Pagine

09 gennaio 2012

Tagliare gli stipendi ai politici: è partita la raccolta firme


Tagliare i costi della politica: missione impossibile? C’è un gruppo di cittadini che prova a farlo, con una proposta di legge per equiparare alla media europea gli stipendi dei politici. Tetti a emolumenti e indennità di parlamentari, ma non solo: tagli anche alle buste paga di sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti di società pubbliche. Mercoledì è stata presentata al Comune di Parma la richiesta per avviare la raccolta firme anche nell’ufficio elettorale della nostra città. L’obiettivo è iniziare a raccogliere adesioni già dalla prossima settimana. La proposta di legge di iniziativa popolare è stata lanciata da un gruppo di cittadini, riuniti nella sigla «Nun Te Regghe Più», dalla famosa canzone di Rino Gaetano. Le loro raccolte firme sono già partite da nord a sud Italia. In provincia di Parma sono state già avviate a Noceto, presso l’ufficio elettorale, a Fontevivo nell’ufficio protocollo e all’Urp di Fontanellato. La proposta di legge è composta da un solo articolo, molto semplice e chiaro. «I parlamentari italiani eletti al senato della repubblica, alla camera dei deputati, il presidente del consiglio, i ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle regioni, i presidenti delle province, i sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica, ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’unione europea, più della media aritmetica europea degli eletti negli altri paesi dell’unione per incarichi equivalenti». Un'impresa non impossibile poter presentare la legge in parlamento: bastano infatti 50mila firme. Molto più difficile sarà farla approvare dagli onorevoli.

e.g.

Fonte


Bookmark and Share

Piazza Fontana, quel dannato 12 dicembre a fumetti…


 
Qui uno stralcio dell’introduzione (apparsa alcuni giorni fa su L’Unità) scritta dal Aldo Giannuli al graphic novel «Piazza Fontana», di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, da pochi giorni in libreria e che consigliamo vivamente a tutti i lettori!
Quello che avete fra le mani non è solo un fumetto. È qualcosa di diverso e di più: è un modo originale di raccontare la storia, e insieme un «appello» all’impegno civile in un’epoca di scarsa partecipazione politica. «Dov’eri il 12 dicembre 1969?» Con ogni probabilità, la grande maggioranza di chi sta leggendo queste righe non era ancora nata e ha una nozione molto approssimativa di quella vicenda. Io invece ricordo perfettamente quella lontana serata. Ricordo nitidamente quel periodo anche per ragioni personali (mio padre era morto meno di due mesi prima). Studente di prima liceo classico, ero a casa a studiare per l’interrogazione di matematica (la mia bestia nera). Lasciai perdere tutto per sentire cosa diceva il telegiornale.
Dopo quattro giorni ci fu la manifestazione indetta da tutti i partiti della sinistra e dalle associazioni partigiane (settariamente, l’estrema sinistra non aveva aderito). Ci andai: non eravamo più di quattrocento. 


Bookmark and Share

Binario 21 chiama Milano e il Presidente Napolitano


Bookmark and Share

Ior, i silenzi del Vaticano - Tre rogatorie sul riciclaggio ma la Santa Sede non risponde


Roberto Calvi
la Repubblica - IL CASO di FABIO TONACCI E FRANCESCO VIVIANO

Dall'inchiesta sulla morte di Roberto Calvi nascono una serie di domande imbarazzanti per il Vaticano sui rapporti dello Ior con la mafia e il crimine. Alla quale non è mai stata data risposta. Ora il neo ministro Severino dovrà riproporle. Da Oltretevere, questa volta, dovrebbero rispondere: ne va della procedura per entrare nella lista degli "Stati virtuosi" e della richiesta del Papa di una nuova trasparenza.

ROMA – Tre pezzi di carta imbarazzano la Santa Sede. E potrebbero far scoppiare un grave incidente diplomatico con il governo italiano. Sono le tre rogatorie che la procura di Roma ha inviato tra il 2002 e il 2008 all'autorità giudiziaria vaticana, indispensabili per ricostruire il flusso di denaro della mafia transitato, a scopo riciclaggio, su alcuni conti segreti dello Ior, l'Istituto per le Opere di Religione. Un'indagine nata da una costola del processo sulla morte di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri (Blackfriers) nel giugno del 1982.

SEGUE

Bookmark and Share

VAGONI CON DELITTO - IL TAGLIO DEI TRENI NOTTURNI


 
Secondo Mauro Moretti, l’amministratore delle Ferrovie, il taglio dei treni notturni con il licenziamento di 800 lavoratori è stata una scelta dolorosa ma inevitabile. Un modo per eliminare convogli semi-vuoti e improduttivi, per migliorare i conti dell’azienda e in ultima istanza per far pesare di meno le Fs sulle spalle degli italiani. Ma è davvero così? In questa intervista al Fatto Claudio Renzetti, 47 anni, direttore generale di Servirail (ex Wagons Lits), l’azienda che aveva in appalto i servizi notturni, è di parere opposto. Renzetti non è l’ultimo arrivato nel-l’ambiente dei treni, dei vagoni letto e delle cuccette; con incarichi diversi lavora in questo settore da un quarto di secolo. Davanti al computer del suo ufficio sulla via Prenestina a Roma, a qualche decina di metri dalla palazzina dove gli 800 licenziati tentano disperatamente di salvare il loro lavoro, con un paio di clic tira fuori le tabelle con i dati di quello che in gergo chiama lo “sdraiato”, cioè le cuccette e i posti letto. “Come si fa a dire che non c’è mercato? Dal 2004 a oggi il totale dei viaggiatori di vagoni letto e cuccette è costante. Nel 2004 furono 1 milione e mezzo circa, nel 2010 erano 1 milione e 400 mila con un numero minore di carrozze e ad agosto dell’anno appena chiuso erano quasi 900 mila nonostante non si facesse la manutenzione delle carrozze che era affidata in appalto a un’altra società”.    E allora perché Moretti ha deciso di tagliare portando i notturni da 242 a 151 al giorno?

