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9.11.14

COSTRUTTORI DI PONTI ... PORTATORI SANI DI VOLONTA'



di Giandiego Marigo
Non è un argomento nuovo, forse, eppure, mai toccato a sufficienza. Io ne ho parlato assai, addirittura sin troppo, mi scuso con coloro cui l'argomento sia venuto a noia.
Ad un certo punto del mio cammino di vita, mi fu sottoposta una scelta, estremamente importante, perchè legata a quel che io ritengo essere il “libero arbitrio”, la sua qualità non era, quindi, affatto banale, tutt'altro.
Dopo gli anni dell'introspezione e del “personale è politico”, del Riflusso e della Sconfitta, per altro molto ipotizzata, delle ideologie mi si pose una domanda … sul cosa volessi fare della qualità del mio intervento sul mondo e su ciò che mi circondava.
Parto da me, parlando in prima persona non già per una forma di sfrenato egocentrismo, ma per rendere fluido e reale il discorso che faccio è perchè esso parte, inesorabilmente da ognuno di noi … dallo spirito.
La domanda era cosa volessi fare di tutti gli anni che avevo alle spalle, delle acquisizioni, delle scoperte, delle indagini introspettive, della mia diversità, della mia alterità, della strada percorsa sin lì.
Essa era stata pagata con moneta sonante, ogni passo era passato per la mia anima, lasciando tracce, e anche qualche cicatrice. Più o meno profonda.
Quegli anni diversamente plumbei, pesanti per il sistema, molto più di quanto sia mai stato denunciato, leggeri per chi li visse, perchè legati alla gioventù, alla fede, alla gioia, alla volontà ed alla convinzione assoluta che un mondo diverso e migliore non solo fosse possibile ma si stesse attuando.
La fatidica domanda era … se fosse mio interesse e mia scelta, delimitare l'orticello di consapevolezza che mi ero costruito, faticosamente, con un artistico muretto a secco (anche l'occhio del decrescente vuole la sua parte) oppure se fosse il caso di rimettersi in gioco, partendo dalla desolazione del deserto finale, dopo il riflusso restava quello e poco altro, per fare la cosa che la mia mente e la mia anima avevano imparato, anche dolorosamente, a fare in quegli anni … costruire ponti... completamente e diametralmente diverso ed opposto alla rassicurante cura dell'orto.
Ho, personalmente, operato la scelta dei ponti, anche se questo mi è costato la definizione di sognatore, utopista, anarcoide saltellante.
Credo, umilmente, che la differenza ed il fondamento per chi intenda operare oggi, sul fronte del cambiamento e dell'avanzamento della civiltà, sul fronte di quello che non esiterei a chiamare progresso, se una definizione di questa parola non relativistica e strumentale è possibile, sia proprio questa “Volontà”, quella di costruire ponti, di incontrare, condividere, allargare, ascoltare apprendere e rimandare. Di scambiare di aprire prospettive d'incontro e di confronto, del fare insieme, del parlare, del confrontarsi, dell'orizzontalità e della circolarità ... di fare di tutto questo piacevole bagaglio il proprio modo d'esistere e d'essere ...in buona sostanza l'essere quel che si dice e praticare quel di cui si parla … nella propria vita.
