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7 dicembre 2010

BERLUSCONI NON ARRETRA: OTTERRO' LA FIDUCIA

 
Yasmin Inangiray.  ROMA - Silvio Berlusconi tira dritto e non modifica la sua strategia. Non ha nessuna intenzione di dimettersi prima del voto di fiducia (come chiesto da Fli e Udc) convinto di poter andare alla 'conta' in aula ottenendo la fiducia. ''Devo andare avanti, un mio successore non c'e', otterro' la fiducia sia alla Camera che al Senato'', dice parlando ad una festa del Pdl in Emilia Romagna. Intanto boccia qualsiasi ipotesi di riforma delle legge elettorale. ''Sarebbe un grave danno cambiarla'', dice ancora facendo riferimento al rischio di un ritorno alla prima Repubblica.
Ma e' proprio sul pallottoliere che si gioca la guerra di nervi di queste ore: Se i finiani ribadiscono che il governo non ha la maggioranza alla Camera, il Cavaliere e' convinto esattamente del contrario. Quindi, in vista del 14 la tensione continua a salire. Gianfranco Fini chiarisce che non ci ''saranno ribaltoni'' ed invita il presidente del Consiglio a fare un un bagno di umilta'. Piu' duro Pier Ferdinando Casini che replica a quanto detto ieri dal premier: ''Se siamo vecchi noi, ed e' vero, lui - e' catacombale''. Poi propone di trovare, insieme al centrodestra, un candidato giovane per Palazzo Chigi. Salvo sorprese, dunque, difficilmente la situazione puo' mutare prima dell'appuntamento in Aula, anche se nelle file della maggioranza si pensa gia' al dopo. E cioe' agli scenari possibili nel caso in cui il governo dovesse ottenere la fiducia, anche solo per un voto. Sulla carta i numeri non basterebbero per far dormire sonni tranquilli al Cavaliere ma c'e' chi confida in qualche assenza 'tattica' martedi' nell'Aula di Montecitorio magari tra le file del gruppo misto oppure nel drappello di radicali. Il premier a quel punto, incassata la fiducia , potrebbe salire al Colle per rassegnare le dimissioni con l'obiettivo di riottenere subito l'incarico e provare ad allargare le maglie della maggioranza all'Udc, si ragiona nel Popolo della liberta', magari offrendo delle garanzie come ad esempio la modifica della legge elettorale. In quest'ottica, secondo diversi dirigenti del Pdl, andrebbero lette le parole del capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto disponibile a riaprire la trattativa per modificare l'attuale sistema elettorale. Ancora da decifrare pienamente il silenzio di Umberto Bossi di questi giorni. Anche se a ribadire la lealta' a presidente del Consiglio ci pensa il ministro dell'Interno Roberto Maroni: ''Penso che sarebbe da 118 sovvertire il voto popolare: il popolo sovrano decide e ha deciso che a governarlo dal 2008 fosse Berlusconi'', mette in chiaro il titolare del Viminale che bolla come ''operazioni di palazzo'' quelle che ''vogliono sovvertire il voto popolare''. Nel caso pero' che governo non ottenga la fiducia per il Carroccio l'unica strada percorribile resta quella del voto. I lumbard, dunque, non pongono asticelle ma guardano al federalismo e, sostanzialmente, ribadiscono che se l'esecutivo dovesse andare avanti per una manciata di voti sarebbe meglio tornare alle urne. Indisponibile ad un Berlusconi bis e' Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd mette le cose in chiaro: ''Sarebbe il quater, un po' troppo, abbiamo gia' dato. Basta, accontentiamoci di quello che abbiamo avuto''. In caso di crisi il leader del Pd e' pronto a portare le idee del partito al Colle: 'Non parliamo di nomi. In caso di crisi cerchiamo di portare le nostre idee al Quirinale e poi aspettiamo le decisioni del Presidente della Repubblica''. I democratici puntano ad un governo di transizione verso il quale c'e' il fermo altola' del Pdl che oggi ha aperto un fuoco di fila contro l'ipotesi di una manovra correttiva. ''Un trucco della vecchia politica- lo ha bollato il sottosegretario Paolo Bonaiuti - per dare peso ad un altro esecutivo''. Chiude all'ipotesi di un reincarico a Berlusconi anche Antonio di Pietro: ''Sarebbe una truffa'', avverte il leader dell'Idv che aggiunge: ''Dignita' vuole che il Capo dello Stato, magari previo un breve periodo (non piu' di 90 giorni) per una legge elettorale piu' adeguata, ci mandi tutti a votare''.

ANSA.it 
 

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