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17 novembre 2011

Schiavitù e mercato internazionale del Cacao.

Un operaio impegnato a selezionare i semi di cacao a Moussadougou, un villaggio nella zona di San-Pedro, in Costa d'Avorio (Afp)

L’industria internazionale del Cacao ha un volume mondiale d’affari di decine di miliardi di dollari americani. Nella sola Costa d’Avorio (il principale Paese Africano produttore di cacao esportatore della metà della produzione mondiale), il volume annuale d’affari é valutato attorno ai 90 milioni di dollari americani.

Il ciclo produttivo del cacao é ancora legato alla logica coloniale. Nei Paesi del Terzo Mondo ci si limita alla coltivazione, raccolta ed esportazione dei semi di cacao e la trasformazione in prodotti alimentari avviene nei Paesi industrializzati.

Dietro l’industria internazionale del Cacao si nascondono svariate forme di povertà e di schiavismo, non ultima la schiavitù infantile.

Un recente rapporto redatto dall’Università di Tulane e commissionato dal Governo Americano, rivela che circa 1.800.000 bambini nell’Africa Occidentale (di cui 800.000 nella sola Costa d’Avorio) sono costretti a lavorare nelle piantagioni di cacao, soprattutto nel periodo della raccolta.

Il rapporto contraddice l’immagine di commercio equo e socialmente responsabile che gli uffici di Pubbliche Relazioni delle multinazionali del cacao hanno diffuso all’opinione pubblica nell’ultimo decennio.
Dieci anni fa varie multinazionali del Cacao, come la Nestlé, sotto pressione internazionale, firmarono un protocollo per impedire il lavoro infantile presso le piantagioni di cacao, promettendo di investire considerevoli fondi per abolire questa silenzios,a ma devastante forma di schiavitù moderna.
L’industria del cioccolato ha sponsorizzato vari programmi sociali come la costruzioni di scuole e l’erogazione di borse di studio per aumentare l’accesso scolastico alle famiglie povere.
Nel 2010 le multinazionali del cacao hanno firmato un’altro accordo internazionale per diminuire entro il 2020 del 70% il numero di lavoratori minori impiegati nelle piantagioni.

Il rapporto dell’Università di Tulane smentisce questa propaganda. Nella Costa d’Avorio, per esempio, solo 33.000 bambini (equivalenti al 4% del totale dei bambini che lavorano nelle piantagioni) sono stati beneficiari di programmi sociali finanziati dalla multinazionali del settore.

Spesso il lavoro minorile nel settore é abbinato al traffico di esseri umani. Le famiglie più povere vendono i loro figli ai latifondisti, costringendoli a lavorare gratuitamente e impedendogli il diritto all’educazione.
Il Dipartimento del Lavoro Americano sta pensando di proporre severe leggi di certificazione del prodotto, simili a quelle adottate per i minerali rari nell’Est del Congo RDC o per i diamanti della Sierra Leone e della Liberia.

Il rapporto dell’Università di Tulane fa giustamente notare che queste leggi, se varate, risulteranno inefficaci proprio come quelle sui minerali rari e i diamanti. Come per le multinazionali minerarie anche quelle del cioccolato favoriranno il “lavaggio” del cacao. Sotto l’attuale mercato internazionale é tecnicamente impossibile tracciare l’origine dei semi di cacao cioè se provengono da piantagioni che rispettano le norme del lavoro oppure da piantagioni che fanno largo uso della schiavitù minorile.

Nella Costa d’Avorio il Ministro del Lavoro del Governo Ouattara: Gilbert Kone Kafana, ha promesso di attuare una legislazione che obblighi le multinazionali del cacao ad eliminare la schiavitù infantile nel ciclo produttivo ed a finanziare opere sociali per lo sviluppo come: strade, scuole, ospedali e centri sociali, al fine di migliorare le condizioni dei contadini e aumentare il tasso scolastico tra la popolazione compresa tra i 5 e i 14 anni d’età.
Queste solenni dichiarazioni raccolgono lo scetticismo Regionale visto il ruolo giocato dalle multinazionali del cioccolato per favorire l’intervento militare Francese che ha installato il Governo Ouattara, spodestando il regime di Gbagbo. Nel migliore dei casi qualche scuola e ospedale di scarsa qualità edile saranno costruiti giusto per l’immagine della multinazionale, ma il fenomeno di sfruttamento del lavoro minorile continuerà coperto da questi interventi di facciata.

Metaforicamente l’industria internazionale del cioccolato é legata alla filosofia del “cannibalismo produttivo” applicata nel settore dell’allevamento bovino e suino . (1)

I bambini Occidentali si gustano il delizioso strato di Nutella spalmato sulla fetta di pane proveniente dai semi di cacao raccolti da bambini schiavi in Africa.

Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda

Note
(1) Per cannibalismo produttivo si intende la pratica di alimentare I bovini e I suini con farine contenenti una percentuale di carne bovina o suina liofilizzata

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