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24 ottobre 2011

"Tra cinque anni in Italia non si potrà più abortire"

Allarme dei medici per la 194: "Siamo rimasti in 150". "Costretti a fare solo interruzioni di gravidanza, la legge deve essere cambiata"

di MARIA NOVELLA DE LUCA ROMA - Ha fatto dimezzare gli aborti e reso le coppie più consapevoli verso la maternità. Ha spezzato la clandestinità e spinto fuori dal silenzio il dramma secolare di milioni di donne. Adesso però la legge 194 rischia di scomparire. Nell'arco di cinque anni o poco di più. Travolta da un esercito di obiettori (il 70,7% dei ginecologi) che hanno desertificato i reparti di interruzione volontaria di gravidanza, mentre per i pochi medici non obiettori la vita è diventata una trincea: emarginati, vessati, costretti a fare soltanto aborti e a turni massacranti, penalizzati nella carriera. "Ho smesso perché non ce la facevo più - racconta M. G. ginecologa - lavoro in un ospedale pubblico delle Marche, dove la direzione sanitaria ha fatto dell'obiezione di coscienza la sua bandiera. Otto anni senza ferie, senza potermi occupare di né di parti né altri interventi, solo e soltanto aborti. Nel gelo e nel disprezzo degli altri colleghi, come fossi una ladra. Ho avuto un esaurimento. Ho detto basta. Adesso il servizio Ivg è chiuso". Infatti. I non obiettori sono ormai uno sparuto drappello il cui numero si assottiglia sempre di più. E se in Italia diventerà difficilissimo assicurare le interruzioni di gravidanza entro il terzo mese, sarà quasi impossibile effettuare gli aborti terapeutici. Ossia quelli più difficili e dolorosi, che seguono alla diagnosi di una malformazione del feto.

È l'allarme che arriva dai ginecologi della "Laiga", (Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della 194) che domani si riuniranno nel primo convegno nazionale a Roma
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Penso che l'obiezione di coscienza NON debba essere prevista, il medico deve aiutare il paziente che gli piaccia o no. Se ha problemi di scegliere chi aiutare e chi no, cambi mestiere.

A tutti i pazienti va data la medesia assistenza così come previsto anche dalla legge.
L'obiezione di coscienza è diventato il biglietto da visita per fare carriera in un mondo corrotto e gestito dalla politica degli interessi personali, e la classe medica NON ne è esente.

Luciana P. Pellegreffi
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3 commenti:

  1. Ho letto anch'io l'articolo di Repubblica e ne ero rimasto abbastanza rammaricato, sinceramente. Tuttavia, non sono d'accordo con te, perché l'obiezione di coscienza è un diritto inalienabile, tanto quanto lo è per la donna di trovare in ospedale medici e psicologi che la aiutino in un momento difficile come quello dell'interruzione di gravidanza. Quindi, secondo me, il problema è inverso: non si deve pretendere che il medico operi un aborto se contrario alla sua etica (indipendentemente se si fonda su radici religiose o laiche), ma gli ospedali devono far sì che, nelle strutture, si trovino medici che, invece, sono disposti a fare certe cose.

    Chiedo scusa per l'intrusione, spero non sia stata sgradita.

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  2. benvenuto Plasma Solitario ! Sarei d'accordo con te se il servizio fosse garantito anche alle donne che vogliono/devono interrompere la gravidanza, ma così non è. Credo quindi che il diritto ad avere l'assistenza per l'interruzione di gravidanza prevalga, in questa situazione estrema, sulla scelta individuale.
    Se i medici non si trovano?
    Si rende inapplicata una legge sulla pelle delle donne?

    Grazie della tua riflessione, alla prossima.

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  3. Luciana, grazie per il benvenuto, anzitutto.

    Il problema è solo questo: si deve spingere affinché medici non-obiettori siano garantiti in tutte le strutture ospedaliere, non schiacciare le opinioni di chi, specie per tematiche così delicate, non se la sente. È un diritto anche il loro, per come la vedo io.

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