo substrato, così frammentato ed atomizzato sia poi quasi inconsapevole della propria forza e della propria capacità di incidere sulla società e deleghi al Guru-Grillo questo ruolo. Quasi che il suo pensiero, a volte persino imbarazzante, sia originale, mentre è nel migliore dei casi una rielaborazione di altri pensieri...quelli sì! Realmente originali.
Che in, assoluta e cronica, mancanza di rappresentazione in qualche modo si riferiscono e confluiscono in M5S.
Poniamo però il caso che questi movimenti prendano coscienza di sé e pongano le proprie condizioni , vedi per esempio l'elezione del neo-sindaco di Messina, ponendosi non più a ruota o a servizio della politica ma divenendo essi stessi la politica.
Grillo s'è messo in mezzo, a suo tempo, chiamando a sé il ruolo di megafono, inizialmente e successivamente garantendo un ruolo organizzativo e di unificazione ben conscio (se non lui sicuramente il suo editore) che in carenza di una direzione politica, sempre ostacolata dalla dichiarazione di principio che uno vale uno e da una pessima interpretazione dell'orizzontalità e della circolarità, un ruolo organizzativo-comunicativo sarebbe diventato naturalmente ed ovviamente centrale, persino più e meglio di un antico e vetusto comitato appositamente denominato come tale.
Questo però non fa e non farà mai di lui l'unica strada della verità innanzi tutto e principalmente perchè non esiste e non può esistere un'unica strada. Questa semplicissima acquisizione spirituale, questa infantile eresia è il senso della verità.
Quello che sta fortunatamente succedendo, che deve succedere di più, e che dobbiamo aiutare a succedere è la rinascita dei movimenti.
Ce ne sono fortunatamente tutte le avvisaglie e, pare, la strada, finalmente scelta da tutta una parte, si spera sempre più consistente di quella che chiamammo Sinistra per ricominciare ad esprimere una reale, percepibile, identificabile, culturale visione alternativa al sistema.
Questo darà senza alcun dubbio fastidio a molti, a Grillo per primo, ed è un peccato che sia così, perchè ci mostra tutti i suoi limiti, ma è la “strada giusta” a mio umilissimo parere. Questi movimenti iniziano a “nascere localmente” ma si diffonderanno, radicandosi, lo stanno già facendo e dove nascano da “reali esigenze di mobilitazione” NO TAV, NO PONTE, NO TEM, NO GAS, essi diventano rapidissimamente centrali, Attenzione, però, vi sono anche fenomeni più squisitamente politici di portata realmente interessante e coinvolgente, sono moto più strutturati ma scelgono di essere non-partiti e riescono ad acquisire respiro e considerazione sono, per fare un'esempio esperienze come il Movimento Radical-Socialista che acquisisce ormai una caratura nazionale, ma anche altri come il Movimento di Ri-evoluzione del Lodigiano, nato da una costola sana del PCL e tutti gli altri che non conosco e non nominerò, ma che fortunatamente pullulano.

Questa non è frammentazione, ma è la risposta...è la cura. La rinascita dei movimenti è la soluzione. Il bagno di umiltà tanto volte “chiamato” e così poco spesso attuato. Basta , quindi creazioni di soggetti verticistici ed intellettualizzati, basta all'invenzione delle segreterie che precede la verifica del consenso, la strada è (sembra un bisticcio) la strada. Orizzontalità, Circolarità, Creazione del Basso, tutto questo si verifica in loro. Assenza di verticismo, creazione di portavoce e non di leader, condivisione, Visione femminile del mondo, tutto questo è insito nelle “nuove regole” condivise di questi movimenti, Realizzazione dei concetti elaborati all'interno delle relazioni reali, essere cioè il cambiamento di cui si parla. L'esempio e la pratica che sopravanzano e compendiano la teoria e la grammatica...questo è da sempre nel DNA dei movimenti e Grillo se n'è molto semplicemente appropriato. Ora non ho nulla contro di lui, credo anzi che se riuscirà a superare, con il suo movimento una forma grave di settarismo fideistico, molto si potrà fare insieme e che molto, comunque si farà. Ma credo che , come direbbe un mio amico, anche quella che chiamammo sinistra avrebbe il diritto di tentare un sogno, una visione, di proporre un percorso e penso, in tutta franchezza che questa sia la strada giusta.
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25.6.13