LO SCRITTORE LANCIA “L'EDUCAZIONE FISCALE”


Il coraggio, ha detto qualcuno, è contagioso. E sarà per l’efficacia mediatica del blitz a Cortina, sarà per l’esasperazione dovuta alle pesanti misure della manovra, ma mai come in questo periodo il tema della lotta all’evasione fiscale sembra godere del consenso popolare. E piccoli comportamenti quotidiani, ed esempi, possono aiutare questa battaglia quanto l’attività della Guardia di Finanza. Non è un caso che sia stata una vera hit ieri su Facebook, una nota pubblicata dallo scrittore Alessandro Rimassa già autore, tra l’altro, del bestseller Generazione Mille euro (con Antonio Incorvaia).

Alessandro racconta una piccola esperienza che, grosso modo, sarà capitata a tutti. Dopo una serata in discoteca a Milano, va con gli amici in un forno aperto di notte per comprare qualcosa da mangiare. Si tratta, scrive, di “Princi, il panettiere che si trova in piazza XXV Aprile 5 a Milano”. “Davanti a me – racconta – c’erano 17 persone, tutti hanno preso pizza per importi di 3, 50 euro ciascuno o superiori. A nessuno è stato rilasciato lo scontrino fiscale.

Otto per mille a carceri e Protezione Civile. Dove finiscono i soldi dello Stato.

Nessuna quota per la lotta alla povertà e per i rifugiati o per l'edilizia ecclesiastica. Una scelta che fa discutere.

Niente fondi per la lotta alla povertà e il restauro dei beni culturali dall'8 per mille destinato allo Stato. Il Governo ha deciso di impiegare le risorse disponibili (57 milioni di euro) per l'edilizia carceraria e la protezione civile. Una scelta che fa discutere.

Il meccanismo
Facciamo un passo indietro per capire come si è arrivati a questa somma e alle scelte relative alla destinazione. Quando si compila la dichiarazione dei redditi è possibile scegliere a chi destinare l'8 per mille. A barrare una delle voci a disposizione è solo il 40% dei contribuenti. Quando non viene manifestata una preferenza, la somma viene distribuita proporzionalmente alle scelte espresse. Questo fa sì che, a conti fatti, l'80-85% finisca mediamente alla Chiesa Cattolica, il 5-7% circa vada tra le altre confessioni religiose che hanno siglato accordi con lo Stato (vale a dire Unione delle Chiese metodiste e valdesi, Chiesa evangelica luterana in Italia, Unione delle Chiese cristiane avventiste del Settimo giorno, Assemblee di Dio e Chiesa valdese, con queste ultime due che hanno scelto di non aderire al meccanismo di riparto delle scelte non espresse perché non si tratta di scelte manifeste da parte dei contribuenti) e il 10-13% allo Stato.  Quest'ultimo ha subito nell'ultimo quindicennio una contrazione delle assegnazioni di circa un terzo, anche se negli ultimissimi anni ha recuperato qualcosa.

Dove finiscono i soldi dello Stato
I soldi assegnati allo Stato possono essere destinati a scopi di interesse sociale o a carattere umanitario (come interventi contro la fame nel mondo), all'assistenza ai rifugiati, alle calamità naturali e al recupero dei beni culturali.

08 gennaio 2012

Befera rilancia: "Serviamo lo Stato e non ci fermeremo"


Befera rilancia: "Serviamo lo Stato e non ci fermeremo"

Attilio Befera


"L'Italia deve tornare alla legalità. da febbraio nuovi blitz stile Cortina". Le imposte servono a pagare i servizi di cui tutti i cittadini beneficiano, dagli ospedali alle scuole. Chi le evade commette un vero furto ai danni di tutti noi, è bene ricordarlo. Grazie all'incrocio con i dati del Pra sui proprietari di auto di lusso, abbiamo fatto emergere 160 milioni di imposte evase. E circa mille contribuenti controllati hanno pagato oltre 60 milioni di tasse in più"
di MASSIMO GIANNINI 
"LO RINGRAZIO, ce n'era davvero bisogno...". Per una volta, Attilio Befera può dismettere i panni di San Sebastiano. Nella guerra agli evasori fiscali il presidente del Consiglio si schiera senza se e senza ma a difesa dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia. E l'uomo che riscuote i tributi per conto dello Stato, contestato dai furbetti delle tante Cortine d'Italia, bersagliato dai reietti dell'eversione violenta e accusato dagli inetti di una destra anti-borghese e illiberale, sente finalmente lo Stato dalla sua parte. "Noi facciamo solo il nostro dovere. E lo facciamo sulla base delle leggi votate all'unanimità, da tutto il Parlamento. E continueremo a farlo, perché questo Paese deve decidere da che parte stare: con o contro lo Stato di diritto".

