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4 gennaio 2012

Mai più Omsa: la mobilitazione del web contro l'azienda


Grande mobilitazione contro l'azienda OMSA del gruppo Golden Lady che ha deciso di chiudere i battenti dello stabilimento di Faenza, mandando a casa 239 dipendenti, donne. Nonostante i buoni profitti dell'azienda leader di marchio italiano, il patron Nerino Grassi ha deciso di spostare la produzione a Belgrado, dove una lavoratrice costerà 300 euro in meno. Attualmente esistono già 3 stabilimenti Omsa in Serbia dove lavorano 1900 dipendenti e l'azienda porta in Itali serbi per pagare loro dei corsi di formazione.

In difesa delle 239 lavoratrici, in cassa di integrazione a zero ore alle quali il 14 marzo verrà concluso il contratto di lavoro, diversi gruppi in rivolta sul web. “Firma l'appello, fai sentire anche tu la tua voce!” questo è uno dei tanti slogan che hanno dato vita ad una vera e propria campagna nazionale allo scopo di informare tutte le donne sui prodotti degli otto brand del Gruppo Golden Lady, per far conoscere i loro reali e scorretti comportamenti.
Oltre a diverse pagine-lampo, nate allo scopo di boicottare il grande marchio, è stato organizzato su Facebook, dal rappresentante del Popolo Viola Massimo Malerba, anche un evento pubblico “Mai più Omsa”, previsto per il 31 gennaio dalle 19 alle 22 che propone, in segno di protesta per chi decidesse di parteciparvi, di non comperare prodotti dei marchi coinvolti. Sono oltre 36mila le persone che hanno aderito in soli pochi giorni; una “battaglia civile” che nasce come monito a tutte  quelle grandi aziende che abbandonano la loro manodopera italiana per risparmiare, senza importarsi del grave danno che arrecano a intere famiglie a all'economia italiana.
Dello stesso parere il segretario della Cgil di Faenza che commenta:«Attualmente le dipendenti Omsa sono in cassa integrazione ordinaria a zero ore fino al 14 marzo. Siamo molto preoccupati per l'atteggiamento della proprietà aziendale. Noi non intendiamo ostacolare il piano industriale di questa società ormai a tutti gli effetti globale. Quello che contrastiamo, al contrario, è che si cerchi di far passare il messaggio che in questo momento critico dal punto di vista economico sia tutto permesso. Comprese le delocalizzazioni selvagge senza regole e tutele per le nostra lavoratrici».
Ma le lavoratrici, avvertite irrispettosamente con un semplice fax la vigilia di Capodanno continuano la loro protesta avanti l'azienda, chiedendo a tutte le donne italiane di aiutarle nella lotta boicottando i marchi dell'azienda Philippe Matignon, SiSi, Omsa, Golden Lady, Hue donna e uomo, Saltallegro e Serenella, perché una gran ragione per lottare è quella che non si tratta di una fabbrica sull'orlo della crisi: «Di crisi vere ne abbiamo superate, ma questa volta abbiamo davvero paura di perdere il nostro lavoro senza un vero motivo.» dichiara Maria Francescani 49enne ex impiegata.

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