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9 gennaio 2013

MILANO, assemblea di CAMBIARE SI PUO’, Camera del Lavoro, 9.1.13 ore 20.00-23.00.

Avvilimento e tristezza.
Un’assemblea che si doveva concludere con serenità, magari entusiasmo perchè no?, fiducia e unità, è stata gestita in malo modo: presentazione di 4 candidature blindate, nell’ordine: Vittorio Agnoletto, Titti Benvenuto, Domenico Finiguerra, Annalisa Minutillo, poste come scelta della presidenza, ma da subito emerge che non vi è stata unanimità.

Premessa: la mozione approvata dall'assemblea di Cambiare si può del 16 dicembre 2012 prevedeva a proposito di candidature: “si propone a questa assemblea di affidare alla sua presidenza, equamente composta dai soggetti che l’hanno promossa (La Lista Civica Italiana, Alba, PRC e Domenico Finiguerra fondatore del Forum Salviamo il Paesaggio e Stop al Consumo di Territorio nonché attivo da anni sul territorio in lotte ambientaliste e contro la speculazione), il compito di raccogliere le candidature presentate e di ricomporle in una proposta unitaria nel rispetto dei criteri sopra enunciati, per sottoporla alla prossima assemblea.”

La Presidenza ha raggiunto un accordo su una proposta unitaria? No, ma la presenta come tale.

Domenico Finiguerra, Roberto Brambilla (Lista Civica Italiana) e Guido Viale (Alba) hanno avanzato una proposta di mediazione: trasformare i 4 nomi in una rosa, senza imporre un ordine.

Brambillà Gianluigi (Alba Martesana) propone altri 4 nomi: Domenico Finiguerra, Luciano Mulhbauer, Isa Pilotillo, Massimo Gatti.

Vi è un disagio crescente nell’assemblea condotta dal segretario provinciale del PRC che è presente in aula in modo maggioritario e si coglie una certa rigidità nella gestione delle reazioni o degli interventi “non previsti” dalla platea, o che escono dallo schema canonico: introduzione, dibattito (con le sfilate di rito), votazione.

Nulla è concesso all’ascolto o alla gestione delle diversità di opinioni. La serata si deve chiudere velocemente con la votazione dell’unica mozione portata ai voti e garantita dalle presenze di schieramento.

Domenco Finiguerra prima di abbandonare l’aula chiede di togliere il suo nome dalle candidature non riconoscendo più la legittimità dell’assemblea trasformatasi da “Cambiare si può” a riunione del PRC e non volendo essere compreso tra i candidati proposti da Rifondazione. Successivamente vi sono state reazioni di intolleranza, pessimi commenti e uscite dall’aula. Credo che molti, come me, si siano chiesti a quale cambiamento si stesse assistendo.

Alla fine si vota la sola mozione della presidenza con i nomi blindati, Finiguerra compreso. Votanti 500: favorevoli 463, contrari 14, astenuti 23.

Perché non sono andate a mozione anche le proposte di allargamento delle candidature e quella degli altri 4 nomi proposti da Alba?

La presidenza ha dichiarato che occorreva fare “una sintesi” in seguito alla richiesta di spiegare come si è giunti alla scelta dei 4 nomi proposti. Ma fare sintesi significa trovare una mediazione. No? Evidentemente no.

E’ stato chiesto di comunicare le preferenze per candidato ricevute via mail, ma la presidenza a glissato e non ha risposto. Sembrerebbe che il più votato non sia il capolista presentato.

Conclusione:

- dibattito carente dall’origine sul contenuto e i metodi seguiti/da seguire, non dichiarati e non decisi dall’assemblea (es. elenco anche in rete dei candidati e voti ricevuti, criteri decisionali altri, ecc.) per un diffuso e trasparente processo decisionale e gestionale;

- in mancanza di unanimità nella scelta dei candidati, e non ne faccio una questione di nomi ma di metodo e contenuto, la presidenza avrebbe dovuto rimettersi al voto collegiale - anche via internet a cui chiunque avrebbe potuto accedervi stabilendo chiari meccanismi di controllo e verifica dei votanti: una testa, un voto.

Certo, magari si sarebbe rischiato di modificare le lottizzazioni ... ma che volete, la partecipazione e la democrazia sono anche questo.

Un'altra grande occasione persa che dimostra ancora che il cambiamento non può avvenire per dichiarazioni d’intenti di questo o quel partito, ma come sempre passa attraverso rapporti di forza che la cittadinanza politicamente attiva non ha ancora saputo o potuto esprimere. Ognuno ha le sue responsabilità.

Le specie sopravvivono con l’adattamento alle mutate condizioni ambientali. Chi non cambia muore.

“Cambiare si deve!” … “Cambiare si può.” .... “Cambiare si potrebbe?”

Luciana P. Pellegreffi

P.S. Chi scrive ha votato a favore di una lista comune, avente come candidato premier Antonio Ingroia e per la formazione di liste nelle quali è comunque previsto l'inserimento dei segretari politici di Idv, Comunisti italiani, Verdi e Rifondazione comunista. Ultimo atto di fede.

Per informazione: SI = 4.468 pari al 64,7%; NO = 2.088 pari al 30,2%, astenuti = 352 pari al 5,1%. Voti validi 6.908 su circa 13.200 aderenti all'Appello.


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