Il 42% dei possessori di barche di lusso, il 31,7% di proprietari di auto di altissima cilindrata e il 25,7% degli intestatari di aerei da diporto dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro l'anno. Le categorie del lavoro autonomo denunciano in media 18 mila euro l'anno, contro i 25 mila euro denunciato dal lavoro dipendente. La Guardia di Finanza fa un blitz a Cortina, scopre che su 133 possessori di auto di lusso 100 dichiarano meno di 30 mila euro e fa lievitare fino al 400% il volume dei ricavi di negozi e commercianti certificati dall'emissione di scontrini e ricevute fiscali. Di fronte a questo scandalo della democrazia, che destabilizza le fondamenta del patto sociale e altera le basi del libero mercato, succedono due cose incredibili. Un pezzo di Paese grida all'"oppressione fiscale". E un pezzo di Parlamento difende i "ladri" e accusa le "guardie". SEGUE

Bookmark and Share

Rita Bernardini pubblica la sua busta paga da deputato: "Vi dico io come tagliarla"

Rita Bernardini con i cedolini parlamentari


La denuncia: "I collaboratori pagati in nero sono centinaia: devono essere pagati dall'Ente e non dal parlamentare. Inoltre giustificare tutte le spese."
Intervista pubblicata dal Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno (articolo di Francesco Ghidetti)
Rita Bernardini, esponente della pattuglia radicale eletta nelle liste del Pd a Montecitorio, ci mostra la sua busta paga (guarda PDF »). "Specifico subito. Non c’è ‘una’ busta paga. Ma treIl primo cedolino, inviato dal gruppo parlamentare, prende il nome di ‘Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettore’. Il secondo è ‘l’Indennità’. Il terzo è la ‘Diaria’. Inoltre, ogni tre mesi arriva un altro cedolino di 3.323,27 euro per spese di viaggi e trasporti. Infine, ogni sei mesi ecco i 3.098,74 euro per le spese telefoniche". Scarica e guarda i cedolini (pdf) »
Lei quanto si mette in tasca pulito?"Non è un calcolo facile. Varia di mese in mese. Al mio partito verso mensilmente 5mila euro. Poi, ne spendo altri 1.200 per una consulenza e altri 800 per un contratto a progetto, ovviamente entrambi regolari".
In tutto ne prende 14mila, no?"Sì. Leviamo i settemila tra partito e contratti di consulenza e collaborazione. Poi ci sono i contributi extra, le iscrizioni e il discorso dei viaggi...".
Che non pagate."Sì, il trasporto. Ma quando si è fuori per visitare carceri come ho già fatto per almeno 180 volte, o per presenziare a un convegno, spesso si deve trovare un albergo e anche un posto dove mangiare... anche se noi radicali con gli scioperi della fame risparmiamo molto in tempo e denaro: tre cappuccini al giorno e non ci pensi più!".

IL BOICOTTAGGIO FA TREMARE I PADRONI DI OMSA

Senza pudore. L’Omsa si sente minacciata dalla campagna di boicottaggio partita in rete e che ha già visto almeno 60 mila adesioni. Soprattutto donne, ma anche uomini che dopo aver appreso della decisione di spostare in Serbia – dove il costo del lavoro è più basso -  l’intera produzione del celebre marchio, con il conseguente licenziamento di centinaia di lavoratrici allo stabilimento di Faenza, hanno dichiarato semplicemente, spesso con ironia e sarcasmo, “Mai più Omsa”. Dopo giorni di silenzio l’azienda è uscita allo scoperto fornendo una propria “ricostruzione dei fatti” e dichiarando che il boicottaggio andrà anche a discapito di tutti coloro che ancora lavorano in Italia. Puro e semplice ricatto si direbbe. Ovviamente non manca la frase di rito:«La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori OMSA -recita la nota- oltre che quella di tutti gli altri dipendenti è tra le priorità del gruppo, che è all’opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme». Ma cosa hanno da perdere o da difendere le 239 lavoratrici a cui per capodanno è stato comunicato con un fax che da marzo, dopo la fine della cassa integrazione, saranno licenziate? I manager Omsa/Golden Lady vogliono far credere che la decisione di aprire nel 2001 stabilimenti in Serbia, era mirata unicamente al progetto di far crescere le esportazioni verso il fiorente mercato dell’Est e dei Balcani. Poi nell’ottobre 2008, secondo l’azienda, inizia la crisi, la diminuzione delle esportazioni, il calo del fatturato, e la necessità di un riassetto organizzativo. Quindi si interviene sui costi di produzione “troppo onerosi”,chiudendo stabilimenti in Francia, Germania e Spagna e poi in Italia,dove però si realizza un “conveniente” polo distributivo che garantisce al consumatore un miglior rapporto qualità / prezzo del prodotto. Il gruppo precisa poi che :«La decisione è stata presa in ottemperanza alle leggi italiane ed al principio di libera impresa, nel pieno rispetto del diritto del lavoro, mediante una trattativa che ha visto coinvolti i principali sindacati, enti locali, Regione Emilia Romagna e … oltre alla direzione dell’azienda, tesa a trovare un’alternativa occupazionale ed incentivi al personale in esubero». Traduzione: le leggi in vigore mi permettono di aprire e chiudere dove e quando mi pare, non debbo rendere conto a nessuno, però mi preoccupo, da bravo padrone, per voi. Il testo intero del comunicato, piuttosto lungo, denota preoccupazioni per il danno economico e all’immagine che Omsa e Golden Lady rischiano di pagare. Boicottare produce effetti, insistiamo allora, chissà che le calze con cui i manager si coprono la faccia mentre condannano alla disoccupazione 239 donne, non finiscano col mostrare le prime smagliature. 