Di cercare strenuamente e tenacemente non già le ragioni dei distinguo ma quelle della condivisione, sebbene la marcatura del nostro essere non sia, per sua natura, men che radicale e men che precisa e d'assoluta alternativa sistemica.
Cercare l'incontro ed il rinnovamento, verificare e vivificare nella propria quotidianità le ragioni del nostro essere quello che siamo.
In questa chiave va intesa e letta l'esigenza di unità e di alternativa che scorre in questi giorni, in questa chiave essa va ricercata ed attuata. Non solo per strumentale convenienza e per esigenza materiale e politica, ma con uno sforzo qualitativo ed a suo modo spirituale, quello di cresceretro a questa cosa.
Bisogna ammettere che questo discorso è stato in parte affrontato, superficialmente e generalmente toccato di striscio da qualche intellettuale garante, maggiormente sensibile ed avanzato della "Lista Tsipras", ma non è ancora stato metabolizzato nè è mai diventato azione reale, se lo fosse gli sforzi sarebbero maggiori, tangibili e nulla potrebbe arginare questo “incontro di volontà” riunite e tese verso un obbiettivo comune.
Questa volontà supererebbe a piè pari e senza sforzo qualsiasi piccolezza e grettezza procedurale, abbattendo i muri degli orticultori, si farebbe beffe delle problematiche di segreterie, leader, e spazzerebbe sen09za difficoltà e nessuna violenza o forzatura le rendite di posizione.
Ma diciamocelo, compagni e chiediamocelo : "Chi è, se non ciascuno di noi, il padrone di queste volontà?"
È vero, i contenuti culturali e spirituali del 68/70 sono stati formattizzati ed impacchettaticonfezionati e rivenduti in comodi kit di montaggio, era l'unico modo con il quale il potere poteva contenerli disinnescarli, ma attenzione questo è avvenuto quando la fede e la convinzione, la volontà e la forza che li sosteneva sono in qualche modo venute meno, sostituite dalle ambizioni, dalle strumentalità, dalle opportunità e dai compromessi, dalle convenienze e dal pragmatismo.
In ogni disfatta esiste una forma di collaborazione di chi perde … altrimenti non esisterebbe sconfitta , ma solo martirizzazione … e l'esperienza e la storia ci hanno insegnato che questa pratica è assolutamente da evitare per chi detenga il potere.
Costruire ponti e percorrerli, esserne parte e difenderli, con quello di cui siamo realmente convinti … non accettare la scontatezza e la immanenza delle divisioni, esse sono solo formalità, costruite di parole e qualche concetto, forme di costruzione murale, limiti posti per paura e per bisogno di appartenenza, tutti i loro contenuti possono essere oggetto di discussione, di scambio, di arricchimento di crescita … abbattere i dogmatismi, le regole libresche, le deduzioni inossidabili, le assolute certezze regolamentari, tutto può essere discusso da chi vuole capire, non giudicare, da chi vuole arrivare a comprendersi, da chi non vuole dividersi, ma crescere, da chi non sente il bisogno di crearsi la proria tifoseria ed il proprio orticello recintato.
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21.4.13

