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14 aprile 2012

Il contrasto alla disoccupazione adulta nei programmi dei candidati sindaco. Intervista a Daniela Rosellini, Movimento 5 Stelle



Sviluppo sostenibile, contrasto alla disoccupazione adulta e giovanile, welfare locale e reddito minimo garantito: parla Daniela Rosellini, candidato sindaco di Lucca. 

Il sindaco del centrodestra Mauro Favilla è in corsa per il sesto mandato, ma nello scenario politico lucchese consolidati equilibri si sono rotti e saranno undici i candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio. 
Daniela, come è nata la Tua candidatura a sindaco, e quali sono le Tue parole d’ordine per fare della città di Lucca un Comune a 5 Stelle?
Il lavoro che svolgo mi porta quotidianamente a stretto contatto con i disagi delle persone e delle loro famiglie; problematiche importanti da risolvere, per il mio ruolo professionale, da dietro uno “sportello”. Ma aldilà di questo divisorio ho da tempo capito che non esiste un generico signor Rossi: oltre quel limite c’è l’individuo, il Signor Rossi, c’è la nostra famiglia, i nostri figli, i nostri nipoti.
Così mi sono messa in movimento, ho idealmente scavalcato quel divisorio e ho cercato di dar voce a quanti tra i miei concittadini non riescono (per innumerevoli cause) a farlo.
Sono stati anni impegnativi, di ricerca, di contraddizioni, di tentativi che hanno permesso di portare alla luce il mio primordiale desiderio: quello di ridestare la coscienza dei troppo assopiti e stimolare la loro partecipazione diretta.

E, vi assicuro, le difficoltà sono enormi ma, con il coinvolgimento di quanti credono nel valore della collettività,  riusciremo ad ottenere quello che è il mio primario obiettivo: creare una città a misura d’uomo.
Il motto elettorale è “Lucca a 5 stelle” e le parole d’ordine del nostro Movimento sono cinque come le stelle presenti nel simbolo: trasparenza, etica, uguaglianza, sostenibilità, diversità.
Trasparenza in tutte le faccende e gli atti dell’amministrazione.
Etica dell’essere umano, che distingue i comportamenti giusti e leciti da quelli moralmente inappropriati.
Uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alle istituzioni e alle amministrazioni locali.
Sostenibilità del sistema locale nei confronti di territori, ambiente ed economia.
Diversità nell’offerta dei servizi essenziali di una società del terzo millennio.

L’economia lucchese è trainata dalle esportazioni verso i mercati esteri (nella nostra provincia, nei primi nove mesi del 2011, il valore dell’export ha segnato un aumento del 10,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), ma l’occupazione cala, peggiora la qualità complessiva del lavoro; diminuiscono, in termini reali, il reddito disponibile e il potere d’acquisto della maggioranza delle famiglie; stentano i consumi; si acuiscono le diseguaglianze sociali. 
E’ possibile un modello di sviluppo sostenibile che, a partire dal territorio locale, crei occupazione stabile e redditi decorosi, conciliando crescita economica e benessere sociale anche all’insegna di una più diffusa ed equa distribuzione della ricchezza?
Non dobbiamo dimenticare che le esportazioni sono prevalentemente dovute al comparto meccanico e a quello cartario, che si sono già fortemente ridimensionati, in termini di numero di addetti nel settore; ciò significa che le aziende si sono snellite, mentre al contempo la loro efficienza è aumentata. Quindi hanno potuto produrre in maniera competitiva per i mercati esteri, impiegando un numero minore di lavoratori, distribuendo di conseguenza minor ricchezza sul territorio.
Il modello sostenibile non è una speranza, ma l’unica via percorribile che permette alle aziende di prosperare in maniera sana. Investimenti su sicurezza, risparmio energetico, fonti rinnovabili, sono un ottimo esempio di sistema sostenibile che genera posti di lavoro in questi stessi settori strategici, ed è per questo che nel nostro programma trova spazio un piano di sviluppo delle energie rinnovabili, e lo studio di incentivazioni in favore delle imprese locali. 