RIPRENDIAMO IL DISCORSO





di Giandiego Marigo Per AreA

Cosa porto fuori da M5S, dopo questa ulteriore esperienza, per alcuni aspetti dolorosa? Cosa riporto sulla tavola della discussione dell'AreA, in quel luogo, per me così importante che definiremo, qui per comodità, come la zona in cui i “movimenti si incontrano”.
Un discorso sull'Area di Progresso e Civiltà interrotto da un escursus all'interno di un movimento o presunto tale, che avrebbe potuto incarnarne l'essenza, ma che non lo fa per una forma di chiusura, di esclusivismo settario e per una indubbia carenza di discussione sui risvolti umani e personali di una scelta di alternativa.
Carenza di discussione che è per altro “Il Problema” di tutta questa magmatica AreA.
È cosa che ho detto molte volte e che non starò a ripetere se non per dovere di chiarezza qui “Essere il cambiamento di cui si sta parlando”.
Carenza endemica, ormai cronicizzata, che ci porta eternamente a confondere la “coltivazione dell'orto” con la realtà del cambiamento.
Cosa ho portato “fuori”?
Premetto per amore di verità e per riconoscimento formale a chi mi ha sempre appoggiato, anche nei momenti più difficili, di avere , in tutto questo tempo ed ancora adesso, mantenuto una relazione di scambio e di collaborazione e condivisione con il “Movimento Radical-Socialista”.
Piccola ma indomita realtà che , a mio umilissimo parere ha capito molto e quel che non ha capito...si chiede.
Quindi questa mia potrebbe essere considerato un tributo ed un contributo ad un'AreA magmatica, già in via di formazione. O che sta quantomeno iniziando a “guardarsi dentro”.
Due termini riassumono in modo “parziale” e non esaustivo quello che ho “imparato” che è anche quello che poi mi ha portato ad uscire e ad “allontanarmi” (si badi uso allontanarmi in senso letterale, nel senso del discostarsi e non dell'abbandonare) queste due parole sono “circolarità” e “orizzontalità” senza le quali non si cambia la qualità della politica...e se non si cambia questa, poco altro ne consegue.
Un'altra parola che vorrei aggiungere è “formazione dal basso”...ed anche qui è tremendamente facile scadere nella retorica, cercherò di non farlo.
Introdurrò qui una considerazione rispetto al “punto di vista”, vi sono svariati modi di affrontare una “crescita”, una “maturazione”, essi possono essere maschili Competizione, Dualità, Strategia, Organizzazione e Verticismo, Dogmatismo oppure femminili, Convivialità, Circolarità, Condivisione, Trasmissione orale della Sapienza, Avvicinamento alla Verità per sequenza d'Eresie. Ecco, secondo me, una “formazione dal basso” è, sempre, non verticistica, conviviale e femminile.
Così come le pratiche dell'Orizzontalità e della Circolarità sono, prima di tutto discussione del potere presente nel momento in cui si conviene ad una discussione, non teorico, non dogmatico, ma realizzato nel momento in cui si sta discutendo. Scelte di vita e di valenza, non solo elaborate teorie.
Quel che si dice deve innanzi tutto verificarsi nelle pratiche e nei comportamenti “Qui e Ora”! E lo scomodare una citazione ZEN è tutt'altro che casuale. Esiste una carenza che attraversa tutta quest'AreA, che pur essendo. allo stato, profondamente frammentata è pure portatrice di questo “Cambiamento Reale”. Questa carenza è senza alcun dubbio d'ordine spirituale
Innegabilmente l'area di cui parlo si interseca a si connette a volte invadendolo con quello che è il corpo di M5Sma non è limitata e circoscritta ad esso ed è ostacolata in modo equanime sia dalla stoltezza della chiusura settaria ed a tratti fideistica, tanto quanto dall'imbecillità dello schieramento di principio e della critica distruttiva senza costrutto, in cui ricadono dolorosamente e stupidamente componenti di questa stessa AreA che in realtà dovrebbero parlarsi e crescere insieme, per affinità ed attinenza. Credo che il compito principale di chi si ponga il problema dell'esistenza di un'AreA di progresso e Civiltà. Proviamo a darle un nome che coinvolga tutti coloro che tendono a condividere concettualmente il significato positivo di questi due termini. Il compito principale dicevo sia proprio quello di unificare...ed usiamolo questo termine anziché continuare a “dividere”, questo magma, trasformandolo in terraferma.
In questo senso è facilmente comprensibile il perchè Orizzontalità, Circolarità e Formazione dal Basso siano così indispensabili, perchè questa “unificazione” sottende e premette il superamento del leaderismo, della cura dell'orto, della conduzione ieratica del profeta di turno, richiede il superamento dell'IO a favore del NOI (ed in questo ancora il richiamo allo Zen ed al Buddhismo non è caeuale)...perchè se non ha una delle caratteristiche sopracitate...semplicemente non è.
Così come se riamane “ricattato” da leader, leaderini e profeti...semplicemente non può esistere.