ALLORA...DI COSA STIAMO PARLANDO?




Di Giandiego Marigo

Di cosa stiamo parlando?
Lo chiedo ai molti, moltissimi amici che ancora oggi si crogiolano in uno strano, antico concetto fatto di schieramenti, di piccoli gruppi portatori d'ogni verità, di geniali avanguardie di eterni irripetibili proletariati urbani e non.
Costoro, chi più chi meno ripercorrono il medesimo cliché. Dagli esterni all'area rifondarola via via arrivando sino ad aggregazioni molto poco chiare ed anche un poco confuse all'interno del PD.
Sdegnato e snobistico rifiuto del marasma grilliano o grillino che dir si voglia, ritenuto di volta in volta poco chiaro, poco lucido, confuso, interclassista, quando non addirittura fortemente infiltrato da destra.
Si alternano in critiche feroci ai discorsi del “Guru” coacervo e portatore sano d'ogni male e possibile vergogna!
Disprezzato e lontano da un concetto marxo-modernista in salsa francese, quanto si può e persino di più.
Ci parlano ad ogni piè sospinto di sinistra storica di tradizione, di analisi di classe della società e quindi della validità d'una divisione interna al pensiero politico negli archetipi storici di Destra e Sinistra e si sforzano in ogni modo e maniera, con qualsiasi equilibrismo dialettico e pratico, anche a costo di doversi inventare motivi, premesse ed articolazioni, per inserirvi anche M5S e la sua esperienza.
Perchè così deve essere, per forza, non può, non deve esistere una possibile realtà alternativa a questa divisione, non c'è possibilità di un linguaggio e di una analisi nuova ed altra, nemmeno embrionale, nemmeno in divenire...di cosa stiamo parlando?
Avranno rifondato una trentina di volte almeno la propria area di riferimento, le hanno dato una quarantina di nomignoli e in alcuni casi hanno sprecato persino la parola partito...ed ogni volta hanno ottenuto il nulla.
Eppure perseverano, perchè la storia deve adattarsi a loro e non il contrario.
Orgogliosamente di sinistra ed a volte non sanno nemmeno di cosa parlano,
Prendiamo la figura di Berlinguer, glorificato da queste frange come l'ultimo comunista verace della storia. Ho il massimo rispetto di Enrico, ho persino scritto una poesia su di Lui, ma non oserei definirlo altro che un buon social-democratico già molto revisionista ai tempi suoi.
Lo spreco di falce e martello è davvero fuori luogo...in fondo il “Compromesso Storico” è pensiero suo e lui è l'iniziatore, il primo motore, del processo di disfacimento della sinistra italiana...se esiste un primo responsabile questi è Enrico Berlinguer...insieme ad Aldo Moro.
É DI QUESTI NOSTRI TEMPI L'USO DI ACCRESCITIVI E DI TERMINI ECLATANTI.
Avendo poche idee, poca qualità, poco da dire si cerca di vendere il prodotto al proprio meglio, si applicano alla politica e persino alla storia le leggi del marketing.
Da quegli anni ad oggi io ricordo solo arretramenti, perdite di terreno, concessioni di diritti. Tutto questa cosa del compromesso, storico o meno ch'esso sia, per quel che ne so, è stata pagata in soldoni sonanti dai più deboli.
Cosa è quindi questa “Sinistra Storica” di cui si parla ed alla quale si fa riferimento...a quando data? Di cosa stiamo parlando?
Dove sarebbero stati elaborati questi schemi di pensiero, queste metodologie d'analisi, irrinunciabili, questa pseudo-cultura alternativa che sono a fondamento di questo “riferimento” ossessivo?
Se i primi artefici dell'ottenebramento della sua memoria sono proprio quegli stessi che la inalberano a vessillo.
Perchè mai la definizione dì un'AreA di Progresso e Civiltà dovrebbe passare da questa definizione, da questa strettoia storica e saltarne altre, altrettanto valide e rappresentative? Obbligandoci in eterne rifondazioni e riesumazioni di intellettuali e dirigenti politici già praticamente morti?
Perchè un linguaggio atto a facilitare il Progresso, inteso nel senso giusto e profondamente spirituale che occorrerebbe a questo mondo, non deve essere ecumenico, nuovo, comprensivo unificante?
Perchè deve premettere una divisione e non affrontare mai la questione del potere...che è comunque e sempre borghese?
Eppure la mancata discussione di queste questioni ha prodotto parecchi mostri, ogni periodo post-rivoluzionario ne ha almeno un paio di svariati tipi.
Mostri che però vengono metabolizzati ed accettati, mentre un discorso diverso viene costantemente rifiutato, esorcizzato, trattato a mo' di eresia?
Ora anarchico, ora cristiano, ora grillino, ora semplicemente utopistico...di cosa stiamo parlando e qual'è l'alternativa contenutistica?
Dove sta l'analisi valida e cosa ha prodotto sin qui?
Forse sarebbe il caso di domandarcelo e di porre, finalmente “Civiltà e Progresso” come centrali nel discorso di qualsiasi “avanzata” presente e futura, chiarendone il senso condiviso e facendoci tutte le domande spirituali e filosofiche del caso...
Ogni elaborazione di “nuovo mondo” dovrebbe partire da qui, ogni nuova idea di progressismo dovrebbe superare questa forca caudina per non essere l'ennesima rifondazione inutile.
A questo progetto potrei contribuire persino io, pur essendo portatore sano di Grillite acuta e rimbabitismo da Guru...e diciamolo potrei persino avere qualche idea in proposito.


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