Fonte


Bookmark and Share

07 gennaio 2012

I CONTROLLI FISCALI FANNO BENE ALL'ECONOMIA


 testo alternativo per immagine
Risultati importanti nel contrasto all’evasione sono stati raggiunti nell’operazione dell’Agenzia delle Entrate in cui sono stati impegnati 80 funzionari, lo scorso 30 dicembre, a Cortina.
L’intervento della vigilia di San Silvestro rientra nella normale attività di presidio del territorio da parte delle Entrate, non solo in Veneto ma su tutto il territorio nazionale, ed è stata portata avanti dai funzionari del Fisco con competenza e professionalità, con il minimo intralcio allo svolgimento dell’attività commerciale, al punto che, talvolta, gli agenti sono stati scambiati dalla clientela per commessi degli stessi esercizi commerciali.

Il controllo ha riguardato solo 35 esercizi commerciali (ristoranti, bar, alberghi, saloni di bellezza, farmacie, gioiellerie, boutique, eccetera) su un totale di quasi 1.000 presenti nella “Perla delle Dolomiti” e ha comportato una lievitazione degli incassi delle strutture “verificate” sia rispetto a quelli del giorno precedente, sia a quelli registrati nello stesso giorno del 2010.

Si può ben dire che il Fisco fa bene agli affari se i ristoranti hanno registrato un incremento degli incassi fino al 300% rispetto a quello del 30 dicembre dell’anno precedente (110% in più rispetto al giorno prima), i bar hanno incassato fino al 40% in più rispetto allo stesso giorno del 2010 (+104% rispetto al 29 dicembre 2011) e gli esercizi commerciali di lusso hanno avuto un aumento delle entrate fino al 400% rispetto al 30 dicembre 2010 (+104% rispetto al giorno prima).

OMSA

BANDANAX VIGNETTE
VEDI: SATIRA


Bookmark and Share

Report del 05/01/2012: Uno stipendio onorevole




Bookmark and Share

COSTO ALLA FONTE IL PRODOTTO PETROLIFERO - BENZINA E GASOLIO noi paghiamo il 55% di TASSE


Oggi parliamo di un prodotto tanto caro agli italiani ma ancor più prezioso per lo Stato italiano, parleremo anche di tutte quelle voci che concorrono a formare l’attuale prezzo dela verde alla pompa.
Dalla materia prima al prodotto finale: come si forma il prezzo della benzina? Domanda più che giusta e a cui ora proviamo a dare una spiegazione dettagliata soffermandoci sulle varie voci che compongono il prezzo finale della verde, cercando di capire come mai sia così elevato rispetto a quanto costa effettivamente la materia prima.
Iniziamo con lo specificare che la benzina è un prodotto distillato del petrolio greggio ad una temperatura che varia fra i 30 ed i 210 °C. E’ interessante il fatto che da un litro di petrolio, dopo la prima semplice distillazione, solamente il 10% diventi poi benzina.
Le voci che concorrono a comporre il prezzo della benzina sono essenzialmente tre:

- Il Platts, cioé il prezzo internazionale del carburante: è il luogo in cui si incontrano domanda ed offerta e mette in mostra il costo della materia prima. Vale circa il 35% del totale.
- Il margine lordo dell’industria petrolifera: vale circa il 10% del totale.
- La tassazione, comprendente Iva ed accise: vale circa il 55% del totale.

Le illusioni del liberista Monti


Felice Roberto Pizzuti

Per Monti, lo Stato sociale è un lusso che non possiamo più permetterci. La storia insegna invece che è il presupposto per la crescita e la sua qualità.

Non tutti i commentatori sembrano averlo capito, ma Monti nella sua conferenza stampa di fine anno ha detto che non ci sarà una fase 2 qualitativamente diversa dalla prima. Al di là dei diversi nomi a esse assegnati, “salva Italia” alla prima e “cresci Italia” alla seconda (molto poco appropriati, come si vedrà), Monti
 ha puntigliosamente precisato che la triade composta in primo luogo dal rigore nei bilanci e poi da crescita ed equità continuerà a caratterizzare anche la prossima fase dell’azione governativa (potranno cambiare i pesi nella triade). Perché non ci siano dubbi sull’ordine di priorità e sulla concezione economica e politica del suo governo, Monti ha specificato che, ritenendo preminente perseverar e nel rigore di bilancio, saranno minime le risorse pubbliche per la crescita, la quale dovrà essere stimolata dalle misure volte a ottenere una maggiore ”equità”, intendendo con quest’ultima essenzialmente ciò che deriverà da una maggiore concorrenzialità dei mercati da ottenersi con le liberalizzazioni. Il ché chiarisce ulteriormente quali siano, per Monti, i rapporti di valore e causali tra rigore, crescita ed equità (intendendo quest’ultima nel senso sociale e distributivo proprio del termine): il primo è indispensabile per ottenere la seconda la quale, se ce n’è a sufficienza, potrà consentire la terza. Rispondendo a una domanda, Monti è stato esplicito: l’Europa e ancor più l’Italia non possono più permettersi le prestazioni sociali concesse nei periodi di maggiore crescita del passato (e per i futuri pensionati i tagli non sono finiti visto che la manovra già varata prevede una commissione che dovrà studiare il taglio dei contributi a favore delle imprese che ridurrà ulteriormente le pensioni).

