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8 dicembre 2010

«DISOBBEDIAMO» I LAVORATORI FRANCESI OGGI RESISTONO COSI'

PARIGI. Le grandi manifestazioni che hanno attraversato la Francia quest'autunno marciano al grido di «resistenza». La protesta non è riuscita a piegare il governo sulla riforma delle pensioni, ma è venuto in primo piano un malessere sempre più diffuso verso i tagli che subiscono ormai da anni tutti i servizi pubblici, dalla scuola agli ospedali. Visto che l'azione sindacale classica resta ormai troppo sovente senza risposta, si sta formando un movimento che invoca la «resistenza» allo smantallamento progressivo dei servizi pubblici. Per la prima volta, lo scorso fine settimana, si è svolto un Forum delle resistenze nei servizi pubblici.
«Siete insegnanti, impiegati del Pôle Emploi (il collocamento pubblico), impiegati delle poste, della forestale, ospedalieri, psichiatri, ricercatori, magistrati, poliziotti - diceva l'invito a partecipare - non accettate la volontà politica attuale che snatura la vostra professione e schiaccia la votra etica del lavoro, non vi rassegnate ad applicare le direttive del governo che smantellano le conquiste della società contenute nel programma del Consiglio nazionale della resistenza, sentite il bisogno urgente di rifiutare il disimpegno dello stato che minaccia gravemente i servizi pubblici e la coesione sociale». Hanno risposto all'appello lavoratori di numerosi settori, dai maestri elementari - i primi ad aver redatto una «carta» per spiegare la decisione di non obbedire ad alcune direttive governative - fino ai dipendenti di Edf e Gdf, le società francesi dell'eletricità e del gas. Queste persone, che hanno deciso di disobbedire, si stanno organizzando in una rete, per meglio difendersi. C'è «una constatazione condivisa tra tutti - spiegano al Forum - Il governo mostra la volontà di instaurare dappertutto valutazione e competizione, di imporre schedature e repressione: e tutto questo porterà a un servizio pubblico di minore qualità».
Qualche mese fa, c'era stato l'Appel des appels, che aveva riassunto in un solo testo le motivazioni della resistenza allo smantellamento dei servizi pubblici. Tra i lavoratori di Edf e Gdf ha preso piede il movimento Robin Hood: alcuni lavoratori rifiutano di tagliare la luce a famiglie che non pagano perché non ce la fanno. Dominique Liot, per esempio, che lavora a Tolosa, è stato sospeso per tre settimane nel gennaio scorso, perché non se l'era sentita di tagliare la corrente (e quindi anche il riscaldamento) a una famiglia che aveva una bambina di 2 anni e che non riusciva più a pagare la bolletta. In molte elementari, c'è un movimento di insegnanti che rifiuta la valutazione pressocché meccanica degli allievi fin dalla seconda elementare, che porta a una selezione mascherata. Alla Posta c'è chi non obbedisce all'ingiunzione della direzione di vendere i prodotti commerciali tascurando la relazione con gli utenti, management che considerano un ulteriore passo verso la privatizzazione. «Quando qualcosa è legale ma non ci pare legittimo, bisogna saper disobbedire», spiega Stéphane Hessel, grande resistente ed ex ambasciatore, facendo riferimento a Vichy.





























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