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4 gennaio 2012

Africa tra rivoluzione e controrivoluzione

 
Il 2011 è stato l’anno del risveglio

L’anno che verrà sarà cruciale per il futuro indirizzo politico economico e sociale del Continente
Il 2011 sarà ricordato come l’anno del risveglio della coscienza popolare in Africa. Dall’Egitto al Sud Africa la popolazione si é impegnata per un cambiamento politico e sociale dello Status Quo creato dall’Occidente.
Dopo la caduta del blocco Sovietico, Stati Uniti ed Europa Occidentale si concentrarono alla creazione di democrazie controllate nell’Est Europa e in Africa. L’obiettivo era quello di impedire che le spinte rivoluzionarie del blocco Sovietico e dell’Africa mettessero in discussione il modello capitalistico oltre a quello stalinista. I movimenti dell’Europa dell’Est furono incanalati verso forme democratiche e inglobati nella Grande Europa Unita, principalmente controllata da Francia, Germania ed Inghilterra.
In Africa, dove erano evidenti i rischi rivoluzionari dagli esiti imprevedibili, l’Occidente abbandonò i dittatori che lo avevano fedelmente servito per decenni, proponendo il modello democratico facilmente controllabile. Il capolavoro di questa democrazia controllata fu il Sud Africa. Grazie al compromesso tra Nelson Mandela e il Governo razzista Boero si evitò una rivoluzione e si offrì alle masse nere un’illusione di democrazia, garantendo alla minoranza bianca la continuazione dell’apartheid non più politica, ma economica.

I regimi Nord Africani non vennero coinvolti in questo processo in quanto considerati indispensabili per mantenere il controllo delle risorse naturali da parte dell’Occidente. Al contrario venne ripulita l’immagine di vari dittatori che da pericolosi terroristi divennero affidabili alleati dell’Occidente, primo tra tutti il Colonnello Gheddafi.
Se in Europa per quasi un ventennio l’illusione Europea ha impedito movimenti di protesta e rivoluzioni, in Africa la democrazia controllata, come prevedibile, non ha saputo risolvere i grandi problemi come il diritto alla salute, all’educazione, al lavoro, la questione giovanile e la distribuzione più equa delle ricchezze.