SALVO IL MURO DELLA POETESSA ALDA MERINI

Il muro di Alda Merini continuerà a vivere. L’annuncio, diffuso dal blog di Adriano Celentano, che nelle scorse settimane aveva lanciato un appello affinché venisse salvata la preziosa eredità della poetessa scomparsa, è stato ufficializzato dalla Giunta comunale ieri. Dall’appartamento più famoso di Ripa di Porta Ticinese il muro su cui la Merini prendeva appunti, scriveva numeri di telefono, abbozzava versi di poesie e graffiti, verrà traslocato nello spazio comunale di via Magolfa. E’ qui che già dal marzo scorso è stata allestita “Casa Merini. Atelier della parola giovane', la casa- museo realizzata sui due piani dell'ex Tabaccheria comunale, arredata con pannelli che raccontano la vita della poetessa e oggetti a lei appartenuti. Il prezioso muro aveva rischiato di sparire sotto le asettiche spennellate degli imbianchini, incaricati dagli attuali proprietari dell’appartamento decisi ad avviare i lavori di restaurazione a partire da metà gennaio. Il passaparola per salvare il reperto è partito da una delle figlie della Merini, Emanuele Camiti, che in poco tempo ha trovato il sostegno di molte persone, tra cui, appunto, quello del “molleggiato”. Le pareti saranno "staccate" a partire dalla metà di questo mese dagli operatori dello Studio Barbara Ferriani s.r.l., specializzato nel recupero delle opere museali, in collaborazione con la Soprintendenza.
I lavori avranno una spesa complessiva di poco più di 37 mila euro. Soddisfatto l’Assessore alla Cultura Stefano Boeri, che sulla sua pagina facebook commenta: “Siamo riusciti a dare la risposta opportuna alla famiglia e alle migliaia di fans della grande Alda Merini”.

G.C.
 

Bookmark and Share

Sempre più italiani non cercano lavoro sfondata la soglia del milione e mezzo


Sempre più italiani non cercano lavoro sfondata la soglia del milione e mezzo
Si tratta del livello più alto da quando sono iniziate le serie storiche, ovvero dal 2004. E' quanto emerge dai dati Istat, in base a confronti tendenziali. Nel Mezzogiorno 1 milione 105 mila "scoraggiati" (nel Nord 279 mila e nel Centro 190 mila) ROMA - In Italia gli scoraggiati, ovvero quelli che dichiarano di non essere alla ricerca di un lavoro perché ritengono che non riusciranno a trovarlo, sfondano la soglia del milione e mezzo, raggiungendo nel terzo trimestre 2011 quota 1 milione 574 mila. Si tratta del livello più alto da quando sono iniziate le serie storiche, ovvero dal 2004. E' quanto emerge dai dati Istat, in base a confronti tendenziali.

Si tratta di un numero in crescita da tempo, spinto dalla crisi. Basti pensare che nel terzo trimestre del 2004 gli scoraggiati superavano appena il milione. Nel giro di sette anni si contano così oltre mezzo milione in più di persone che restano fuori dal mercato del lavoro perché sfiduciate e convinte che trovare un'occupazione sia ormai una missione impossibile. Solo nel terzo trimestre del 2011, sempre facendo riferimento alla fascia d'età compresa tra i 15 e i 64 anni, l'Istat registra un balzo annuo di 95 mila unità (+6,5%). SEGUE

Bookmark and Share

International Tibet Network





6 January 2011

Dear Friends,

Happy New Year! I am writing to thank you for your response to our recent appeals to support our work. We are amazed at the great response, raising over $4,000 in just a matter of days. Your generosity is greatly appreciated, and will enable us to do even more for Tibet.

Sadly today we received a sharp reminder of why we still have much to do to raise the issue of Tibet as high as we can. A few hours ago, reports emerged that at least one and possibly two Tibetans self-immolated in eastern Tibet today.

With this news, I pledge wholeheartedly that, with your support, the Network's small but dedicated team will spare no effort to ensure that the international community takes action to help bring an end to this cycle of tragedy.

If you haven't already donated and wish to do so please visit our website on http://www.tibetnetwork.org/donate

With Best wishes for 2012.

Alison Reynolds,
Executive Director, International Tibet Network Secretariat


International Tibet Network is a global coalition of 180 Tibet groups dedicated to campaigning non-violently to restore the rights Tibetans lost when China occupied Tibet sixty years ago. 

Bookmark and Share

Espropriazione per pubblica utilità


L'espropriazione per pubblica utilità è l'istituto giuridico in virtù del quale la pubblica amministrazione può, con un provvedimento, acquisire o far acquisire ad un altro soggetto, per esigenze di interesse pubblico, la proprietà o altro diritto reale su di un bene, indipendentemente dalla volontà del suo proprietario, previo pagamento di un indennizzo.
L'espropriazione è espressione del potere ablatorio che, in varia misura, tutti gli ordinamenti riconoscono alla pubblica amministrazione e che consente alla stessa di sacrificare l'interesse privato in vista di un superiore interesse pubblico (che, nel caso dell'espropriazione per pubblica utilità è solitamente - ma non esclusivamente - quello di realizzare un'opera pubblica).

Indice

L'espropriazione nell'ordinamento italiano
Il concetto di esproprio nella normativa italiana viene varie volte affrontato e modificato. Anche nel D.Lgsl. 267/2000 si parla di occupazione d'urgenza di immobili per la realizzazione di opere e lavori pubblici o di pubblico interesse (art. 121). La normativa fino al 2001, comunque, è stata sempre di difficile lettura e comprensione, la creazione di un testo unico è stata fondamentale importanza.

