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30 maggio 2012

IN COSA DIVERSI?

di Giandiego Marigo

E' la domanda fondamentale, cui nessuno sembra volere rispondere. Si inventano fazioni, persino faide, opposti schieramenti, tifoserie avverse, si usano toni emotivamente carichi, da irrisolvibili e profonde contraddizioni. Su questo messaggio si montano costosissimi confronti elettorali, durante i quali la differenza viene marcata quasi fosse inenarrabile...e poi? Cosa cambia davvero? Se una bella guerra preventiva e pacificatrice non si nega a nessuno? Dove sta la grande differenza? Quella che giustifica l'abuso continuo del termine “cambiamento”. Nel gioco delle parti si sfiora il ridicolo, tutti partono dai medesimi presupposti per tirare conclusioni, solo millimetricamente discostanti, mai nella sostanza, che poi spacciano per abissi sostanziali, grandi differenze di fondo, perchè dire che sono tutti uguali è populismo. Si laureano nelle medesime facoltà, adorano i medesimi docenti ed hanno gli stessi riferimenti culturali, frequentano i medesimi salotti, hanno i medesimi vizi e vanno tutti ferie in luoghi ameni ed esclusivi. Frequentano le stesse trasmissioni televisive e trattano con il medesimo rispetto gli stessi conduttori di sempre. Vanno tutti alle medesime “occasioni ufficiali” dove dicono tutti le stesse parole e quando sono al potere santificano allo stesso modo, con i medesimi presupposti le medesime feste comandate. Sono amici di tutti. A questo non fa alcuna differenza che provengano da destra da sinistra, che siano italiani o ciprioti, fateli ministri, date loro un piccolo ossicino da spolpare e non li riconoscerete più. C'è una immensa tristezza in me nel dire questo, nessun compiacimento. Sono uno di quelli, incurabili ed irrimediabili illusi che aveva creduto, che aveva arrischiato ed ancora arrischia, un pensiero diverso da quello del potere, che aveva immaginato un mondo con rapporti assolutamente modificati.
Che aveva messo in dubbio il Potere e non chi lo portava a zonzo. Non mi sono bastati i mille e mille amici, compagni di viaggio, che gradualmente, uno ad uno diventavano: direttori di testata, divi radiofonici e televisivi, deputati o senatori o molto più semplicemente scivolavano nella “normalità”, no! Ho continuato a pensare che il mondo dovesse cambiare partendo dal noi e dall'io, dai comportamenti e dai presupposti di ciascuno...dal potere che esercitiamo nei nostri rapporti minuti, quotidiani. Ho commesso il crimine di continuare a rifiutare la cultura dominante, reputando fosse l'armatura e la coltura d'allevamento dell'unico pensiero. Infatti non solo non sono nessuno, ma sono scivolato addirittura fuori dal sistema...una specie di fastidioso homeless. IN COSA DIVERSI? Qual'è la misura del cambiamento che proponete, appurato che ormai cambiare è l'unica strada per la salvezza...voi che cambiamento siete? Quali sono i vostri “comportamenti” che vi autorizzano a definire il termine... a che titolo? Dove stanno la cultura e la filosofia...differenti, dove sono i vostri diversi postulati e perchè accorrete alla greppia della normalità e della “stabilità”,  riconfermando all'ìnfinito un medesimo modello. Voi che inorridite se vi capita di vedere un diverso vero...che non faccia parte del vostro Folklore. In cosa diversi se ogni occasione che avete avuto è servita soltanto ad avvicinarvi alla condivisione del medesimo scettro, forse meglio pensare per chi veramente creda nel Cambiamento che non vi sia mai stata una vera occasione. Per salvarsi l'anima ed il cuore. Lasciando ad altri le miserabili, periodiche feste per i sempre più ipotetici cambiamenti inventati, che durano lo spazio di un brindisi per poi rivelarsi il giorno dopo la sbronza una variazione del sempre medesimo tema. Personalmente faccio a meno di tutto...guerre preventive ed esportazioni di democrazia comprese, mi dichiaro anarchico e folle e buona pace a voi ed al vostro sistema.


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