La questione occupazionale sarà il problema centrale dei prossimi anni anche nel nostro territorio. Le ricadute della crisi economica sul mercato del lavoro sono pesanti: nell’area lucchese continuano  ad aumentare i lavoratori precari, mentre sono migliaia i disoccupati e gli inattivi scoraggiati.
Come può il sindaco di un’importante città fronteggiare la precarietà lavorativa, la disoccupazione adulta e giovanile nel territorio che amministra?
Per quello che concerne i posti di lavoro futuri, nel nostro programma è previsto un piano di medio e lungo termine di marketing territoriale per uno sviluppo economico sostenibile della città. Un paese che non investe nei giovani è un paese destinato all’estinzione; lo so che può sembrare una frase di circostanza che ogni nostro politico cita almeno una volta al giorno, ma purtroppo fino ad ora è rimasto uno slogan.
Per i posti perduti, invece, il problema maggiore è dato dagli adulti che perdono il lavoro.
Sempre più spesso mi capita di imbattermi in storie di adulti che, nel giro di poco tempo, si sono ritrovati catapultati nell’inferno della povertà. Mi ha molto colpito la vicenda di cui un ultracinquantenne ha sentito la necessità di rendermi partecipe, senza che mi conoscesse, ma forse solo per un estremo bisogno di gridare a qualcuno il suo senso di frustrazione: dopo oltre 30 anni di lavoro professionale, si è ritrovato nella sala di attesa dell’Urp del Comune dove risiede, insieme ad altri che, alla condizione di povero, si sono ormai “rassegnati”; era lì per informarsi della possibilità di richiedere un sussidio economico. Si è guardato intorno e all’improvviso ha realizzato che anche lui, adesso, è come loro. Questa presa di coscienza del suo nuovo “status” l’ha portato a chiedersi perché era lì; si è alzato e se n’è andato. “Non voglio l’elemosina dal Comune”: questa è stata la frase finale del nostro breve colloquio.
La disoccupazione adulta è una realtà estremamente preoccupante, piuttosto ignorata dai media, dalla politica, dalle istituzioni, dal mondo economico. Ma esplode in tutta la sua gravità alla notizia dell’ennesimo suicidio di chi, lasciato solo a combattere per la sopravvivenza, decide di mollare la presa.
Per questo numero crescente di lavoratori dobbiamo inventarci dei piani strategici di riqualificazione; penso ai corsi di formazione professionale improntati sull’esigenza di dare una risposta al mercato e la possibilità di incentivare tali lavoratori.
Vuoi un esempio?
Se il mercato locale richiede l’impiego di sei idraulici, oppure di tre web designer, i corsi di formazione saranno mirati in tal senso, e magari potremmo istituire dei consorzi, di tipo pubblico, ai quali far appoggiare queste figure professionali per alleggerirne le difficoltà.

La precarizzazione del mercato del lavoro, le basse retribuzioni, la disoccupazione e la mancanza di adeguati ammortizzatori sociali espongono a nuove forme di povertà un numero sempre crescente di cittadini lucchesi.
Il dossier “Comunità in ascolto. Rapporto sulle povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca 2010”, curato dalla Caritas Lucca in collaborazione con la Fondazione Volontariato e Partecipazione, fotografa il crescente disagio sociale connesso al progressivo impoverimento economico che anche nella nostra città sta segnando le  vite di tante persone e famiglie.
Come realizzare un sistema di welfare locale che dia risposte concrete ed efficaci ai nuovi bisogni esplosi con la crisi economica? E come creare sul territorio forme di protezione sociale che preservino i cittadini dalla povertà?
La domanda è tragica e affascinante al contempo; tragica perché il problema ha le proporzioni della tragedia, appunto, affascinante perché si tratta di trovare le risposte al nostro futuro.
Alcune, già pronte, sono nel nostro programma elettorale:
- istituzione della banca del tempo comunale;
- incentivi all’istallazione di distributori alla spina per tutti i prodotti possibili;
- piano per la promozione di produzioni agro-alimentari locali, sostegno ai gruppi di acquisto solidale e alla filiera corta;
- creazione di last minute market;
- incentivazione all’imprenditoria agricola giovanile;
- sostegno al recupero degli uliveti abbandonati.
Le sempre minori risorse economiche impongono una rielaborazione delle politiche sociali; interventi mirati e qualificati di assistenza devono sostituirsi all’assistenzialismo sul quale si è finora basato il nostro welfare.

Un’ultima domanda. Nell’Unione europea solo Ungheria, Grecia e Italia non hanno istituito il reddito minimo garantito. Recentemente Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha dichiarato: "L'Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l'anno, e con un reddito di base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro".
Daniela, qual è la posizione del Movimento 5 Stelle in merito al reddito minimo garantito, ed eventualmente in che termini può essere introdotto nel nostro ordinamento giuridico e come finanziarlo?
Intanto faccio notare che la signora Fornero è un ministro di un governo non eletto dai cittadini, e solo questo basterebbe per non prenderla in considerazione. E poi, una pasta al pomodoro, laddove ci sono politici che banchettano a caviale e cozze pelose, non mi pare quel gran lusso; da piccola, era uno dei piatti più gettonati a casa mia, perché altri cibi erano un lusso per una famiglia di operai.
Il problema del reddito minimo garantito è una cosa seria, soprattutto in un paese con un tasso altissimo di evasione ed elusione fiscale che, non contrastati con una efficace politica di controlli, tolgono risorse importanti ad un qualsiasi potenziamento del welfare.
Il Movimento 5 Stelle è favorevole all’introduzione di un reddito minimo garantito per soddisfare i bisogni primari (casa, cibo, salute…) e soprattutto per garantire il diritto delle persone ad una esistenza dignitosa.
Purtroppo il nostro paese questa dignità l’ha persa già da tempo, permettendo di essere governato da una classe politica indecente.

Lucca, 4 aprile 2012
Luchino Galli, blogger e mediattivista

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1 commento:

  1. 5 stelle si legga la costituzione.
    il governo non è mai eletto dal popolo.
    il presidente della repubblica indica liberamente un presidente del consiglio che propone la lista dei ministri, cioè il governo.
    l'unica cosa che eleggiamo è il parlamento.
    se eleggessimo anche il governo non avremmo più nessuna garanzia sul suo operato, perché il parlamento non potrebbe più sfiduciarlo.

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