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21 aprile 2013

ALLORA...DI COSA STIAMO PARLANDO?




Di Giandiego Marigo

Di cosa stiamo parlando?
Lo chiedo ai molti, moltissimi amici che ancora oggi si crogiolano in uno strano, antico concetto fatto di schieramenti, di piccoli gruppi portatori d'ogni verità, di geniali avanguardie di eterni irripetibili proletariati urbani e non.
Costoro, chi più chi meno ripercorrono il medesimo cliché. Dagli esterni all'area rifondarola via via arrivando sino ad aggregazioni molto poco chiare ed anche un poco confuse all'interno del PD.
Sdegnato e snobistico rifiuto del marasma grilliano o grillino che dir si voglia, ritenuto di volta in volta poco chiaro, poco lucido, confuso, interclassista, quando non addirittura fortemente infiltrato da destra.
Si alternano in critiche feroci ai discorsi del “Guru” coacervo e portatore sano d'ogni male e possibile vergogna!
Disprezzato e lontano da un concetto marxo-modernista in salsa francese, quanto si può e persino di più.
Ci parlano ad ogni piè sospinto di sinistra storica di tradizione, di analisi di classe della società e quindi della validità d'una divisione interna al pensiero politico negli archetipi storici di Destra e Sinistra e si sforzano in ogni modo e maniera, con qualsiasi equilibrismo dialettico e pratico, anche a costo di doversi inventare motivi, premesse ed articolazioni, per inserirvi anche M5S e la sua esperienza.
Perchè così deve essere, per forza, non può, non deve esistere una possibile realtà alternativa a questa divisione, non c'è possibilità di un linguaggio e di una analisi nuova ed altra, nemmeno embrionale, nemmeno in divenire...di cosa stiamo parlando?
Avranno rifondato una trentina di volte almeno la propria area di riferimento, le hanno dato una quarantina di nomignoli e in alcuni casi hanno sprecato persino la parola partito...ed ogni volta hanno ottenuto il nulla.
Eppure perseverano, perchè la storia deve adattarsi a loro e non il contrario.
Orgogliosamente di sinistra ed a volte non sanno nemmeno di cosa parlano,
Prendiamo la figura di Berlinguer, glorificato da queste frange come l'ultimo comunista verace della storia. Ho il massimo rispetto di Enrico, ho persino scritto una poesia su di Lui, ma non oserei definirlo altro che un buon social-democratico già molto revisionista ai tempi suoi.
Lo spreco di falce e martello è davvero fuori luogo...in fondo il “Compromesso Storico” è pensiero suo e lui è l'iniziatore, il primo motore, del processo di disfacimento della sinistra italiana...se esiste un primo responsabile questi è Enrico Berlinguer...insieme ad Aldo Moro.
É DI QUESTI NOSTRI TEMPI L'USO DI ACCRESCITIVI E DI TERMINI ECLATANTI.
Avendo poche idee, poca qualità, poco da dire si cerca di vendere il prodotto al proprio meglio, si applicano alla politica e persino alla storia le leggi del marketing.
Da quegli anni ad oggi io ricordo solo arretramenti, perdite di terreno, concessioni di diritti. Tutto questa cosa del compromesso, storico o meno ch'esso sia, per quel che ne so, è stata pagata in soldoni sonanti dai più deboli.
Cosa è quindi questa “Sinistra Storica” di cui si parla ed alla quale si fa riferimento...a quando data? Di cosa stiamo parlando?
Dove sarebbero stati elaborati questi schemi di pensiero, queste metodologie d'analisi, irrinunciabili, questa pseudo-cultura alternativa che sono a fondamento di questo “riferimento” ossessivo?
Se i primi artefici dell'ottenebramento della sua memoria sono proprio quegli stessi che la inalberano a vessillo.
Perchè mai la definizione dì un'AreA di Progresso e Civiltà dovrebbe passare da questa definizione, da questa strettoia storica e saltarne altre, altrettanto valide e rappresentative? Obbligandoci in eterne rifondazioni e riesumazioni di intellettuali e dirigenti politici già praticamente morti?
Perchè un linguaggio atto a facilitare il Progresso, inteso nel senso giusto e profondamente spirituale che occorrerebbe a questo mondo, non deve essere ecumenico, nuovo, comprensivo unificante?
Perchè deve premettere una divisione e non affrontare mai la questione del potere...che è comunque e sempre borghese?
Eppure la mancata discussione di queste questioni ha prodotto parecchi mostri, ogni periodo post-rivoluzionario ne ha almeno un paio di svariati tipi.
Mostri che però vengono metabolizzati ed accettati, mentre un discorso diverso viene costantemente rifiutato, esorcizzato, trattato a mo' di eresia?
Ora anarchico, ora cristiano, ora grillino, ora semplicemente utopistico...di cosa stiamo parlando e qual'è l'alternativa contenutistica?
Dove sta l'analisi valida e cosa ha prodotto sin qui?
Forse sarebbe il caso di domandarcelo e di porre, finalmente “Civiltà e Progresso” come centrali nel discorso di qualsiasi “avanzata” presente e futura, chiarendone il senso condiviso e facendoci tutte le domande spirituali e filosofiche del caso...
Ogni elaborazione di “nuovo mondo” dovrebbe partire da qui, ogni nuova idea di progressismo dovrebbe superare questa forca caudina per non essere l'ennesima rifondazione inutile.
A questo progetto potrei contribuire persino io, pur essendo portatore sano di Grillite acuta e rimbabitismo da Guru...e diciamolo potrei persino avere qualche idea in proposito.


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