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23.6.13

DIOGENE

diogene
di Giandiego Marigo  
Vi sono periodi nella vita pieni di grande dolore e confusione, in cui è difficile farsi comprendere ed in cui si è , nel bene o nel male esposti al pubblico giudizio.
Questo che sto vivendo è decisamente uno di quei periodi.
Una delle accuse che mi vengono rivolte, in questa fase, è, per esempio, d'avere molto girato nelle “istanze politiche del Lodigiano” è vero!
Anche se questo non mi dà alcun piacere , anzi, mi provoca più di ogni altra cosa dolore e confusione. Anche se questo peregrinare mi ha fatto accumulare solo nausea e dolore.
Ho girato e tengo a precisarlo, perchè è fondamentale, solo in quella che io definisco “Area di Progresso e Civiltà” e sebbene alcune delle mie escursioni mi abbiano dimostrato, purtroppo, che il luogo in cui mi aggiravo non vi apparteneva, credo che in questo non vi sia alcun “peccato mortale”. Di certo non peggiore di chi vende la propria anima, davvero, per un piatto di lenticchie, io non ho venduto nulla e sono rimasto, tutto sommato coerente con il mio pensiero. Cerco sempre la medesima cosa
Il mio discorso, le mie premesse, i miei valori il senso della mia ricerca è sempre rimasto uniforme, lineare.
Ho sempre cercato e sempre cercherò, il senso, il motivo e l'anima...la ragione profonda per cui ci trovavamo nel luogo in cui ci trovavamo ed ho sempre reagito, a volte anche in modo forte, ai pragmatismi eccessivi, alle logiche da Marketing, alle semplificazione al ribasso, ai compromessi formali.
Ho sbagliato a volte? Persino spesso? Certamente sì, ma ho sempre sperato di trovare un luogo in cui si vivesse in prima persona, nei rapporti e nella qualità di questi ultimi il cambiamento di cui, in tutte queste istanze si andava parlando e, perdonatemi, un poco anche blaterando.
Ed il fatto che, purtroppo per me e per le mie stupide speranze, non lo abbia trovato dovrebbe forse essere il tema di questa discussione, anzichè la qualità della mia onestà intellettuale, messa in dubbio persino da persone che reputavo "amici"
Sempre, dovunque mi sono scontrato con il “realismo dell'azione politica”, con la necessità dell'analisi pragmatica...sempre, in un modo o nell'altro ho incontrato competizione, giochi di potere, l'eterna divisione in gruppi di influenza...la gara a chi , in un modo più o meno palese detenesse il potere e dettasse le regole del gioco.
Questo è diventato tanto più doloroso quanto più mi accorgevo fosse ripetitivo, tanto più mi rendevo conto che fosse l'essenza ultima dell'azione politica. Dovunque io avessi appoggiato le mie inutili e stupide speranze.
Ed è in questo quello che io ritengo il “fallimento innanzi tutto umano e valoriale” di quella che ancora insistiamo con il definire “alternativa di potere”, ma che non lo è affatto in quanto amplissimamente colonizzata dall'unico pensiero e dall'unico modello di “organizzazione sociale”. La competizione fra uomini resta tale dovunque essa si manifesti, la lotta per il potere e l'auto-affermazione, anche, così come la infame concorrenza fra bande e gruppi di interesse e d'influenza.