L’effetto secondario di questo sperimento fu la competizione tra l’Occidente Anglofono e quello Francofono per il controllo delle risorse naturali in Africa che generò drammatiche guerre civili che sconvolsero il Continente: Rwanda, Zaire, Congo Brazzaville, Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio.
Nel 2011 inaspettatamente la massa critica tra le popolazioni Nord Africane ha raggiunto il punto di non ritorno dando vita alla Primavera Araba, iniziata in Tunisia. Il contagio rivoluzionario del Nord Africa si è espanso nel Medio Oriente e nell’’Africa nera’, fino ad arrivare in Russia dove per la prima volta centinaia di migliaia di cittadini manifestano contro lo Zar Vladimir Putin.
Di fronte all’impeto rivoluzionario arabo l’Occidente è stato costretto ad abbandonare i suoi alleati: Ben Ali, Moubarak e Gheddafi e ad appoggiare le rivoluzioni cercando di dirottarle anch’esse su democrazie controllate che non mettano in discussione gli interessi Occidentali nella Regione.
Al contrario, nell’’Africa nera’ l’Occidente ha deciso di offrire un appoggio incondizionato all’equilibrio ’democratico’ creato dopo la caduta del Muro di Berlino. La tattica adottata è stata quella di ignorare sistematicamente le rivendicazioni popolari e i partiti di opposizione puntando sullo strumento elettorale ’pilotato’ per rafforzare la legittimità dei Presidenti fedeli agli Stati Uniti e all’Europa.
Questa strategia contiene delle eccezioni come nel caso della Costa d’Avorio, del Sudan e dello Zimbabwe dove l’Occidente appoggia l’opposizione in quanto Gagbo, Omar el Bechir e Mugabe non sono in linea con le esigenze economiche occidentali. Questi tre Presidenti, nonostante il loro atteggiamento anti occidentale rimangono dei dittatori. Purtroppo l’attuale opposizione nei tre Paesi non è migliore eccetto il SPLM-Nord in Sudan. Nell’appoggiare i ’Presidenti amici’ gli Stati Uniti sono addirittura spinti a minacciare i partiti di opposizione con sanzioni economiche e conseguenze penali (attraverso la screditata Corte Internazionale di Crimini – ICC) come il CDC in Liberia. L’intento è palese: aiutare i regimi a soffocare le voci di dissenso. L’effetto ottenuto è il totale e assoluto discredito del concetto di democrazia e dello strumento del voto tra le masse delle popolazioni Africane.
Il 2012 sarà un anno cruciale per il futuro indirizzo politico economico e sociale del Continente Africano. Un anno caratterizzato da rivoluzioni e contro rivoluzioni.
Nel Nord Africa le rivoluzioni rimangono incompiute e sono sotto il pesante attacco delle forze reazionarie. L’improvvisa esplosione sociale ha scosso i vecchi sistemi senza che da questi emergesse automaticamente la capacità popolare di sostituirli.
I vari movimenti, compreso quello più determinato in Libia, mancano di chiari orientamenti politici e sembrano procedere per approssimazioni cercando di apprendere dai propri errori. Mentre questo processo democratico tenta di realizzare una vera libertà, il vecchio ordine, forte di esperienze decennali e della subdola complicità dell’Occidente, trama minuziosamente alle spalle della democrazia, a volte fronteggiandola, a volte assecondandola.
Dinnanzi a questo confronto i movimenti islamici come i Fratelli Musulmani potrebbero emergere come i vincitori della contesa. Queste organizzazioni politiche religiose si collocano ai margini della contestazione giovanile pronti a contribuire alla loro sconfitta o a scippare la vittoria nelle urne. Questo sta già accadendo in Tunisia e in Egitto.
Nell’’Africa nera’ tutto ruota sui giovani che versano in una situazione disumana e senza prospettive di futuro. Il primo test della Primavera Africana si realizzerà in Senegal dove nel prossimo febbraio si terranno le elezioni presidenziali. Nonostante il parere della popolazione, il Presidente Abdoulaye Wade si presenterà per il terzo mandato. La situazione in Senegal è già entrata nella fase pre-rivoluzionaria. Eventuali frodi elettorali e la vittoria di Wade saranno la miccia per l’inizio della rivoluzione democratica.
Mentre in Uganda Yoweri Museveni potrebbe rafforzare il suo potere grazie ad un’opposizione incapace e corrotta, nel Sud Africa il movimento guidato dal leader della Gioventù del ANC Julius Malema contro l’apartheid economica e la degenerazione dell’apparato burocratico dell’ANC, riserverà molte sorprese. Una svolta a sinistra del Sud Africa potrebbe sconvolgere radicalmente gli equilibri dell’intero Continente.