Crollo Unicredit: solo l'inizio. Governo nazionalizzi fondazioni

"Il crollo in Borsa di Unicredit potrebbe essere seguito, a breve, anche da altre banche come conseguenza dell'obbligo di ricapitalizzazione imposto agli istituti di credito italiani. Lo Stato, di fatto, ha già garantito il salvataggio delle banche italiane. A questo punto il governo, invece di nazionalizzare direttamente le banche, nazionalizzi, a costo zero, le fondazioni bancarie che le controllano. Sono soggetti privati solo per una discutibile sentenza della corte costituzionale. Si riprenda ciò che gli è stato sottratto con la finta liberalizzazione di Amato”. E' quanto dice, in una nota, Antonio Borghesi, vicepresidente dell'Italia dei Valori alla Camera.
“In questi anni – prosegue Borghesi - con una gestione politica locale, hanno gestito in modo discutibile il loro potere di controllo. Grazie ai poteri economici che vi sono installati per nomina di governi della Prima Repubblica, le fondazioni bancarie si sono trasformate in monarchie che, a costi sconosciuti, hanno permesso ad amministratori e manager fantastici compensi per un risultato che è sotto gli occhi di tutti. Penso ai 40 milioni di euro dati a Profumo per lasciarsi cacciare. O anche ai 50 milioni di stock options del ministro Passera (anche se ora ha venduto le azioni)”.
Ancora: “Lo Stato riprenda così il controllo del sistema bancario attraverso la nazionalizzazione delle fondazioni a costo zero, dato che già di fatto è lo Stato il garante dei debiti delle banche. Solo così – conclude Borghesi - si potranno ristabilire adeguate condizioni di esercizio salvaguardando gli azionisti stranieri e governando nuovamente il credito a favore delle imprese".

Fonte

Bookmark and Share

Binario 21 chiama Milano - La Befana c'è !

Bookmark and Share

Come ti cambio il mercato del lavoro italiano… con l’immigrazione!


di Luchino Galli, per Mai Più Disoccupati

Nel nostro Paese, la crisi economica sta producendo effetti contraddittori nel mercato del lavoro: ad una drammatica caduta del tasso di occupazione degli italiani corrisponde una consistente crescita del tasso di occupazione dei lavoratori stranieri: in soli tre anni, gli immigrati che lavorano regolarmente sono aumentati del 40%, passando dal milione e mezzo del 2007 agli oltre 2'200’000 del 2010, occupati prevalentemente in aziende di piccole dimensioni del settore terziario, e per lo più inquadrati con la qualifica professionale di operaio.

Dalla sintesi del rapporto 2011 “L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive” a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: “In Italia, secondo i dati Istat, il bilancio nei due anni della crisi (2009-2010) indica una perdita di 554 mila posti di lavoro, […] ripartiti tra un calo degli occupati italiani pari a circa 863 mila unità (- 4%) ed una crescita dell’occupazione immigrata di 309 mila unità (+ 17.6%); occupazione immigrata che contribuisce in misura sempre più significativa all’occupazione complessiva (dal 7.5% del 2008 al 9.1% del 2010). Ai lavoratori stranieri in regola si aggiungono, secondo stime alquanto prudenziali della Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), oltre 500’000 lavoratori stranieri utilizzati - in nero - prevalentemente in agricoltura, nell’edilizia e nel settore dei servizi.

Latouche: chi promette crescita produce debito e crisi


Serge Latouche

Penso che non c’è nessuna speranza, con l’euro, perché i tedeschi non rinunceranno mai a fare dell’euro una moneta della quale i cittadini non possono riappropriarsi. Loro vogliono che sia totalmente nelle mani della Bce, e che questa banca sia indipendente. In questo quadro non si può fare niente, non si può difendere il  tessuto industriale europeo perché l’Europa ha senso solo se si costruisce per proteggere i cittadini europei dalla concorrenza sfrenata del resto del mondo. Viviamo un’età da fine dell’Impero d’Occidente, ma la Cina oggi fa parte dell’Occidente e la fine dell’Occidente sarà anche la fine della Cina sotto questa forma: perché, quando nave affonda, anche se coloro che stanno sulla prua per un momento salgono in alto, finiscono poco dopo anche loro sott’acqua.
Alcuni economisti della felicità della decrescita hanno dimostrato che non c’è correlazione tra il Prodotto Interno Lordo e la Felicità. Al contrario, la New Economy Foundation ha stabilito un indice da cui sembra che i paesi con la felicità siano tra quelli considerati più poveri, come la Repubblica Domenicana. Al contrario, gli Usa sono al rango 150. E allora? Il debito non sarà mai pagato, non serve aiutare a pagare il debito: si deve cancellare il debito e partire verso un’altra direzione. Tutti gli economisti lo sanno da anni che questo debito che è diventato gigantesco non sarà mai pagato. Ma il problema è che siccome vogliono continuare con questa economia da casinò, si deve far finta che sia ancora credibile che sia pagato. E allora si deve “aiutare” i paesi a pagare: non il debito, ma gli interessi sul debito, per continuare a fare finta. Ma questo non può durare ancora per molto tempo.
Alcuni sostengono che conviene guidare una bancarotta, una sorta di modello Argentina? Ci sono molte esperienze di riconversione del debito. Anche recentemente l’Ecuador ha deciso di fare un audit e di pagare solo il 40-50% considerato come un debito giusto, giustificato, e penso che è sia la prima cosa da fare. Nella storia ci sono tantissimi casi di bancarotta, già da Carlo V nel ‘500. E’ la condizione per risanare l’economia e risanare la società. Un cambiamento radicale di sistema: perché il nostro attuale è basato sulla accumulazione illimitata per “la crescita che deve far crescere”, non per soddisfare i bisogni, perché prima di tutto si deve far crescere all’infinito i bisogni per giustificare la produzione illimitata e il consumo illimitato. Si dovrà produrre meno, ma produrre meglio. E soprattutto eliminare lo spreco incredibile che ne deriva.
Non uso mai la parola decrescita per parlare di recessione, che al massimo si può dire che è una decrescita forzata. La decrescita non è la “crescita negativa”, che in una società basata sulla crescita è la cosa più terribile al mondo perché fa aumentare la disoccupazione, non ci sono più le risorse per pagare la salute, l’educazione, la cultura. Questa è appunto la situazione tragica che viviamo oggi. Per questo dico sempre che non c’è niente di peggio di una “società di crescita” senza crescita. La società di crescita con la crescita all’infinito ci porta direttamente a fracassarci contro “il muro” dei limiti del pianeta: la società di crescita senza crescita porta alla disperazione.
Per questo dobbiamo uscire da questa logica. Non è una cosa facile: non si farà senza lacrime, sangue e sudore. Ma sangue, sudore e le lacrime le abbiamo già oggi, e abbiamo anche perso la speranza. Almeno, il progetto di decrescita può creare la speranza e andare verso una società di prosperità senza crescita: una società di abbondanza frugale.
(Serge Latouche, recenti dichiarazioni su crisi, debito e crescita, richiamate da Claudio Giorno nell’intervento “Recessione non è decrescita”, pubblicato il 31 dicembre 2011 sul blog “Democraziakmzero”).
Fonte


