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23.5.12

Nigeria: la Shell ammetta, pulisca e paghi! firma l'appello


Decenni di estrazione di petrolio nel Delta del Niger hanno provocato povertà, conflitti e violazioni dei diritti umani. L'inquinamento causato dalle attività estrattive ha devastato la vita della popolazione del Delta del Niger; ha contaminando la terra, l'acqua e l'aria, contribuendo alla violazione del diritto alla salute e a un ambiente sano, del diritto a condizioni di vita dignitose, inclusi il diritto al cibo e all'acqua, nonché del diritto a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro. Centinaia di migliaia di persone ne sono state colpite, in particolar modo quelle più povere e quelle che dipendono da fonti di sostentamento tradizionali, come la pesca e l'agricoltura.

Molte zone del Delta del Niger sono ancora inquinate perché le aziende petrolifere non hanno effettuato bonifiche né ripristinato le condizioni iniziali del suolo e dell'acqua. Tra queste anche Bodo, nell'Ogoniland, una città di 69.000 abitanti che da tre anni aspettano giustizia.

Nell'agosto 2008 una falla nell'oleodotto Trans-Niger ha provocato una grande fuoriuscita di petrolio nella zona di Bodo. Il petrolio si riversò per quattro settimane. La Shell ha denunciato la fuoriuscita di 1640 barili di petrolio, ma secondo una stima indipendente, fuoriuscì l'equivalente di 4000 barili al giorno. La fuoriuscita venne fermata il 7 novembre. Un mese dopo c'è stata una seconda fuoriuscita, sempre a causa delle cattive condizioni dell'oleodotto, che la Shell ha fermato solo dopo 10 settimane.

7.1.12

COSTO ALLA FONTE IL PRODOTTO PETROLIFERO - BENZINA E GASOLIO noi paghiamo il 55% di TASSE


Oggi parliamo di un prodotto tanto caro agli italiani ma ancor più prezioso per lo Stato italiano, parleremo anche di tutte quelle voci che concorrono a formare l’attuale prezzo dela verde alla pompa.
Dalla materia prima al prodotto finale: come si forma il prezzo della benzina? Domanda più che giusta e a cui ora proviamo a dare una spiegazione dettagliata soffermandoci sulle varie voci che compongono il prezzo finale della verde, cercando di capire come mai sia così elevato rispetto a quanto costa effettivamente la materia prima.
Iniziamo con lo specificare che la benzina è un prodotto distillato del petrolio greggio ad una temperatura che varia fra i 30 ed i 210 °C. E’ interessante il fatto che da un litro di petrolio, dopo la prima semplice distillazione, solamente il 10% diventi poi benzina.
Le voci che concorrono a comporre il prezzo della benzina sono essenzialmente tre:

- Il Platts, cioé il prezzo internazionale del carburante: è il luogo in cui si incontrano domanda ed offerta e mette in mostra il costo della materia prima. Vale circa il 35% del totale.
- Il margine lordo dell’industria petrolifera: vale circa il 10% del totale.
- La tassazione, comprendente Iva ed accise: vale circa il 55% del totale.

17.11.11

Il Sud Sudan stritolato dalla morsa di Karthoum


Come facilmente immaginabile il neo stato del Sud Sudan é sull’orlo della bancarotta a causa della strategia economica e militare adottata dal Governo del Sudan.
Questa strategia prevede la drastica diminuzione della capacità estrattiva del greggio e la creazione di una instabilità permanente, grazie alla creazione di una miriade di conflitti etnici nelle regioni del Sud Sudan confinanti con il Nord.
La morsa economica.
La produzione del greggio Sud Sudanese in quattro mesi dall’indipendenza é diminuita di un quarto a causa della mancanza di mano d’opera specializzata, della stagione delle piogge e dell’instabilità regionale.
Il Governo di Juba ammette la drastica diminuzione produttiva affermando la mancanza di mano d’opera specializzata, che si é verificata subito dopo la proclamazione di Indipendenza a causa dell’ordine di Khartoum di rimpatrio immediato dei tecnici nordisti che assicuravano l’estrazione dei pozzi petroliferi presenti nel Sud. Il Governo di Juba sta tentando di colmare questo vuoto inviando ingegneri petroliferi del Sud ma ammette che il loro numero é talmente esiguo da non poter sostituire in pieno quelli del Nord.
L’attuale stagione delle piogge rende difficile la manutenzione dei macchinari d’estrazione petrolifera e dei pozzi in generale a causa dell’inacessibilità dettata dall’assenza di strade e dalla presenza di vaste zone allagate.