Il non saper arginarla, il non discuterne, l'accettarla come parte del gioco, l'incapacità di modificare la qualità del rapporto umano è il senso ultimo del nostro fallimento
Nasco a Sinistra, qualsiasi cosa voglia dire questa dichiarazione, la mia cultura cresce e si forma a sinistra, non ho alcun problema a dichiararlo e ne sono, sinceramente, orgoglioso.
Quindi è per me causa di enorme sofferenza dovere ammettere che questa “precisazione” questa “collocazione” non abbia più molto senso...eppure lo faccio, conscio, finalmente, dopo anni come sia nei contenuti che si misura l'avanzata della Civiltà (nella sua accezione più alta e complessa) e non nelle definizioni di appartenenza.
Lo faccio per me, non voglio e non posso pretenderlo da altri.
Ma ritengo fondamentale, questo sì, che sia di questi contenuti, del senso ultimo, della qualità vera della necessità di cambiamento che si debba parlare.
Il non comprenderlo, l'accettare la premessa ed il ricatto d'una cultura che si fonda sulla competizione e sull' affermazione del più forte, che non considera affatto l'idea che evoluzione significa adattarsi al cambiamento. Il ridurre il proprio messaggio all'aspetto esteriore, pragmatico, spogliandolo delle sue motivazioni e delle sue ragioni solo per renderlo edibile, fruibile, consumabile, vendibile. Tutto questo, insieme alla mancanza di reale confronto sulle cose è a mio umilissimo ed a questo punto sempre meno influente parere, la ragione per cui avvengono costantemente e sempre i medesimi fenomeni di frammentazione e divisione.
Ed è, sempre tristemente e drammaticamente uguale, lo è stato quanto meno grottescamente, in tutti i luoghi in cui ho vagato, dissapori, scontri, conte epocali, contrapposizioni e dolorosissime ed inutili divisioni.
Ne ho viste sinceramente troppe per doverne sopportare altre, in tutta la mia lunga storia è sempre andata così...ed allora mi chiedo in modo del tutto disarmato, esausto ed addolorato dove stia la diversità?
In cosa si misuri se non nella qualità dei rapporti la differenza vera dalla vecchia politica?
Dove! Se poi soprattutto noi ricadiamo nella bandierine, nelle spilline, nelle tifoserie, negli scontri fra gruppi di influenza...nella convinzione di essere i portatori unici e santificati del sacro fuoco della “Verità”, anzi peggio che lo sia un unico, intoccabile ed infallibile profeta?
Nelle dichiarazioni di principio, negli slogan? Nelle Manifestazioni pubbliche di una volontà che poi, puntualmente, si infrange e si polverizza ogni volta che si scenda nei rapporti veri, quelli fra le persone...quelli che, unici, cambierebbero davvero, il mondo attorno a noi.
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21.4.13

ALLORA...DI COSA STIAMO PARLANDO?