Bookmark and Share

05 gennaio 2012

LA PIADINA - LA CROCE DEL NORD

VEDI: SATIRA 

Bookmark and Share

Svezia, la pirateria informatica diventa religione




Enrico Piovesana
In Svezia la pirateria informatica è diventata una religione riconosciuta dallo Stato. Dopo aver incassato due rifiuti, nei giorni scorsi le autorità di Stoccolma hanno ufficialmente accettato come fede religiosa, con tutti i diritti legali e finanziari che ne conseguono, la Chiesa Missionaria Kopimista.
Fondata nel 2010 da uno studente universitario di filosofia di nome Isak Gerson, vicino all’ambiente del Partito Pirata in lotta contro il copyright, conta almeno duemila membri che hanno fatto del file-sharing la loro religione.
Il principale sacramento dei kopimisti, come dice il loro nome, è copiare file su internet: un diritto sacrosanto per gli adepti a questa Chiesa, cui hanno aderito nella speranza di non venire più perseguitati per le loro pratiche.
“C’è ancora uno stigma legale nei confronti del copiare e riutilizzare informazioni su internet – spiega Gerson – e tanta gente non lo fa per paura di finire in prigione. Spero che la nostra fede venga tenuta presente in futuro dai nostri legislatori”.

Fonte

Bookmark and Share

STIPENDI D'ORO AL SENATO, STENOGRAFO GUADAGNA QUANTO IL RE DI SPAGNA


Mercoledì 04 Gennaio 2012 - 12:38
ROMA - Uno stipendio da re. Ma lui non è né un re né un imperatore, e nemmeno un magnate della finanza, né un manager, né un capo di Stato, ma soltanto uno stenografo. Sembra una barzelletta, ma non lo è: a rivelare la curiosa storia dello stipendio d'oro di uno stenografo del Senato, i soliti Stella e Rizzo del Corriere della Sera, che hanno scoperto come ci siano dipendenti delle Camere che godono di stipendi e privilegi quasi pari a quelli dei parlamentari.
In particolare, i due autori del libro cult La Casta parlano di uno stenografo di Palazzo Madama, che "al massimo livello retributivo arriva a sfiorare uno stipendio lordo di 290mila euro. Solo 2mila meno di quanto lo Stato spagnolo dà a Juan Carlos di Borbone", 50mila più di quanto guadagna Napolitano (239.181 euro, sempre lordi). Assurdi automatismi che portano a retribuzioni fuori da ogni logica: un commesso o un barbiere possono arrivare a guadagnare 160mila euro, un segretario 256mila, un consigliere 417mila, un coadiutore 192mila, ai quali bisogna comunque aggiungere, come se non bastasse, anche le indennità: ad esempio, un capo commesso alla Camera ha diritto ad un supplemento mensile di 652 euro lordi (718 al Senato), e via discorrendo. Insomma, cifre che farebbero infuriare qualsiasi popolo, e che giustificano pienamente la rabbia anti-casta che sta montando in Italia negli ultimi mesi. Soprattutto in un periodo come questo, in cui in nome della salvezza del Paese, si chiedono sacrifici sempre ai soliti noti.

Fonte

Bookmark and Share

L'ITALIA ALLO SFASCIO GRAZIE A QUESTI POLITICI, SANTANCHE': CONTROLLI FISCALI A CORTINA DANNOSI

SANTANCHE': "I CONTROLLI DEL FISCO A CORTINA DANNEGGIANO IL TURISMO. E POI E' INGIUSTO COLPIRE LA RICCHEZZA"


CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) — Tutti contro l’agenzia delle entrate. Dopo il maxi-blitz del 30 dicembre, quando ottanta ispettori si sono presentati in decine di negozi e alberghi di Cortina d’Ampezzo, scatta la protesta di politici e Vip che in questi giorni affollano la capitale del turismo di lusso. L’ex sottosegretario Daniela Santanchè, abituale ospite della Regina delle Dolomiti si dice scandalizzata. «Sono assolutamente contraria a questi metodi da polizia fiscale e trovo sbagliato colpire la ricchezza. Ci lamentiamo tanto che il Paese non cresce, poi chi è ricco in questo periodo viene guardato con sospetto, come colui che certamente evade il fisco». La condanna è netta: «Non trovo giusto colpire Cortina che è un simbolo del nostro turismo per fare controlli fiscali».