23.2.11

LOMBARDIA: UN ANNO FA LO SVERSAMENTO DI PETROLIO NEL LAMBRO



Anno 2010. Petrolio sversato nei fiumi e nei mari, devastazione degli ecosistemi. In Italia si assiste all’ennesimo disastro ambientale, lo sversamento di petrolio nel fiume Lambro, affluente del fiume Po, volutamente rimosso dalla cronaca italiana. La gestione in emergenza della Protezione Civile e i finanziamenti lampo che si susseguono si intrecciano con le speculazioni edilizie versione “green economy”, realizzate in vista dell’Expo milanese del 2015. Rientrato l’allarme, e paludata l’inchiesta, proviamo a capirne di più percorrendo le rive dei fiumi più inquinati d’Europa, da anni vere e proprie discariche a cielo aperto di rifiuti industriali italiani.

una produzione insu^tv – TELEIMMAGINI
regia: Nicola Angrisano
montaggio: Isabella Urru
30’, colore, digitale, 2010

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27.12.10

"Rubò tonnellate di petrolio" L'ex oligarca russo Khodorkovsky giudicato colpevole

 
Mosca - (Adnkronos/Dpa) - Nuova condanna per il fondatore della compagnia petrolifera Yukos in prigione dal 2003. In particolare è accusato di appropriazione indebita e riciclaggio di denaro. I giudici non hanno ancora annunciato quanti anni dovrà scontare. Alla lettura del verdetto l'uomo si è mostrato indifferente. L'avvocato: "E' un processo farsa". Dalla Germania critiche del Commissario per i diritti umani alla sentenza
Mosca, 27 dic. (Adnkronos/Dpa) - Mikhail Khodorkovsky è stato dichiarato colpevole dai giudici nel secondo processo per frode a carico del fondatore della compagnia petrolifera Yukos in prigione dal 2003. In particolare le accuse erano di appropriazione indebita e riciclaggio di denaro, in relazione al presunto furto di 350 milioni di tonnellate di petrolio dalla compagnia che i due imputati - alla sbarra vi era anche il socio Platon Lebedev - dirigevano.

8.9.10

JOIN A WORK PARTY IN YOUR COMMUNITY TO HELP SAVE THE PLANET ON 10/10/10



Dear Friend,

The Gulf oil spill, the breaking up of Arctic ice sheets, the wildfires sweeping through Eastern Europe -- these are just a few impacts of our addiction to fossil fuels. The good news is that most Americans have begun to do their part, making small changes in their own lives in the hopes of helping create a more sustainable planet.


But while you and I have tried to make changes in our homes and communities, our leaders in Washington D.C. are letting fossil fuel companies off the hook instead of holding them accountable. They claim it’s just too hard to take on Big Coal and Big Oil.


Well on October 10th, we’re getting together with our friends at 350.org, 10:10, and many others, to show them what hard work looks like.


It’s called the “10/10/10 Global Work Party.” The goal of the day is to send a message to our political leaders: If we can get to work, you can get to work too -- on the legislation and the treaties that will protect this planet for our children and grandchildren.


There are already over 1,700 events in 140+ countries, and we’d love for you to join us wherever you live.


Check here
to see if there is an event already planned in your area or to create your own.

What you do at your work party is up to you. But don’t worry, we’ll help you get started and have a few ideas to help get your creative juices flowing. As long as it benefits your community and helps cut carbon emissions, it will matter -- and it will help get the point across to our politicians.


Let’s inspire our political leaders on October 10th to take the bold action necessary to save the planet. It’s time to get to work.


Sign up today
to attend or host a work party in your community.

For the planet,
ben kroetz mountain view
Greenpeace Online Organizer 

Let's get to work to stop global warming

3.9.10

ACCIAROLI 11 SETTEMBRE 2010: PRESENTAZIONE LIBRO POST CARBON CITIES



Post Carbon Cities, tra pochi giorni il testo in italiano sarà disponibile in lettura e distribuzione gratuita e verrà presentato ad Acciaroli all'interno della manifestazione culturale 'U Viecchiu.