Di Giandiego Marigo

Di cosa stiamo parlando?
Lo chiedo ai molti, moltissimi amici che ancora oggi si crogiolano in uno strano, antico concetto fatto di schieramenti, di piccoli gruppi portatori d'ogni verità, di geniali avanguardie di eterni irripetibili proletariati urbani e non.
Costoro, chi più chi meno ripercorrono il medesimo cliché. Dagli esterni all'area rifondarola via via arrivando sino ad aggregazioni molto poco chiare ed anche un poco confuse all'interno del PD.
Sdegnato e snobistico rifiuto del marasma grilliano o grillino che dir si voglia, ritenuto di volta in volta poco chiaro, poco lucido, confuso, interclassista, quando non addirittura fortemente infiltrato da destra.
Si alternano in critiche feroci ai discorsi del “Guru” coacervo e portatore sano d'ogni male e possibile vergogna!
Disprezzato e lontano da un concetto marxo-modernista in salsa francese, quanto si può e persino di più.
Ci parlano ad ogni piè sospinto di sinistra storica di tradizione, di analisi di classe della società e quindi della validità d'una divisione interna al pensiero politico negli archetipi storici di Destra e Sinistra e si sforzano in ogni modo e maniera, con qualsiasi equilibrismo dialettico e pratico, anche a costo di doversi inventare motivi, premesse ed articolazioni, per inserirvi anche M5S e la sua esperienza.
Perchè così deve essere, per forza, non può, non deve esistere una possibile realtà alternativa a questa divisione, non c'è possibilità di un linguaggio e di una analisi nuova ed altra, nemmeno embrionale, nemmeno in divenire...di cosa stiamo parlando?
Avranno rifondato una trentina di volte almeno la propria area di riferimento, le hanno dato una quarantina di nomignoli e in alcuni casi hanno sprecato persino la parola partito...ed ogni volta hanno ottenuto il nulla.
Eppure perseverano, perchè la storia deve adattarsi a loro e non il contrario.
Orgogliosamente di sinistra ed a volte non sanno nemmeno di cosa parlano,
Prendiamo la figura di Berlinguer, glorificato da queste frange come l'ultimo comunista verace della storia. Ho il massimo rispetto di Enrico, ho persino scritto una poesia su di Lui, ma non oserei definirlo altro che un buon social-democratico già molto revisionista ai tempi suoi.
Lo spreco di falce e martello è davvero fuori luogo...in fondo il “Compromesso Storico” è pensiero suo e lui è l'iniziatore, il primo motore, del processo di disfacimento della sinistra italiana...se esiste un primo responsabile questi è Enrico Berlinguer...insieme ad Aldo Moro.
É DI QUESTI NOSTRI TEMPI L'USO DI ACCRESCITIVI E DI TERMINI ECLATANTI.
Avendo poche idee, poca qualità, poco da dire si cerca di vendere il prodotto al proprio meglio, si applicano alla politica e persino alla storia le leggi del marketing.
Da quegli anni ad oggi io ricordo solo arretramenti, perdite di terreno, concessioni di diritti. Tutto questa cosa del compromesso, storico o meno ch'esso sia, per quel che ne so, è stata pagata in soldoni sonanti dai più deboli.
Cosa è quindi questa “Sinistra Storica” di cui si parla ed alla quale si fa riferimento...a quando data? Di cosa stiamo parlando?
Dove sarebbero stati elaborati questi schemi di pensiero, queste metodologie d'analisi, irrinunciabili, questa pseudo-cultura alternativa che sono a fondamento di questo “riferimento” ossessivo?
Se i primi artefici dell'ottenebramento della sua memoria sono proprio quegli stessi che la inalberano a vessillo.
Perchè mai la definizione dì un'AreA di Progresso e Civiltà dovrebbe passare da questa definizione, da questa strettoia storica e saltarne altre, altrettanto valide e rappresentative? Obbligandoci in eterne rifondazioni e riesumazioni di intellettuali e dirigenti politici già praticamente morti?
Perchè un linguaggio atto a facilitare il Progresso, inteso nel senso giusto e profondamente spirituale che occorrerebbe a questo mondo, non deve essere ecumenico, nuovo, comprensivo unificante?
Perchè deve premettere una divisione e non affrontare mai la questione del potere...che è comunque e sempre borghese?
Eppure la mancata discussione di queste questioni ha prodotto parecchi mostri, ogni periodo post-rivoluzionario ne ha almeno un paio di svariati tipi.
Mostri che però vengono metabolizzati ed accettati, mentre un discorso diverso viene costantemente rifiutato, esorcizzato, trattato a mo' di eresia?
Ora anarchico, ora cristiano, ora grillino, ora semplicemente utopistico...di cosa stiamo parlando e qual'è l'alternativa contenutistica?
Dove sta l'analisi valida e cosa ha prodotto sin qui?
Forse sarebbe il caso di domandarcelo e di porre, finalmente “Civiltà e Progresso” come centrali nel discorso di qualsiasi “avanzata” presente e futura, chiarendone il senso condiviso e facendoci tutte le domande spirituali e filosofiche del caso...
Ogni elaborazione di “nuovo mondo” dovrebbe partire da qui, ogni nuova idea di progressismo dovrebbe superare questa forca caudina per non essere l'ennesima rifondazione inutile.
A questo progetto potrei contribuire persino io, pur essendo portatore sano di Grillite acuta e rimbabitismo da Guru...e diciamolo potrei persino avere qualche idea in proposito.


