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21 aprile 2010

BENI COMUNI E DIFESA DELL’ACQUA PUBBLICA - REFERENDUM - L'IDV SPACCA L'UNITA'


Per comprendere a fondo il legame esistente tra i beni comuni e la difesa dell’acqua pubblica non posso non partire dall’Etica Pubblica e dall’allontanamento dalla politica della cittadinanza che producono la mancanza di CONTROLLO DELLA GESTIONE DEI BENI COMUNI DELLA COLLETTIVITA’.
La deviazione della politica dall'etica pubblica la prodotto scelte guidate non più dal principio di utilita, cioè la loro capacità di migliorare le condizioni di vita della maggior parte delle persone che da tali scelte saranno condizionate, ma basate sull'interessi e di pochi.
Nella politica degli ultimi decenni scompare via via la responsabilità della politica nella distruzione dell'etica pubblica e del sempre più ridotto coinvolgimento dei cittadini alla partecipazione e alla gestione politica e amministrativa del Paese.
Si sgretola il principio seconso cui chi governa durante il suo mandato assume temporaneamente anche la gesione del patrimonio pubblico e alla collettività deve rendere conto di tale gestione.

La complicità di tale degrado è di tutto l'emisfero parlamentare e le accentuazioni personalistiche e l'autoreferenzialità della politica alimentano il divario tra la politica stessa e i cittadini. La responsabilità della sinistra e la sua frammentazione ne sono complici.
I beni comuni sono diventati ostaggio dei PREDONI DELLA POLITICA AFFARISTICA che con essi si alimentano.
- da un lato per colmare quei buchi di bilancio da loro stessi generati e/o non ostacolati, 
- dall'altro per l'arricchimento personale e delle lobby alla bisogna create dentro e fuori le istituzioni.
Non vi e’ alcuna volontà di produrre politiche di risanamento del Paese in base alla giustizia sociale, per altro prevista dalla Costituzione secondo la quale, ad esempio, la contribuzione fiscale è marcatamente proporzionale al reddito nè di investire nei controlli o di ridurre gli enormi costi della politica stessa.

Un esempio per tutti il tema fiscale: lo scudo della vergogna che grazie alll'assenza in aula dei molti parlamentari del PD al momento del voto è diventato legge e premia con l'anonimato e una tassa del 5% chi ha esportato illegalmente capitali; la mancata lotta a tappeto all'evasione fiscale e l'iniqua tassazione sui redditi da lavoro dipendente, oltre il 23%, rispetto a quella sulle rendite da capital, il 12%. E ci riguarda tutti da vicino perchè, produce la “Tassa Occulta” che subiamo: ogni contribuente onesto paga 3.000 euro/anno in più per sopperire alle mancate entrate degli evasori fiscali che, per altro, utilizzano i servizi pubblici pagati dai contribuenti. Non solo, ma oltre il 70% dei contributi fiscali allo stato provengono da lavoratori dipendenti e pensionati, per mantenere il "bene collettivo".

I beni comuni diventano quindi una riserva quasi illimitata per produrre entrate o rendite lasciando inalterato il quadro complessivo del debito pubblico a solo danno della collettività, cioè di noi tutti.

Quali sono i beni comuni?
La salute pubblica, quando essa dipende dalle condizioni ambientali e di lavoro; l'ambiente che è l'aria che respiriamo, la terra che calpestiamo, il cibo di cui ci nutriamo che su questa terra si sviluppa, il cielo sopra di noi, l'acqua che ci disseta e ci fa vivere tutti i giorni e che con essa si produce tutto il cibo che ci nutre e che fa vivere il regno animale e vegetale.

Sono beni dei cittadini anche tutte le proprietà dello stato come, ad esempio, il patrimonio dei beni culturali, gli edifici pubblici, i fiumi, i laghi, il mare, il verde pubblico, le fonti termali e L’ACQUA.
Il consumo indiscriminato del territorio riduce la qualità dell'ambiente, della vita di chi ci abita, e riduce la terra a disposizione delle aziende che producono il cibo per la nostra sopravvivenza. 
Riflettiamoci perchè loro non si fermeranno mai davanti al dio denaro e all'iniquità e tutti noi abbiamo solo da perdere ciò che è nostro per diritto o che è indispensabile per uno sviluppo sostenibile del pianeta.
SI SCRIVE ACQUA,
SI LEGGE DEMOCRAZIA

La privatizzazione della distribuzione dell'acqua, con il decreto Ronchi, impone ai comuni l'affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a privati o a società a capitale misto, purchè partecipino a gare ad evidenza pubblica.

La nostra acqua diventa per legge, non un diritto perchè di proprietà dei cittadini, ma "un servizio di rilevanza economica" su cui speculare. L'ACQUA !!! 
Le lotte contro tale provvedimento, sviluppatesi negli ultimi anni, devono proseguire con rinnovata energia e L’ACQUA DEVE ESSERE SOTTRATTA ALLE LOGICHE AFFARISTICHE CHE MERCIFICANO E SOTTRAGGONO UN BENE PUBBLICO E INDISPENSABILE PER LA VITA ALLA COLLETTIVITA'.

IL 20 marzo a Roma vi è stata una grande manifestazione nazionale, dobbiamo  continuare nel percorso unitario e partecipato promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che ha presentato i 3 quesiti referendari per i quali andremo a raccogliere le firme. WWW.ACQUABENECOMUNE.ORG
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua è costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali. I 3 quesiti referendari sono stati depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010. 

Sosterranno tale iniziativa anche diverse forze politiche.  
A partire dal sabato 24 aprile inizierà la raccolta delle firme, in tre mesi dovremo arrivare almeno a quota 750.000 per poter richiedere i referendum; ne servono 500.000 va serve tener conto di quelle che verranno annullate o non ritenute valide.
I banchetti per la raccolta delle firme saranno allestiti su tutto il territorio nazionale.
I 3 quesiti tendono ad abrogare, oltre all'art. 23 bis, tutte quelle norme che, affidando la gestione dell'acqua a soggetti privati, hanno condotto ad una sua mercificazione. 
Obiettivo finale è quello di creare i presupposti, in attesa di una legge nazionale, per reintrodurre nell’ordinamento giuridico italiano l’affidamento della gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico.

E' indispensabile una grande battaglia unitaria, di civiltà e di democrazia.
Non come sta  facendo l'Italia dei Valori se non modifica le  decisioni prese.

Comitato Promotore Referendum Acqua Lettera aperta all’Italia dei Valori "abbiamo saputo che l’Italia dei Valori, nonostante gli incontri in precedenza avvenuti con la coalizione che promuove il referendum, intende procedere a promuovere autonomamente un proprio referendum sull’acqua, ponendo così la propria iniziativa in aperta competizione con quella comunemente condivisa. Crediamo sia chiaro a tutte e tutti gli iscritti all’IdV l’enorme danno che una scelta del genere provocherebbe alla comune battaglia per l’acqua bene comune e all’idea di una nuova politica che possa generarsi a partire dalla partecipazione diretta delle cittadine e dei cittadini. APRILIA, ACQUA PUBBLICA  “La volontà da parte dell’Amministrazione Comunale di Aprilia di tornare  in possesso delle reti idriche Comunali, è una scelta coraggiosa ed esemplare, che sostiene la battaglia di tante cittadine e cittadini impegnati nella difesa dell’acqua pubblica”. E’ quanto afferma Filiberto Zaratti, già Assessore all’Ambiente della Giunta Marrazzo, rieletto al Consiglio Regionale con Sinistra Ecologia Libertà.


info:WWW.ACQUABENECOMUNE.ORG  

Luciana P. Pellegreffi

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