Inizio della manifestazione ludico culturale 'U viecchiu ad Acciaroli , in programma per il venerdì 10 settembre 2010 18.00 a causa del tragico evento dell'assassinio del Sindaco Angelo Vassallo è stato annullato. Aggiorna la tua agenda di conseguenza.

18.8.10

IN MEMORIA: GIACOMO MATTEOTTI


16 agosto 1924 - Il cadavere di Giacomo Matteotti, rapito e ucciso dalla polizia fascista nel giugno dello stesso anno, viene ritrovato in un bosco a Riano. 
Il rapimento e l'omicidio.
A tutt'oggi il rapimento e il successivo assassinio di Matteotti presentano numerosi lati oscuri. Per quanto è stato possibile ricostruire - pur permanendo aspetti lacunosi - la meccanica dovrebbe essere stata la seguente: alle 4 del pomeriggio del 10 giugno Matteotti uscì di casa a piedi per dirigersi verso Montecitorio prendendo per il lungotevere Arnaldo da Brescia. Sotto i platani era ferma un'auto con a bordo alcuni membri della polizia politica: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo, i quali, appena videro passare il parlamentare socialista, scesero dall'auto, gli balzarono addosso e lo caricarono velocemente a bordo. Matteotti riuscì nelle fasi convulse della lotta a gettare in terra la tessera da parlamentare, nella speranza che qualcuno vedendola potesse lanciare l'allarme. In macchina nel frattempo i sicari fascisti avrebbero sottoposto Matteotti ad un pestaggio. Giuseppe Viola, dopo qualche tempo, estrasse un coltello e colpì la vittima sotto l'ascella e al torace uccidendola. Per sbarazzarsi del corpo i cinque girovagarono per la campagna romana fino a raggiungere, verso sera, la macchia della Quartarella, a 25 km da Roma. Qui, servendosi del cric dell'auto, seppellirono il cadavere piegato in due. Targa commemorativa a Civitavecchia (RM) Quasi tutti gli storici sono concordi nell'affermare che non fu Mussolini a dare l'ordine di uccidere Matteotti [citazione necessaria]. Pare che il futuro Duce rientrato a palazzo Chigi dopo il famoso discorso del deputato socialista si sia rivolto a Giovanni Marinelli (capo della polizia segreta fascista) urlandogli: "Cosa fa questa Ceka? Cosa fa Dumini? Quell'uomo dopo quel discorso non dovrebbe più circolare...". Questo sarebbe bastato a Marinelli per ordinare al suo sicario Dumini di uccidere Matteotti. Fu lo stesso Marinelli ad ammetterlo a Cianetti e Pareschi vent'anni più tardi quando si trovò con loro e gli altri traditori del 25 luglio 1943 nel carcere di Verona per essere processato. La versione tradizionalmente accettata, per cui Matteotti sarebbe stato ucciso a causa del discorso di denuncia tenuto alla Camera, è stata recentemente messa in discussione dalle ricerche di Mauro Canali e di altri [citazione necessaria], che fanno risalire direttamente a Mussolini l'ordine di assassinare il deputato socialista. 
Secondo queste ricostruzioni il capo del fascismo intendeva impedire che Matteotti denunciasse alla Camera un grave caso di corruzione che avrebbe riguardato lo stesso Mussolini (oltre a diversi gerarchi fascisti ed esponenti dei Savoia), il quale, pochi mesi prima, avrebbe concesso alla società petrolifera americana Sinclair Oil (al tempo una controllata della Standard Oil), in cambio di tangenti, l'esclusiva per la ricerca e lo sfruttamento di tutti i giacimenti petroliferi presenti nel sottosuolo italiano e in quello delle colonie. 
Il corpo di Matteotti fu ritrovato dal cane di un guardiacaccia il 16 agosto. Dal 16 marzo al 24 marzo 1926 si tenne a Chieti il processo contro i suoi assassini che si concluse con 3 assoluzioni (per Panzeri, che non partecipò attivamente al rapimento, Malacria e Viola) e tre condanne a cinque anni, undici mesi e venti giorni di carcere per Dumini, Volpi e Poveromo. 
Mussolini, in un noto discorso tenuto alla Camera il 3 gennaio 1925, si assunse direttamente e personalmente le responsabilità delle violenze fasciste che si erano susseguite in quegli anni: lo scopo della dichiarazione era evidentemente quello di compiere un atto di forza politica. «Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!» (Benito Mussolini, discorso alle Camere del 3 gennaio 1925).
Con questo discorso gli storici fanno convenzionalmente iniziare la fase dittatoriale del fascismo. Carlo Silvestri - giornalista al tempo in forza al Corriere della Sera, di fede socialista e amico fraterno di Filippo Turati - fu uno fra i grandi accusatori di Benito Mussolini in rapporto al delitto Matteotti, ma ammise successivamente di aver accentuato le proprie accuse per puri fini di convenienza politica.

