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12 dicembre 2011

FIAT: Marchionne uomo dell’anno



Metodo “Marchionne”: depredare, saccheggiare, spolpare. Uno dei più spregiudicati, arroganti e presuntuosi manager italiani, uomo dell’anno (negli USA).
Marchionne come Steve Jobs. «Marchionne l’uomo che ha salvato l’industria dell’auto». E’ il  titolone del settimanale TIME (edizione che uscirà  in edicola lunedì 12  dicembre).  
Scrive  il  TIME:  «Chrysler tre anni fa sull’orlo della bancarotta … Marchionne ha salvato e creato migliaia di preziosi posti di lavoro negli Usa… con le vendite di automobili che in Europa vanno male a causa della crisi economica, Chrysler sta diventando sempre più vitale per la strategia di Fiat…». Sulla  stessa  lunghezza  d’onda  anche la  rivista  Fortune che  osanna  Marchionne dicendo: «Ha creato un immagine di se stesso che è unica nel panorama dell’industria dell’auto. Un’immagine  che in egual misura consiste in humor disarmante, assoluta chiarezza e brutale onestà. Egli mette il merito sopra il rango, l’eccellenza sopra la mediocrità, la concorrenza al provincialismo e la responsabilità alle promesse».
Peccato  che Time e Fortune  omettano  di raccontare  come  in  Italia  la  Fiat è  in avanzato  stato  di decomposizione.  Su Termini  Imerese (Palerno) è già calato  il  sipario con operai dello stabilimento siciliano rispediti tutti a  casa,  perché dopo 41 anni di attività la Fiat ha  smesso di sfornare auto. Stessa  sorte all’unità  produttiva di Pomigliano D’Arco  (Napoli) destinato alla  chiusura  delle attività. Idem  con  patate i  siti  di  Melfi  (Potenza), Cassino (Frosinone)  e Mirafiori (Torino)  che  boccheggiano perennemente e  sui  cui  aleggia  periodicamente lo  spettro della  graduale dismissione.

Stessa  solfa per  la  Bertone di  Grugliasco (Torino). Le istituzioni locali erano  convinte che attraverso l'investimento pubblico per l'acquisizione delle aree ex Bertone si sarebbe potuto concordare con  Fiat una nuova disponibilità per mantenere a Torino la vocazione produttiva, rilanciando la città come polo  dell’automotive. Invece  ciccia. Fiat ha rilevato l'azienda sborsando niente. Sulla  carta  solo 11 milioni  di  euro per tutto il Complesso Industriale di  Grugliasco, una  roba che  anche l’ultimo dei ragionieri avrebbe valutato  almeno 10  volte  tanto (v.  Fatture  Bertone  quì allegate e riprodotte). Idem  come  sopra per i  canoni  d’affitto. Semplicemente ridicoli (v. Perizia  Fugiglando qui allegata  e  riprodotta). Dulcis in  fundo,  per  disossare  bene  il  bocconcino appena  azzannato le più prestigiose  auto  del  Museo  Bertone sono  state letteralmente  s-vendute  all’asta a nababbi affamati di  chicche vintage. Approposito un pettegolezzo: sapevate  che un  facoltoso  mercante di  Montecarlo  che  si  chiama Christian  Philippsen cha  lucrato  sopra  beccandosi  il 2%  di tutte le  auto d’epoca  s-vendute? (su  oltre 5 milioni  di  euro fate  un  po’  voi  il conto - v.  doc. pdf. quì allegato  e riprodotto).  
Finito il tempo delle promesse e delle illusioni il truce volto del capitalismo alla  Marchionne si sta  svelando ogni giorno di più in  tutta la sua più brutale realtà. L’esistenza  dei  lavoratori diventa sempre  più una corsa  ad ostacoli: prepensionamenti, tagli dei  salari, chiusura  fabbriche, licenziamenti, cassa integrazione  da 700 euro al mese. Mentre  il  Premier Mario Monti (che  pure  lui a  Fiat  ha  elargito generosamente sussidi  per  oltre 500 miliardi  di  vecchie  lire)  chiede  sacrifici  a  tutti gli  italiani,  (tranne che - ovviamente -  a Marchionne al  Vaticano e  alle  Banche) e a fare i sacrifici sono sempre i  più  poveri e  i  disagiati, mentre i manager  strafurbi proseguono indisturbati nei loro affari speculativi, collezionando Ferrari a  tutto  spiano (sergino nostro ne  ha  un  discreto  assortimento)  con i quattrini  degli  altri al  sicuro in paradisi off-shore.
Forse  gli  americani ignorano anche che Marchionne per  comprare  la  Chrysler non ha  sborsato  un solo  cent. E’  entrato  in  Chrysler gratis, arraffando 7 miliardi  e  mezzo  di  dollari  dal  Governo Americano (a costo  zero) restituendoli quando s’è  nuovamente reindebitato col  sistema  bancario (4,3 mld  di  finanziamenti  vari   e circa 3,2 mld  di  bond). Un  figurone  della  madonna. Ha  ripagato  un  debito  facendone  un altro. Finanza  creativa da  Oscar del  Bilancio.  Le  sue  lungimiranti intuizioni finanziarie  e  la  sua  visione  strategica  gli hanno consentito oltretutto di finanziare la  sua sopravvivenza negli  States  senza  spendere niente. Ad  esempio recentemente ha chiesto - ed  ottenuto - 3,5 miliardi di dollari dalla DOE (Dipartimento USA dell’Energia) per finanziare a fondo  perduto la  “ricerca sui motori elettrici”.  Comunque a  parte  l’elargizione  di  sti  spiccioletti i  quattrini  per il  manager  col  maglione  di  cachemire blu non  sono mai  stati un  problema. Non dimentichiamo che   sergino nostro in quanto presidente  di  UBS-Unione  Banche  Svizzere - una  delle  più  potenti  banche  elvetiche - è  ammanigliato alla  grande con le  lobby  dell’alta  finanza  e ha  dalla  sua il  top dei  hedge fund, di  private equity nonché  delle merchant  bank  che  contano, come Morgan Stanley, Merrill Lynch, Goldman Sachs, BankAmerica e Citigroup. Gioco  facile  nel  procacciare  quattrini,  questo è  il segreto di  Sergio. Come  un  prestigiatore  che  tira  fuori   conigli  dal  cilindro, senza avere in mano un bel niente  di niente. Adesso con  le recenti ed  ultime  operazioni americane (assunto  il controllo della  casa di  Detroit) il  cerino  bruciato di Fiat &  Chrysler è andato tutto in  mano  alle  banche.  Poi  alcuni  si  domandano ancora come  mai  le  maggiori  agenzie  di  rating  come  Moody’s, Standard & Poor, Fitch hanno classificato  i  titoli  FIAT  come “Junk” (ovvero “spazzatura”).

