Nel paese in cui la libertà d'informazione è dipendente del potere politico ed economico, cerchiamo di tenere attivi i nostri neuroni al pensiero, alla critica, alla distribuzione della libera informazione.

Pagine

20 dicembre 2011

FORNERO CI SEI O CI FAI ? Liberalizzare i licenziamenti … questa volta si è dimenticata la lacrimuccia



Elsa Fornero: "Rammarica e preoccupa la reazione dei sindacati. Sull'articolo 18 c'è il rischio di implicazioni per il Paese. Siamo pronti al dialogo, anche prima di gennaio, ma senza preclusioni".

Emma Marcecaglia: la riforma del mercato del lavoro va affrontata "con molta serietà, molto pragmatismo" e va affrontata "perchè abbiamo rigidità in uscita che non hanno uguali in Europa, e, in alcuni casi, anche rigidità in entrata che penalizzano giovani e donne …. in una situazione come questa non ci sono più totem, non ci sono più tabù".

Da palazzo Chigi: "Siamo senza alternative", è la convinzione nell'Esecutivo. Concetto che nell'ultima settimana lo stesso Monti ha espresso con durezza sempre maggiore, fino alla sferzata in commissione Bilancio quando ha ricordato tutti che "se siamo qui è perché la politica era paralizzata

Camusso CGIL: "E' una norma di civiltà che dice che nessun datore di lavoro può licenziare qualcuno perché gli sta antipatico, perché non ha opinioni, perché è iscritto a un sindacato o fa politica, E' importante che rimanga perché è un deterrente ".

Raffaele Bonanni CISL: "La signora Fornero che fa la maestrina dovrebbe sapere che senza maggior salario non si possono avere più contributi, La precarietà è il frutto della flessibilità pagata male. L'esecutivo si deve rendere disponibile a pagare di più il lavoro flessibile".

E dulcis in fundo il partito di “opposizione”:
Pier Luigi Bersani segretario PD: il dibattito sull'argomento è prematuro: "Credo che possiamo farci il Natale con un po' di serenità e poi ricominciare a lavorare".

L’attacco all’articolo 18 è capzioso e nulla centra con la crisi e con lo stato delle nostre industrie. E’ fonte del pensiero unico prevalente nel paese, maggioranza e opposizione che sia: la riduzione dei diritti a favore dell'assenza di regole a favore della finanza e dei poteri forti, non certo della maggiaranza del Paese.

Pensiero unico privo di capacità di elaborazione, di senso etico, di equità sociale, con proposte in linea con quelle imperanti della globalizzazione incuranti che in realtà la crisi è quella del capitalismo e del governo della finanza e i poteri forti anziché della politica della gestione di un Paese.

Il problema non è rendere più facile l’espulsione dal lavoro (circa 30% della disoccupazione giovanile, la più alta in Europa, e l’alto tasso di disoccupati oltre i 40 anni), ma creare e mantenere il lavoro, penalizzare l’esportazione del lavoro negli altri Paesi, punire pesantemente l’evasione fiscale (il 70 % delle entrate fiscali provengono da lavoro dipendente e da pensionati) e l’esportazione dei capitali all’estero, si faccia una patrimoniale seria e si elevi la tassazione delle rendite finanziarie superiore a quelle da lavoro, chi sa mai che tornino gli investimenti sull’economia reale, quella da lavoro.

Inoltre ci si ponga il problema di chi mantiene i precari, i senza lavoro giovani e meno giovani che senza l’aiuto delle famiglie, sì di quelle famiglie che lavorano a tempo indeterminato, sarebbero tutti in mezzo ad una strada.

Ci si ponga il problema concretissimo che la crescita non può più essere quella basata sui consumi infiniti che inevitabilmente portano alla saturazione del mercato e all’impoverimento irreversibile del pianeta.

Le vie alternative ci sono, è compito di una classe politica di opposizione al pensiero unico portarla avanti, se ci fosse. La crisi attuale e il massacro di queste manovre inutili pagate dai lavoratori, dai pensionati e soprattutto dalle donne costrette all’allungamento dell’età pensionabile in assenza di tutti quei servizi sociali utili alla famiglia, agli anziani,ai minori, ai diversamente abili, ecc., la sudditanza della politica al capitale rileva l’ineguatezza di una politica d’opposizione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Chi manterrà i senza lavoro, i precari di oggi, quando l’attuale generazione dei genitori di 50, 60 anni di oggi non ci saranno più?

Che pensiero, programma sullo sviluppo e sul futuro di intere generazioni ?


Che nessuno tocchi l’articolo 18 e che il PD, insieme ai sindacati ne faccia una sua doverosa battaglia di civiltà oltre che di sopravvivenza per le generazioni dei precari e delle loro famiglie.


Bookmark and Share

Nessun commento:

Posta un commento

Nome Cognome