13.8.10

PRIOLO: LA BAIA DEI LUPI - NEL MEDITERRANEO LA CATASTROFE ANBIENTALE

Nel cuore del Mediterraneo una delle peggiori catastrofi ambientali di tutti i tempi.



Una anticipazione del grosso lavoro realizzato dai nostri amici di "Nois" e "C4 Production" sul triangolo industriale della morte Priolo, Augusta, Melilli. Il titolo del documentario-inchiesta è "La Baia dei Lupi". Nel cuore del Mediterraneo una delle peggiori catastrofi ambientali di tutti i tempi.

10.8.10

INQUINAMENTO AMBIENTALE DALLA ESSO DI AUGUSTA

Massiccio inquinamento atmosferico provocato da sfiaccolamenti continui iniziati intorno alle 16:30 di domenica 18 luglio 2010 e durati per l'intera nottata.
"TENTATA STRAGE" è stato definito dal Comitato melillese "NO rigassificatore" questo nuovo black-out alla raffineria Esso di Augusta che avviene, con le medesime modalità, a distanza di due mesi dall'altro, registrato il 12 maggio 2010 poco prima della mezzanotte.
Consulta quella notizia:
http://priolo.altervista.org/black-out_esso.htm
Altri video:
http://www.youtube.com/user/salvomac#p/a/u/2/gl1-T-NDGmE

31.7.10

LAMBRO: NUOVO SVERSAMENTO DI IDROCARBURI NEL FIUME

MONZA, 29 LUG - Durante la scorsa notte gli agenti della Polizia Provinciale con i volontari delle Gev e i sommozzatori della Protezione civile hanno effettuato un intervento di contenimento sulle sponde del fiume Lambro, nel tratto vicino al Parco di Monza, dove era stato segnalato gia' dal pomeriggio di ieri uno sversamento di idrocarburi nelle acque del fiume. Sono state installate barriere oleoassorbenti e una quindicina di cuscinetti per contenere gli olii industriali riversati nel fiume, probabilmente a causa del lavaggio di qualche cisterna.(ANSA)

19.7.10

UN PRODOTTO HIGH TECH CONTRO LA MAREA NERA

Il tessuto della ditta HeiQ sarà testato sulle coste del Golfo del
 Messico.
Il tessuto della ditta HeiQ sarà testato sulle coste del Golfo del Messico. (ZVG)

Una tecnologia di punta sviluppata dalla ditta svizzera HeiQ potrebbe contribuire a ridurre le conseguenze della marea nera nel Golfo del Messico. Prossimamente verranno effettuati dei test sulle coste meridionali degli Stati uniti.
Lo sviluppo di questa tecnologia ha suscitato grande interesse a Washington, svela il direttore della ditta HeiQ Carlo Centonze a swissinfo.ch. «Rappresentanti dell’esercito e dell’ambasciata americani sono entusiasti del nostro tessuto high tech capace di separare il petrolio dall’acqua. Al momento si stanno svolgendo i preparativi affinché sia possibile effettuare gratuitamente i primi test sul posto della catastrofe ecologica».
Dal punto di vista logistico, il progetto denominato Oilguard presuppone un grande sforzo. «Da una parte è necessaria l’autorizzazione delle autorità statunitensi, dall’altra ci serve il supporto della Guardia nazionale americana (è una forza militare composta da riservisti, ndr.) per poter testare il nuovo materiale in maniera indicativa», sottolinea Carlo Centonze.