Le elezioni in Kenya e nello Zimbabwe saranno caratterizzate da rischi di violenze post elettorali che potrebbero essere talmente ampie da disintegrare i due Paesi. Il cupo futuro del Kenya potrebbe essere cambiato dalla volontà di democrazia della popolazione Kenyota, stanca dei politici corrotti. Per il caso dello Zimbabwe la popolazione sembra ancora essere passiva e schiacciata dalla povertà assoluta che Robert Mugabe e ​Morgan Tsvangirai sono riusciti a creare durante il loro esperimento di ’sharing power’.
La Liberia, dopo gli episodi dell’ultimo mese del 2011, sembra vicina a raggiungere la massa critica. La repressione della libertà di stampa, la criminalizzazione del CDC (unico partito di opposizione con una reale base sociale), la mancanza di legittimazione del Presidente Ellen Johnson Sirleaf scaturita dal boicottaggio delle urne del secondo turno delle elezioni, l’incapacità di risolvere il circolo vizioso della povertà, della diseguaglianza sociale e della giustizia contro i Warlords, la repressione delle proteste giovanili, stanno creando una società divisa e polarizzata che a medio termine potrebbe creare ribellioni giovanili di proporzioni inaudite e una deriva autoritaria del Governo Sirleaf.
Il 2011 si é concluso con l’imposizione del coprifuoco il 23 Dicembre per sopprimere una protesta giovanile nella Capitale. Il test di tenuta del Governo avverrà il 16 gennaio prossimo, giorno dell’investitura di Sirleaf a Presidente.
Nel Sudan esiste la probabilità di una escalation del conflitto nel Darfur e del deterioramento dei rapporti con il Sud Sudan che potrebbe portare alla ripresa della guerra Nord-Sud. Il regime di Omar El Bechir sembra ormai arrivato allo stadio finale. Se il principale partito di opposizione, il SPLM-Nord, non riuscirà ad imporsi come alternativa politica e ad instaurare la Democrazia, il Paese a medio termine si avvierà alla sua completa balcanizzazione.
Il Sud Sudan dovrà lottare per la sua sopravvivenza, sconvolto da ribellioni interne e dal rischio della ripresa del conflitto con Karthoum. Strangolato dal fallimento economico, la corruzione e la deriva etnica del Governo di Salva Kiir, il Sud Sudan potrebbe disintegrasi prima ancora di rafforzare le sue debolissime istituzioni.
Il Burundi è sull’orlo del collasso​ : il Regime del FNLD sta distruggendo il Paese. Come nel caso della Liberia, anche il Burundi sta raggiungendo la massa critica.
In Nigeria l’intransigenza del Presidente Jonathan Goodluck nel risolvere il problema della setta Boko Haram e del Nord del Paese con una soluzione militare potrebbe creare le basi per una guerra civile Sud – Nord.
La Repubblica Democratica del Congo, dopo la vittoria del Presidente Joseph Kabila, grazie ad una colossale e mal gestita truffa elettorale, proseguirà la sua lenta agonia verso la dissoluzione del Paese che, con i ritmi del Congo, potrebbe avvenire tra vari anni. L’attuale opposizione di Tshisekedi e Kamehere rappresentano più una minaccia che una vera alternativa per il Paese.
Embrioni più o meno sviluppati di rivoluzioni democratiche sono presenti in vari Paesi come l’Angola, il Benin, il Burkina Faso, il Cameroon, Djibouti, Gabon, Guinea Bissau, Malawi, Mauritania e Swaziland.
La posta in gioco del 2012 è altissima e drammatica. Il Continente Africano è ad un bivio storico che prevede tre scenari: l’imporsi di una seconda e definitiva Indipendenza, il caos generalizzato di guerre civili e il ritorno delle dittature, la capacità degli attuali Governi ad aprirsi alla democrazia e a rafforzare lo sviluppo economico e la giustizia sociale. I primi due scenari sembrano essere più probabili del terzo.
Il verificarsi di una Primavera Africana durante il 2012 sembra certo. Una sua vittoria ribalterebbe l’attuale situazione del Continente, trasformandolo da terra di conquista e di instabilità sociale ad una Potenza Economica emergente che potrebbe concorrere con i blocchi Americano, Europeo e Asiatico con il vantaggio di possedere la maggioranza delle risorse naturali esistenti nel Pianeta.
Questo cambiamento può essere realizzato solo attraverso un cambiamento generazionale che purtroppo ha tutti i rischi di avvenire in modo cruento. Le attuali generazioni al potere (tra i sessanta e gli ottanta anni) cercheranno di reprimere nel sangue ogni cambiamento che potrebbe mettere a rischio la loro folle sete di potere. La nuova era dell’Africa indipendente, democratica ed economicamente sviluppata potrebbe passare attraverso decine di rivoluzioni libiche.
Tutto dipende da quale delle due forze centrifughe: quella rivoluzionaria e quella contro rivoluzionaria prevarrà nel prossimo anno dal Cairo a Cape Town.

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