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11 ottobre 2011

Bilancio, governo battuto in Aula. Pdl: ''Berlusconi chieda fiducia''. Opposizioni: ''Deve dimettersi''


Roma - (Adnkronos) - Respinto alla Camera l'articolo 1 del Ddl di rendiconto 2010. Fini: ''Fatto senza precedenti, evidenti implicazioni politiche''. Bersani: ''Berlusconi ora vada al Colle''. Tra gli assenti Scajola, Tremonti e i 'responsabili'. Bossi parla con i cronisti e manca il voto. Schifani: "Basta con confronto esasperato". Compravendita deputati, nuovi esposti Idv. Corte dei Conti boccia riforma fiscale. Intercettazioni, rinviato il voto. Lega: ''Ritirarlo, le priorità sono altre''  

Roma, 11 ott. (Adnkronos) - Il governo è stato battuto in Aula alla Camera sull'assestamento di bilancio. L'Aula ha respinto l'articolo 1 del Ddl di rendiconto 2010. Dopo che la maggioranza è andata sotto, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha rinviato a domani i lavori. In mattinata si riunirà la Giunta regolamento della Camera, poi ci sarà la Conferenza dei capigruppo. L'Aula riprenderà alle ore 13 con le comunicazioni del presidente.
Appena il governo è stato battuto, Berlusconi, dopo un breve colloquio con Giulio Tremonti, ha lasciato l'Aula. ''Ci dicano dove è andato il presidente del Consiglio -ha chiesto Pino Pisicchio dell'Idv- che aspetta Berlusconi ad andare dal presidente della Repubblica? E' evidente che questo governo non ha la maggioranza''.

Rincara Gianluca Galletti dell'Udc: ''una cosa del genere non è mai successa nella storia della Repubblica. Berlusconi ne tragga le conseguenze''. E Giorgio la Malfa: ''a differenza di altri casi, il governo non è in grado di presentare un testo diverso, non può visto che si tratta di rendiconto. Berlusconi deve andare a dimettersi''.
Interviene Gianfranco Fini: ''il presidente della commissione Giorgetti ha chiesto di sospendere la seduta per un'ora. Mi sembra giusto, date anche le evidenti implicazioni di carattere politico dell'accaduto''.
Prende la parola Roberto Giachetti per chiedere di aggiornare l'aula direttamente a domani. Proposta accettata, con l'assenso del presidente della commissione Bilancio.
E' un fatto che non ha precedenti, avrebbe poi detto Fini, nel corso della conferenza dei capigruppo, commentando quanto accaduto in Aula e stabilendo quindi che venisse convocata la Giunta per il Regolamento per decidere se, dopo la bocciatura, sia possibile andare avanti.
Sono 14 (con Alfonso Papa, però) i deputati del Pdl che non hanno partecipato al voto . Tra questi, spicca il nome di Claudio Scajola, reduce da un lungo incontro con Berlusconi (''E' stata una chiacchierata sincera tra amici'', ha commentato uscendo da Palazzo Grazioli). Tra gli altri, mancavano Antonio Martino, Piero Testoni, Giustina Destro.
Sei gli assenti di Popolo e territorio, a partire da Domenico Scilipoti. Assente anche Gianfranco Miccichè. Nel Misto mancava tra gli altri Andrea Ronchi. Non c'era nemmeno Umberto Bossi, che si è fermato a parlare con i cronisti e ha mancato, di un soffio, il voto. Assente anche l'altro leghista Matteo Bragantini.
Andando per gruppo, sono stati tre gli assenti del Pd, tre di Fli e tre dell'Udc compreso il leader Pier Ferdinando Casini. Alla voce 'in missione', invece, figurano Roberto Maroni, Franco Frattini, Giulio Tremonti (che però a un certo punto è entrato in Aula), Catia Polidori, tra gli altri. Le percentuali dicono che Idv aveva un 95% di presenze, la Lega il 93%, il Misto il 76%, il Pd il 98%, Pdl il 92, Pt il 75%, l'Udc l'88%.
Il premier, secondo fonti parlamentari della maggioranza, subito dopo il voto, ha raggiunto scuro in volto l'aula del governo di Montecitorio, con in mano l'elenco degli assenti. In particolare, Berlusconi avrebbe storto il naso proprio per l'assenza al voto dei due big al voto, Giulio Tremonti e Scajola.
Il voto di oggi, spiega Ignazio La Russa, è stato determinato da ''assenze occasionali'' e dalla bocciatura di un articolo di un provvedimento non può derivare la conseguenza che il governo non ha la maggioranza in Parlamento. ''Deciderà il presidente del Consiglio - aggiunge -, per me sarebbe corretto mettere subito un voto di fiducia per vedere se il governo c'è o non c'è''.
Solo con un voto di fiducia, ragiona il ministro della Difesa, si capirà se il governo ha la maggioranza, altrimenti ''le conseguenze politiche sarebbero inevitabili''. Quanto alle assenze di oggi, il coordinatore del Pdl minimizza: ''Non c'è nessuna dietrologia da fare, alcuni erano assenti perché impegnati in attività istituzionali, altri sono arrivati trafelati, un attimo in ritardo, come Tremonti...''.
Ma l'opposizione va all'attacco e chiede le dimissioni del premier. "Berlusconi si convinca ad andare al Quirinale", dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Un governo bocciato sul consuntivo non può fare l'assestamento di bilancio, un governo che non può fare l'assestamento non c'è più", prosegue.
Quanto accaduto oggi aggiunge alle "ragioni politiche della crisi anche ragioni strutturali. Berlusconi si convinca ad andare al Quirinale", sottolinea il segretario del Pd. "Noi oggi siamo stati molto abili - osserva Bersani - se guardate all'evoluzione delle votazioni. E comunque noi siamo stati bravi, ma loro hanno problemi. Berlusconi è arrivato in aula" non avendo compreso la situazione, "ha sottovalutato i problemi perché ormai ha perso il polso dei suoi".
''Non si tratta di un incidente - afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro -, ma di un atto politico uguale alla sfiducia del Parlamento nei confronti di questo governo, perché bocciare il bilancio dello Stato vuol dire bocciare l'atto fondamentale su cui si fonda l'attività di governo''.
''Questa bocciatura non può essere rivista con qualche emendamento e qualche riproposizione in aula. In un Paese normale, anche nella famigerata Prima Repubblica, il governo si sarebbe immediatamente recato dal Capo dello Stato per rimettere nelle sue mani ogni decisione, comprese le dimissioni'', sottolinea. ''Il governo Berlusconi non lo farà e noi ci auguriamo che il capo dello Stato possa autonomamente prendere atto che questo Parlamento è ormai asfittico, perché non ha più nulla da dire e da dare al Paese. Prima che sai troppo tardi ponga fine al governo Berlusconi e ci mandi a elezioni anticipate'', conclude Di Pietro.
Per il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, "il governo dimostra ogni giorno di più di non avere i numeri per andare avanti. I passi falsi alla Camera sono ormai all'ordine del giorno e a questo punto Pdl e Lega non possono nemmeno più affermare di avere i numeri per governare. Berlusconi ne prenda atto e si dimetta".

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