Separare il petrolio dall’acqua
Tutti i partecipanti al progetto Oilguard sono ai blocchi di partenza. «Il campione di tessuto lungo 500 metri e largo 5,5 metri è in viaggio verso gli Stati uniti», spiega a swissinfo.ch Carsten Otte, la portavoce della ditta TWE, produttrice del tessuto in Germania.
Dopo le disarmanti notizie provenienti dal luogo della catastrofe ecologica, la soluzione proposta dalla HeiQ sembra quasi un’ancora di salvezza per la popolazione e le autorità americane confrontate con la marea nera. La ditta con sede a Zurzach, nel canton Argovia, specializzata nello sviluppo di prodotti di alta tecnologia, ha creato infatti uno sostanza chimica idrorepellente, ma capace di assorbire il petrolio con cui viene trattato il tessuto prodotto dall’azienda TWE.
Stando agli esperti, l’utilizzo di questo ritrovato dovrebbe permettere di assorbire parte del greggio fuoriuscito in seguito all’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon.

A quando l’utilizzo?
British Petroleum (BP), responsabile con la ditta americana Transocean della catastrofe ecologica nel Golfo del Messico, ha scelto, fra le 20'000 proposte per combattere la peste nera perventuele da tutto il mondo, quella della HeiQ e TWE.
La tecnologia proveniente dalla Svizzera pare infatti garantire un certo successo nella lotta contro la marea nera. Prima che il progetto Oilguard abbia però davvero inizio, si dovranno attendere i risultati dei test effettuati sulle coste meridionali degli Stati uniti.
Al momento, TWE e HeiQ possono fabbricare giornalmente 30 tonnellate di tessuto trattato con il prodotto della ditta di Zurzach. Complessivamente si potranno stendere 10 chilometri di barriere sulle coste. A corto termine, la produzione potrebbe essere aumentata fino a 300 chilometri al giorno, spiega il portavoce delle ditte coinvolte.
Se il progetto Oilguard dovesse aver successo, per la ditta svizzera si prospetterebbe un periodo di vacche grasse. «La nostra produzione potrebbe decuplicarsi, ciò che porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore delle tecnologia d’avanguardia», sottolinea Carlo Centonze, suggerendo comunque cautela poiché «non possediamo la bacchetta magica, ma soltanto una possibile soluzione a un problema di immani dimensioni».

Non è una panacea
«La tecnologia sviluppata dalla HeiQ può venire in soccorso all’industria turistica grazie al suo utilizzo sulle spiagge», spiega Alexander Hauri di Greenpeace Svizzera a swissinfo.ch.
Nelle ultime settimane la BP è riuscita finalmente a contenere la fuoriuscita del greggio grazie all’applicazione di un imbuto sul pozzo danneggiato. Stando agli esperti del governo federale, questo ennesimo tentativo della ditta britannica riesce però soltanto a risucchiare 15, dei 60 mila barili che sgorgano giornalmente.
Anche esperti indipendenti mettono in guardia dalle eccessive aspettative riposte nel prodotto. Infatti, teoreticamente il tessuto può assorbire fino a un terzo del petrolio presente in acqua, ma non può essere considerato una panacea per risolvere il disastro ambientale e salvare il fragile ecosistema del delta del Mississippi, già ormai ampiamente compromesso.

