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17.11.11

SICUREZZA SUL LAVORO – KNOW YOUR RIGHTS ! – NEWSLETTER N.98 DEL 17/11/11




UMBRIA OLII: "VOGLIAMO GIUSTIZIA PER I 4 MORTI"
Da: http://www.articolo21.org - di Redazione (15/11/2011) 

Sono Lorena Coletti, mio fratello morì il 25 novembre 2006, nella tragedia delle Umbria Olii.
Quel giorno morirono altre 3 persone che lavoravano con lui nella ditta Manili, la quale effettuava manutenzioni in appalto presso la Umbria Olii.
Il lavoro della ditta Manili, consisteva nel montare delle passerelle sui silos che per l’ occasione dovevano essere bonificati, mentre tramite successive perizie, si è scoperto che questi ultimi contenevano un gas potenzialmente esplosivo, l’ esano.
Quindi i dipendenti della ditta Manili non sapevano il rischio che correvano nell’ effettuare il montaggio delle passerelle e la Umbria Olii non possedeva il certificato antincendio che oltretutto era scaduto da due anni.
Al momento dell’ esplosione, il contenuto dei silos, che ammontava a diverse tonnellate di olio si è riversato nel fiume Clitunno e nelle strade di Campello, provocando ingenti danni ambientali.
Nel 2008 iniziò il processo preliminare, durante il quale i legali di Del Papa [titolare della Umbria Olii] avanzarono diverse istanze, tra cui la rimessione per poter spostare il “sito” del processo per ostilità ambientale e addirittura la ricusazione del giudice dell’ udienza preliminare, ritenendolo di parte. Tutte istanze che ovviamente non sono mai state accolte, cosi come la richiesta di rito abbreviato da parte dell’ imputato e la richiesta di risarcimento di 35 milioni di euro che i familiari e l’ unico superstite si sono visti recapitare.
Al termine del processo preliminare Giorgio Del Papa, amministratore delegato della Umbria Olii, fu rinviato a giudizio e la data del 24 novembre del 2009 vagliava l’ inizio del processo penale dove l’ amministratore delegato ha, a suo carico, le imputazioni di omicidio colposo plurimo con l’ aggravate della colpa cosciente, disastro ambientale e il mancato rispetto, anche doloso, di alcune norme sulla sicurezza del lavoro.
Durante le varie udienze, la prima linea difensiva adottata dal legale di Giorgio Del Papa, vedeva incolpare i dipendenti della ditta Manili che secondo perizie di parte, avrebbero utilizzato fiamme libere per ancorare le passerelle ai silos, tesi difensiva che poi è stata abbandonata dalla difesa stessa.
Il 18 ottobre 2011 nell’ aula del tribunale di Spoleto, dove era attesa la requisitoria del PM Federica Albano, non sono mancati i colpi di scena, poiché stavolta a far discutere l’ accusa è stata la sorpresa dell’ avvocato La Spina che ha presentato un libro scritto da lui stesso, dal titolo "Non ho colpa".
Un libro dal titolo innocuo ma che contiene il racconto della vicenda processuale, vista dagli occhi della difesa, e raccontata con la voce di “Pippo”, dove idealmente Giorgio Del Papa viene ritenuto innocente e assolto dopo profonde analisi e osservazioni nel libro contenute.

9.6.11

Francesco Padre: operazioni per accertare la verità

04/06/2011 «È difficile descrivere quello che noi familiari proviamo in questa situazione, come figlia, come presidente del comitato, come cittadina...
Questa operazione di recupero è una notizia attesa per ben 16 anni, e che, con il passare di mesi, temevano non avvenisse più... devo anche ricordare come un libro, “Nato: colpito e affondato” di Gianni Lannes possa aver contribuito alla possibilità di riaprire un caso ormai dimenticato da tutti. La sera della presentazione del libro a Molfetta, rivolsi un appello affinchè qualcuno ci aiutasse al recupero dei resti umani, a ridare dignità a questi uomini e raggiungere così la verità. Per fortuna qualcuno ha ascoltato questo appello...
Noi siamo qui, anche questa volta, pronti a riconoscere a ciascuno i propri meriti e altrettanto faremo con le responsabilità perchè quella maledetta notte anche la nostra vita è stata inghiottita nel mare insieme al Francesco Padre...» in queste parole di Maria Pansini, la figlia del comandante Giovanni Pansini, c’è tutto il profondo dolore, portato con grande dignità, per il lutto subito e per le tante “porte sbattute in faccia”, per tutte le volte che gli appelli dei familiari dei cinque uomini dell’equipaggio del motopesca Francesco
Padre, inabissatosi a seguito di una esplosione nell’ottobre del 1994, sono rimasti inascoltati. Ma c’è anche la gioia, perchè si è raggiunto un obiettivo oramai insperato e l’auspicio di riuscire a riportare a casa tutti i membri dell’equipaggio e di restituire loro dignità e giustizia.

27.11.10

30 NOVEMBRE 2010: PARTE LA CAROVANA EUROPEA DELLA LEGALITA'

Carovana Europea della Legalità: Radio Cage a Bari per la prima tappa. Ascolta l’intervista ad Alessandro Cobianchi e scarica il programma

logo_carovana 
Da martedì 30 novembre a giovedì 2 dicembre Radio Cage sarà a Bari per seguire il primo appuntamento pubblico della Carovana Europea della Legalità. L’appuntamento consisterà nel seminario internazionale “Educare alla legalità democratica. Teorie, modelli e prassi didattiche a confronto” e rappresenterà una fondamentale occasione di scambio e riflessione per gli operatori dei molti paesi europei coinvolti (Albania, Bulgaria, Bosnia, Francia, Serbia, Svizzera), per i tanti operatori attivi sul territorio italiano e per numerosi ospiti di rilievo, tra cui il Governatore della Puglia Nichi Vendola, rappresentanti nazionali di CGIL, CISL e UIL, magistrati e docenti universitari.

20.11.10

Mentre Berlusconi offre soldi e proprietà ai parlamentari 700 precari sono in sciopero della fame all'ILVA di Taranto.

 L’ILVA di Taranto è la più grande acciaieria d’Europa del gruppo Riva, quello della cordata Alitalia. Avvolta nel fumo degli scarichi la vedi di notte percorrendo la Strada Statale 100. Ti fa paura, somiglia a un enorme mostro, un drago i cui camini sputano lunghe lingue di fuoco. Per Taranto è la vita. Sono 13.000 gli operai che ci lavorano, per buona parte precari, più l’indotto. L’ILVA per la città, però, è anche morte per il più alto numero di incidenti sul lavoro e per l’inquinamento che porta il cancro da diossina e benzo(a)pirene. Si vive per l’ILVA, ma si può anche morire. L’ILVA per Taranto è come la FIAT per l’Italia. Il gruppo siderurgico ha preso tanti soldi pubblici, beneficiato di leggi speciali fino al decreto 155/2010 del 13 agosto scorso, detto anche salva-ILVA, con cui è stata data l’immunità a Riva per sfuggire all’ennesima indagine che lo vede accusato di disastro ambientale da emissione di benzo(a)pirene. Su quella Legge pesa il ricatto dei licenziamenti, che poi puntualmente arrivano! I soldi pubblici però sono finiti, è finita la cuccagna ed è arrivata la crisi. La Cina succhia quote di mercato dell’acciaio sempre più grandi.