Corrieredelveneto.it

-------------
CONTRO L'AGENZIA DELLE ENTRATE NON CI SONO CERTAMENTE LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI CHE LAVORANO, I PENSIONATI E TUTTI I CITTADINI IMPRENDITORI ONESTI CHE PAGANO LE TASSE.
IL RISULTATO DELL'ISPEZIONE FISCALE CONFERMA LA GRANDE L'EVASIONE  FISCALE PAGATA COME MANCATE ENTRATE DALLE MANOVRE LACRIME E SANGUE SUI CITTADINI ONESTI.

CORTINA E' SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG CHE SPERIAMO VENGA PRESTO A GALLA.

UN POLITICO DOVREBBE BEN CONOSCERE IL SIGNIFICATO DELL'ETICA PUBBLICA E DELL'ONESTA' CHE DOVREBBERO GUIDARE I RAPPRESENTANTI ELETTI A GOVERNARE IL PAESE, MA NON AVEVAMO DUBBI CHE LA SANTANCHE' TALI  VALORI IGNORASSE

"INGIUSTO COLPIRE LA RICCHEZZA" CERTO MEGLIO COLPIRE I SOLI NOTI CHE PAGANO LE TASSE !  

Luciana P. Pellegreffi

Bookmark and Share

Golden Lady Group Spa rompe il silenzio



 "BOMSA" Boicotta Omsa
 
La Golden Lady/Omsa costretta a rompere il silenzio e a rispondere al furioso tam tam mediatico che da giorni imperversa sul web.

Ecco il testo integrale del comunicato:

“In risposta alle vostre considerazioni, abbiamo deciso di essere trasparenti per darvi il nostro punto di vista sulla vicenda. Per permetterci di prendere in considerazione tutti i vostri commenti abbiamo creato uno spazio dedicato per ascoltarvi.

Lo stabilimento OMSA di Faenza ha una lunga storia, che inizia nel 1941 e che incrocia la storia della Gruppo Golden Lady Company nel 1992, quando ne viene acquisito il marchio.
Da allora la direzione del gruppo ha sempre garantito ai propri dipendenti un posto di lavoro dignitoso ed un livello di retribuzione sopra la media. Anche dopo il 2001, anno a cui risale la decisione di realizzare in Serbia gli stabilimenti di Valievo prima e di Loznica poi, con l’obiettivo di attivare nuove produzioni nel settore dell’intimo e di dare una risposta competitiva allo sviluppo dei mercati dell’Est.

Siamo a Cortina di Soldi

Siamo a Cortina di Soldi (Cortina d'Ampezzzo)

 
VEDI: SATIRA

Bookmark and Share

Milano: Giuliano Pisapia al binario 21 con i ferrovieri in lotta


Bookmark and Share

«Vietato difendere l'Unità» Diktat di Grillo, Pd insorge

IMG 

 
Bianco e nero, o con noi o contro di noi. Non si dissente nel Movimento 5 stelle. Beppe Grillo lo ha ribadito solo pochi giorni fa. Puntando il dito on line contro un consigliere del suo movimento in Emilia-Romagna, “colpevole” di avere presentato una risoluzione in difesa dei lavoratori dell’Unità, di cui conosce le attuali difficoltà legate anche alla riduzione dei fondi per l’editoria. Il tema infatti è tabù, chi riceve contributi pubblici per Grillo è «un cane da guardia dei partiti» tout court.

E a «chi la pensa diversamente» l’ex comico detta: «Il Pdmenoelle lo accoglierà a braccia aperte». Così il diretto interessato, Andrea Defranceschi, incassa: la risoluzione viene riformulata citando anche altre situazioni nel panorama editoriale. Ma insieme accusa: «Valuterò nei prossimi giorni, a mente fredda, se mi trovo ancora a mio agio in questo Movimento. Sono stato esposto al pubblico ludibrio, e non penso di meritarmelo». Il 27 dicembre Defranceschi presenta un testo perchè la giunta regionale «si impegni per l’Unità», che evidentemente non giudica così “nemica”.

MICHELE BOATO SPIEGA IL PAT DI VENEZIA

 


Bookmark and Share

UNA FAMIGLIA SU SEI E’ POVERA A MILANO


 Foto*

Su Milano non disponiamo di serie statistiche che ci aggiornino con sistematicità e anche con una certa tempestività dell’entità degli individui e delle famiglie che sono in una situazione economica critica. Due recenti pubblicazioni ci soccorrono nel tentativo di aggiornare le nostre informazioni, cogliendo le tendenze in atto in questo periodo di crisi economica e insieme sociale, che investe anche la nostra città. Il primo è il ricco rapporto Milano 2011 dell’Ambrosianeum, curato da Rosangela Lodigiani, che riprende dall”osservatorio regionale Ores, dati raccolti censendo gli enti del terzo settore attivi nel contrasto alla povertà.
Su questa base viene stimato che a Milano 135.000 persone si trovino in condizione di povertà assoluta, non dispongano cioè del necessario per vivere dignitosamente, con una presenza ben superiore a quella stimata per il resto della regione. Un dato che in questi anni continua a crescere, più 10,3% rispetto allo scorso anno. Tendenza confermata dalla crescita del numero degli assistiti, dai 95.645 nel 2009 ai 134.392 del 2010. L’Associazione fratelli di S. Francesco stima in 5.000 i senzatetto, di cui il 37% italiani.