Fonte

18.7.10

L'ALLARME DI LEGAMBIENTE: 100 TRIVELLE MINACCIANO L'ITALIA

Rilasciati 95 permessi di ricerca degli idrocarburi: 24 in mare e 71 sulla terraferma. Riguarda anche le aree marine protette.
vari giacimenti 400parco curone 400parco curone 2 400parco curone 4 400giacimento petrolifero 400nave otranto 400
Legambiente presenta il dossier Texas Italia
La folle corsa all’oro nero made in Italy. Ad oggi nel Belpaese sono stati rilasciati 95 permessi di ricerca di idrocarburi, di cui 24 amare, interessando un’area di circa 11 mila chilometri quadrati (kmq), e 71 aterra, per oltre 25 mila kmq. A queste si devono aggiungere le 65 istanze presentate solo negli ultimi due anni, di cui ben 41 amare per una superficie di 23 mila kmq.
Sono solo alcuni dei numeri del dossier nazionale Texas Italia di Legambiente ha presentato oggi da Goletta Verde a Monopoli (Ba), in occasione della Tavola Rotonda “La minaccia del petrolio sul futuro sostenibile della Puglia”. A parlare di tutti i dati e i rischi connessi all’estrazione del petrolio italiano sono stati: Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico Legambiente, Francesco TarantiniSimone Andreotti, Responsabile Protezione Civile Legambiente, Fabiano Amati, Assessore Protezione Civile della Regione Puglia, e Emilio Romani, Sindaco di Monopoli. Presidente Legambiente Puglia.
Rilanciata in nome di una presunta indipendenza energetica, la corsa all’oro nero italiano, stando alla localizzazione delle riserve disponibili, riguarda in particolare il mare e non risparmia neanche le Aree Marine Protette.  Sono interessati il mar Adriatico centro-meridionale, lo Ionio e il Canale di Sicilia.
Tra le ultime istanze presentate c’è la richiesta della Petroceltic Italia di permessi di ricerca nell’intero specchio di mare compreso tra la costa Teramana e le isole Tremiti. Queste ultime in particolare sono minacciate anche da un’altra richiesta per un’area di mare di 730 kmq a ridosso delle isole. Sotto assedio anche mare e coste sarde, sulle quali pendono due recenti istanze della Saras e due più vecchie della Puma Petroleum, per un totale di 1.838 kmq nel golfo di Oristano e di Cagliari; la stessa società detiene una richiesta anche nello splendido specchio di mare tra l’isola d’Elba e quella di Montecristo, 643 kmq in pieno Santuario dei Cetacei all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
È delle scorse settimane, infine, la notizia della partenza di una nave commissionata dalla Shell, che ha il compito di eseguire studi e prospezioni per individuare quello che viene considerato, usando le parole della stessa Shell Italia “un autentico tesoro” che porterebbe l’Italia a confermarsi “il Paese con più idrocarburi dell’Europa continentale”. Peccato che anche in questo caso le attività estrattive mal si combinerebbero con l’Area Marina Protetta delle isole Egadi e con un’economia basata prevalentemente su turismo e pesca.
Nei nostri mari oggi operano 9 piattaforme per un totale di 76 pozzi, da cui si estrae olio greggio. Due sono localizzate di fronte la costa marchigiana (Civitanova Marche - MC), tre di fronte quella abruzzese (Vasto - CH) e le altre quattro nel canale di Sicilia di fronte il tratto di costa tra Gela e Ragusa.
Passando dal mare alla terra, le aree del Paese interessate dall’estrazione di idrocarburi sono la Basilicata, storicamente sede dei più grandi pozzi e dove si estrae oltre il 70% del petrolio nazionale proveniente dai giacimenti della Val d’Agri (Eni e Shell), l’Emilia Romagna, il Lazio, la Lombardia, il Molise, il Piemonte e la Sicilia.
Complessivamente lo scorso anno in Italia sono state estratte 4,5 milioni di tonnellate di petrolio, circa il 6% dei consumi totali nazionali di greggio. Ma la quantità rischia di aumentare, perché stanno aumentando sempre di più le istanze e i permessi di ricerca di greggio nel mare e sul territorio italiano.
Una ricerca forsennata per individuare ed estrarre le 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del Ministero dello sviluppo economico, sono ancora recuperabili da mare e terra italiani. Ma il gioco non vale la candela. Infatti, visto che il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno, le riserve di oro nero made in Italy agli attuali ritmi di consumo consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi. Ma estrarre il greggio nostrano fino all’ultimo barile sarebbe un’ipoteca sul nostro futuro.
Nonostante ciò è già partita una “lottizzazione” senza scrupoli del mare italiano, che per ironia della sorte avanza inesorabilmente proprio quando l’attenzione internazionale è concentrata sul disastro ambientale nel Golfo del Messico causato dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della BP (British Petroleum).