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7.4.13

CARO BEPPE, CARO DARIO, ESIMIO DOTT. GIANROBERTO, CARA SILVANA, CARO DOMENICO, CARI TUTTI

messaggi

Sono Giandiego.
Sono stato candidato (non eletto) alle regionali lombarde per M5S, sono nel MoVimento e credo molto nelle sue possibilità, ma sono altresì convinto che una riflessione sia necessaria.
Non vi tedierò con tematiche di basso profilo, non ho alcun interesse nell'appoggio o meno a Bersani ed al PD, trovo anzi questa discussione limitante, sciocca, e di bassissimo profilo. Oltre ad un conglomerato di frasi fatte e luoghi comuni.
Quello di cui voglio parlare e parlarvi è la qualità del cambiamento. Che per altro è anche quello che la gente reale, i nuovi poveri, i piccoli impreditori allo sbaraglio, che vedono vanificarsi anni ed anni di duri sacrifici, disperati perché comprendono che se non cambia qualche cosa nulla accadrà veramente per loro, sino ai nuovi soggetti, quei giovani di cui tutti parlano a iosa ma che nessuno sembra voler ascoltare veramente, si aspettano che qualcuno, noi od altri, prima o dopo portino avanti

2.2.13

IL FORUM PER L'ACQUA CERCA CANDIDATI


 logo-Obbedienza-civile


Caro Candidato, ma l'acqua?

    Il 12 e 13 Giugno 2011, dopo molti anni, i referendum hanno di nuovo raggiunto il quorum e sono tornati ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce. La maggioranza assoluta delle italiane e degli italiani ha votato Sì ai due referendum per l'acqua bene comune: oltre il 95% dei votanti si è espresso dunque in favore della fuoriuscita dell'acqua da una logica di mercato e di profitto.
 tutti-wanted

   Il combinato disposto dei due quesiti referendari consegna un quadro normativo che rende necessaria la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Infatti, così come sancito nella sentenza della Corte costituzionale di ammissibilità del I° quesito l'abrogazione del c.d. Decreto Ronchi rimanda direttamente alla disciplina comunitaria in ordine alla gestione dei servizi pubblici locali, la quale prevede anche la gestione tramite enti di diritto pubblico.
   Questa è un'indicazione chiara, su cui i cittadini, e anche alcuni partiti, hanno già espresso la loro volontà. Una volontà che ha che fare su quale direzione percorrere nel futuro in tema di garanzie sociali, diritti collettivi e beni comuni.
   Ad oggi, trascorso un anno e mezzo dalla vittoria referendaria, il Governo attuale così come il precedente non hanno compiuto nessun passo in direzione di quella volontà popolare così chiaramente espressa, mentre diverse sono le misure, approvate e/o proposte, che muovono in direzione opposta.

10.1.13

CAMBIARE SI PUO’ assemblea di Milano, 9 gennaio 2013 -- n. 2


Ritengo utile tornare sulle mie osservazioni in merito all’assemblea di CAMBIARE SI PUO’ di Milano del 9 gennaio scorso, sperando essere in grado di chiarire il mio pensiero, a chi potesse interessare.