“In seguito a questo gravissimo incidente – commenta Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente -  sono state davvero propagandistiche le risposte date dal nostro governo. Il 3 maggio scorso, l'ex ministro Scajola ha convocato i rappresentanti degli operatori offshore per avere notizie sui sistemi di sicurezza ed emergenza senza risultati concreti. È importante notare che il risanamento per  un incidente come quello americano nel nostro paese non sarebbe risarcito in maniera adeguata dai responsabili. Infatti ancora oggi le nostre leggi non hanno ancora risolto il problema del risarcimento in caso di disastro ambientale e inoltre le piattaforme non sono coperte dalle convenzioni internazionali. Altrettanto propagandistico ci è sembrato il provvedimento preso dal governo italiano a tutela di mare e coste nello schema di decreto di riforma del codice ambientale, approvato in Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo”.
Le attività di ricerca ed estrazione di petrolio verrebbero vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l'intero perimetro costiero nazionale, limite che sale a 12 miglia per le Aree Marine Protette. Al di fuori di queste aree, le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi verrebbero sottoposte a valutazione di impatto ambientale (Via). La norma si applicherebbe anche ai procedimenti autorizzativi in corso.
“Si tratta di un provvedimento dall'efficacia davvero relativa – prosegue Stefano Ciafani -. La norma non si applica infatti a pozzi e piattaforme esistenti. E poi cosa cambierebbe se un incidente avvenisse in un pozzo o una piattaforma localizzata al di là di 5 o 12 miglia dalle coste? In caso di incidente sarebbe comunque un dramma per i nostri mari e per il Mediterraneo. Se spostassimo, infatti, la marea nera che sta inquinando il Golfo del Messico nell`Adriatico la sua estensione si spingerebbe da Trieste al Gargano”.
Si tratta poi di una norma che contraddice quanto lo stesso governo Berlusconi aveva approvato con la legge Sviluppo del luglio 2009 quando aveva invece semplificato le procedure di Via rendendo la corsa all'oro nero più semplice.
Le istanze e i permessi di ricerca vengono poi valutati secondo un procedimento unico che coinvolge i diversi soggetti interessati. Se l’area in questione è su terra oltre lo Stato vengono coinvolti anche gli Enti locali (Regioni, Province e Comuni), mentre se il permesso è per eseguire ricerche sul sottofondo marino è previsto solo il parere da parte dello Stato e gli Enti locali sono esclusi dalle procedure, anche quando si tratta di aree a ridosso della costa, in cui un’attività di questo tipo modificherebbe non poco le attività economiche, turistiche e di altro tipo svolte dalle comunità che vivono sul mare.
Proprio la facilità delle procedure e il mancato coinvolgimento delle comunità locali sono, insieme ad un costo del barile che è tornato a livelli importanti (tra 75 e 80 dollari per barile), tra le cause principali della proliferazione delle istanze per i permessi di ricerca in mare. Richieste avanzate nella maggior parte dei casi, da imprese straniere come la Northern Petroleum (UK) e la Petroceltic Elsa, che da sole rappresentano circa il 50% delle istanze presentate negli ultimi due anni per un totale di 11mila kmq, che rischiano di essere ceduti in nome del petrolio e di una fantomatica indipendenza energetica, che di certo non si ottiene attraverso un rilancio dell’estrazione petrolifera in Italia, sa maggior ragione se a farla sono le imprese straniere.
Il gioco non vale la candela neanche dal punto di vista occupazionale. Le ultime stime di Assomineraria quantificano la rilevanza economica e occupazionale del settore estrattivo in Italia come segue: un risparmio di 100 miliardi di euro nelle importazioni di greggio dall’estero nei prossimi 25 anni e la creazione di 34mila posti di lavoro. Numeri che non reggono se confrontati con un investimento nel settore della green economy e delle rinnovabili. Anziché investire nella folle corsa all’oro nero e all’atomo si dovrebbe puntare con decisione sullo sviluppo di efficienza energetica e fonti pulite, un settore capace di creare solo in Italia dai 150 ai 200 mila posti di lavoro entro il 2020 e capace di traghettare il paese verso un’econoomia a basso tenore di carbonio, una trasformazione necessaria, visti gli obiettivi vincolanti degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, a partire da quello Europeo fissato per il 2020 (20% risparmio energetico, 20% produzione da fonti rinnovabili, 20% riduzione emissioni di CO2).
Fonte  

Torri in alto mare 

23.5.10

L'ONDA NERA DELLA BP


E' passato quasi un mese dall'esplosione della Deepwater Horizon e a nulla sono valsi i tentativi per arginare la marea nera: il pozzo non è ancora stato chiuso e il petrolio inizia ad arrivare sulle coste. Il nostro team sul posto – prima di essere allontanato dalla Guardia costiera - ha fotografato una spiaggia ricoperta da uno strato di catrame denso e viscoso nell'area di South Pass, in Louisiana, vicino alla foce del fiume Missisipi.
Prima avvelenano il mare con i disperdenti chimici per far sparire il petrolio e adesso allontanano chi cerca di monitorare e documentare l'espandersi del disastro. Recenti stime confermano le nostre ipotesi che la reale fuoruscita di petrolio sia di ben dieci volte più grande di quanto dichiarato da BP: ecco perché si cerca di nascondere agli occhi dell'opinione pubblica l'entità di questo disastro.
In documenti ufficiali, compilati prima di ricevere l'autorizzazione per queste esplorazioni petrolifere, la compagnia affermava che era improbabile si verificasse una catastrofe, e che, in caso di disastro, le 50 miglia di distanza dalla costa avrebbero reso altrettanto improbabile un interessamento della costa. BP ha veramente fatto male i sui conti!
Il rischio delle perforazioni petrolifere offshore è troppo alto per l'ambiente e per le popolazioni. Eppure è di pochi giorni fa la notizia che i piani della Shell per iniziare perforazioni petrolifere in Alaska stanno andando avanti, mentre anche nel nostro Mediterraneo le richieste di autorizzazioni aumentano, soprattutto in Adriatico e nel Canale di Sicilia.
È ora che i governi abbandonino il cammino delle energie fossili e investano con decisione in energie rinnovabili.

Vedi anche

Grazie!

Giorgia Monti
Responsabile Campagna Mare
Greenpeace Italia

20.10.09

LA DEMOCRAZIA SI ESPORTA NEL NOME DEL PETROLIO




"In nome del petrolio - la verità scomoda": è il titolo dell'inchiesta di Rainews24 sulla missione italiana in Iraq. Nel reportage è stato mostrato un dossier del governo, redatto sei mesi prima della guerra in Iraq, nel quale già si indicava Nassiriya come località strategica per l'Italia, rispetto ai nostri interessi petroliferi. Foto, filmati e testimonianze sull'attività del contingente italiano dimostrano come il motivo principale della nostra presenza a Nassiriya sia la protezione di oleodotti e raffinerie, in una zona ricchissima di giacimenti.

FINE DELLA MISSIONE A NASSIRYA PER L'ITALIA : L' Eni si è aggiudicata Zubair , uno dei maggiori giacimenti di petrolio al mondo.

Londra, 14-10-2009
"Zubair è uno dei maggiori giacimenti di petrolio al mondo". Non nasconde la soddisfazione l'ad Eni, Paolo Scaroni, in un'intervista al Financial Times: il cane a sei zampe si è aggiudicato la concessione per lo sviluppo del giacimento 'giant' Zubair, in Iraq.
Il campo, spiega Scaroni, "è uno dei pochi in grado di produrre più di un milione di barili al giorno". Scaroni ha poi precisato che l'obiettivo di innalzare la produzione del campo da 200.000 barili al giorno a 1,125 milioni entro sette anni potrebbe richiedere investimenti per circa 10 miliardi di dollari.

No allo spezzatino
L'idea del fondo Knight Vinke, l'azionista Eni che preme per una separazione delle attività del gas da quelle del petrolio, "distruggerebbe valore" del gruppo petrolifero, sostiene Scaroni sul Financial Times.

"Essere cosi' grandi nel gas - afferma Scaroni - è molto positivo per la nostra attivita' petrolifera. Il semplice fatto che compriamo gas dall'Algeria, dalla Libia e dall'Egitto ci rende leader nell'upstream (petrolifero) in questi tre Paesi, che rappresentano cosi' il 40% del nostro upstream petrolifero". Nell'intervista, Scaroni nega anche qualsiasi interesse nel nucleare italiano, su cui invece spinge il fondo Knight Vinke: "Al momento - spiega - non fa parte dei nostri piani".

Greggio verso i 70 euro
Nell'intervista, Scaroni si sofferma anche sul prezzo del petrolio, giudicando "realistico" un livello intorno ai 70 dollari e affermando che la crisi ha inciso sui prezzi meno del previsto: "Sono piuttosto sorpreso dai livelli dei prezzi del petrolio attuali, perche' pensavo che sarebbero stati molto più bassi"


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Luciana P. Pellegreffi

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