1 - La necessità della costruzione di un nuovo soggetto nazionale che sappia riprogettare la politica sulla base anche della democrazia partecipativa, che sappia attrarre e sviluppare la voglia di essere soggetti politicamente attivi per arginare la deriva politica e la profonda crisi sociale ed economica del paese è vitale, non posto da me in discussione e non da oggi.

2 - Che tale soggetto debba essere un polo di sinistra aperto, attualmente non rappresentato; che non dimentichi che lo stato è classista; fermamente in opposizione alla gestione finanziaria dello Stato, anti liberista, che non abbia mano di velluto con con i poteri forti e gli accentratori di ricchezza – i pochi – e pugno di ferro con i lavoratori, pensionati, studenti, disoccupati – la maggioranza del paese – sacrificati nelle loro condizioni di vita, dignità, futuro e diritti, sull’altare di una visione dell’economia e della finanza volta alla gestione dei paesi, al massimo profitti senza se e senza ma è indispensabile ora più che mai.

9.1.13

MILANO, assemblea di CAMBIARE SI PUO’, Camera del Lavoro, 9.1.13 ore 20.00-23.00.

Avvilimento e tristezza.
Un’assemblea che si doveva concludere con serenità, magari entusiasmo perchè no?, fiducia e unità, è stata gestita in malo modo: presentazione di 4 candidature blindate, nell’ordine: Vittorio Agnoletto, Titti Benvenuto, Domenico Finiguerra, Annalisa Minutillo, poste come scelta della presidenza, ma da subito emerge che non vi è stata unanimità.

Premessa: la mozione approvata dall'assemblea di Cambiare si può del 16 dicembre 2012 prevedeva a proposito di candidature: “si propone a questa assemblea di affidare alla sua presidenza, equamente composta dai soggetti che l’hanno promossa (La Lista Civica Italiana, Alba, PRC e Domenico Finiguerra fondatore del Forum Salviamo il Paesaggio e Stop al Consumo di Territorio nonché attivo da anni sul territorio in lotte ambientaliste e contro la speculazione), il compito di raccogliere le candidature presentate e di ricomporle in una proposta unitaria nel rispetto dei criteri sopra enunciati, per sottoporla alla prossima assemblea.”

20.10.12

SEMPRE PEGGIO

di Giandiego Marigo


Casa per casa, gruppo per gruppo, banca per banca. 
Ormai la "battaglia" interna del PD è degenerata a livelli tragicomici a colpi di avvocati e di referenti bancari. 
La prospettiva di guidare il paese e gli ha toccato il cervello ancora prima che questo avvenisse. 
In assenza di grandi idee e di forti motivi. In assenza di riferimenti storici e di tradizioni culturali (tutte rinnegate) si lotta per il "grande nulla" e l'unica cosa importante pare essere il potere. 
Renzi-Bersani sempre più senza esclusioni di colpi. La definitiva fine d'ogni reale motivo, chiunque vinca. Tutto all'insegna della condivisione culturale, dei riferimenti comuni alla cultura del potere, tanto che non si capisce davvero su cosa competano se non su di un personalismo esasperato.
La Pseudo-sinistra ne esce a pezzi, le velleità di Vendola ridimensionate a quelle d'un servo sciocco di Bersani...L'unica cosa realmente stabile è il riferimento a Monti ed al suo governo...e di nuovo sfugge il senso profondo della competizione.
I motivi di rinnovamento e di modificazione della società, pur così urgenti sfumano sull'altare della competizione fra uomini, l'educazione, la militanza comune, il bon-ton...tutto diviene facoltativo di fronte alla prospettiva di sedere sulla poltrona delle poltrone.

12.10.12

LE RAGIONI PER CUI SIAMO QUI

Di Giandiego Marigo
In me cova sempre la segreta speranza di non dover più scrivere queste cose, odio i moralismi ed i predicatori del nulla, mi infastidiscono le frasi fatte e le scoperte acquacaldifere, l'ho detto, scritto ripetuto in mille lingue, detesto la ripetizione pedissequa di slogan pre-confenzionati, ed i “disquisitori di morali correnti”.
Eppure mi trovo qui a scrivere di qualche cosa che potrebbe avere, vagamente, il suono d'una tirata moralista, almeno così credo la classificheranno molti, anche e forse per esorcizzare ed annullare il suo contenuto, spessissimo l'ho visto fare ed altrettanto spesso l'ho subito.
Mi infastidisce dover parlare di questo eppure continua ad essere importante il farlo, addirittura necessario.
Sto parlando del richiamo alle ragioni, ai motivi ed al senso, per i quali ci troviamo...qui dove siamo.
Mi riferisco al pragmatismo da marketing, che sta facendo breccia ormai dovunque e diviene via, via sempre più parossistico con l'avvicinarsi delle elezioni. Per carità, non metto in dubbio le qualità degli studiosi di “tendenze” e “pensieri correnti”, dei creatori di “mode e modi” loro hanno ragioni, anche scientifiche, o meglio matematiche per dire quello che dicono.

16.8.12

OrizzontalMENTE, CircolarMENTE


Di Marigo Giandiego

Prendete questo post come una continuazione della “Lettera aperta alla Sinistra”, che ho iniziato ormai da tempo immemorabile, che porto avanti da anni con varie espressioni fra le quali una pagina di Facebook a nome AreA.
È anche una forma di risposta al frateno amico ed conduttore del Blog “Verità e democrazia”   Giorgio Rossi   
Mi piacerebbe che essa giungesse sino alle stanze dove la sinistra pensa, ma forse questo è un “PIO DESIDERIO”, irrealizzabile perchè in queste stanze dovrebbero ascoltare...e non lo fanno, da troppo tempo ormai.        
Abbiamo sin qui molto parlato della necessità di “rinascita” di un “pensiero progressista”  e della cultura conseguente. Personalmente ne ho spesso tracciato i limiti, attuali e pregressi. Sino a  definire la prematura morte di quella che definimmo sin qui con il nome, secondo me inadeguato, di Sinistra. Per iniziare mi chiedo come possa un concetto meramente di posizione definire una realtà così complessa.
Bisogna essere oggettivi, saper leggere la realtà e riconoscere, che al di là delle buone intenzioni di molti quello che abbiamo, oggi, sono “richiami”, “riferimenti”, “vaghi accenni” moltissima arroganza ed altrettante pretese di originalità e purezza, ma pochissimo contenuto ed ancor meno capacità di mobilitazione e di fascinazione.

1.8.12

Imparimo a dare senso alle parole

Di Giandiego Marigo
Le  ultime dichiarazioni di Bersani ci dimostrano come egli non sappia quel che dice...oppure, peggio ancora, quanto egli menta sapendo di farlo e come usi “strumentalmente” ed “elettoralisticamente”  termini in cui non crede affatto, ch’egli stesso sa obsoleti ed inutili. Come “Destra e Sinistra”. Egli gioca sull’equivoco e confida nella crassa ignoranza, reale o gentilmente offerta, di chi lo ascolta e di chi si allea con lui, esibendo una inutile prosopopea di sinistra.
“Alternativi alla destra” quale? Se egli quotidianamente si appella a quelli che chiama moderati che poi corrispondono a Casini, Fini, Rutelli, ma volendo anche a chiunque allontanadosi dal PDL volesse vendere alcune fette di dignità. Un’area che di riferimenti , soprattutto culturali, di destra ne ha vagonate e ne spreca quotidianamente quantità industriali?
Quali se la stessa politica interna del partito si sposta gradualmente verso posizioni sempre più “liberal” che sono storicamente definibili come di destra?
“Ma non a Monti” che per altro attua politiche assolutamente di destra, con attacco diretto al potere d’acquisto ed al salario, con la difesa di principio e classista dei “privilegi di casta e di classe”, sviluppo sfrenato della forma di capitalismo più virulenta e priva di scrupoli, con l'inganno perpetrato e ripetuto d'una "eterna ed impossibile" crescita. Monti che rappresenta in modo “preciso” la destra europea...ma si sa i termini sono opinabili, le posizioni relative ed i punti di vista molto elastici. Razionalismo pragmatico relativista?