Facile  salvare  Chrysler  con i  soldi  della  Casa  Bianca. Altrettanto comodo in  Italia  tenere  in  piedi  FIAT trattandola (di  fatto) come fosse un’impresa parastatale da  foraggiare  a  tutti i costi. Si  fa  bello  con  i  soldi  degli  altri. Così siamo  capaci  anche  noi a  fare  gli  imprenditori di  successo  come Marchionne. Lo  stesso  accattonaggio il  mister  l’ha fatto in  giro  per  il  mondo dove Fiat   ha  aperto  stabilimenti (mai  con  soldi suoi) come  in  Polonia, Serbia  e  Brasile. E  pare  che adesso  tutti adesso, vadano matti per il  manager italo-svizzero. Come  scemi  tutti vogliono il  “metodo Marchionne” (ossia  “Prendi i  soldi  e scappa”...  dissangui come  un  vampiro e dopo porti  via  i  coglioni). E’  da  deficienti  ma  è  così. Lo  Stato  del  Canada ad  esempio  ha  offerto a  Marchionne di  finanziare interamente  - e  a  fondo  perso - (ovverossia  senza  alcun  impegno alla  restituzione  dei  capitali) la  costruzione sul  suolo  canadese di  un grande  stabilimento  con  catene  di  montaggio dalle  dimensioni  perlomeno simili a  quello  della  Bertone. Na  robina  da  un  miliardo  e mezzo  di  dollari. Ma  è ben poca  cosa  se  si  pensa  che in  Italia la  FIAT, tra finanziamenti  a  babbo  morto, incentivi  alla  rottamazione, aiuti  di  Stato, investimenti  nel  Mezzogiorno, contributi assistenziali, ammortizzatori  sociali, operazioni protezionistiche del mercato, detassazioni,  donazioni  regionali, aiuti  comunitari,  agevolazioni  fiscali,  e  quant’altro,  il  Lingotto  ha  succhiato al  popolo  italiano risorse  finanziarie  immense. Alcuni  analisti stimano che la  somma complessiva superi  abbondantemente i 20 miliardi  di  euro (quasi  na  manovra  finanziaria di  Monti). Soldi  a palate senza  nessuna  certezza  per  il futuro dei  lavoratori. Ecco. Gli  unici  che  hanno  scritto  qualcosa  di sensato su  Marchionne sono  gli  inglesi del settimanale Economist: “In Italia 22mila lavoratori distribuiti su cinque fabbriche producono ogni anno 650mila automobili. Nella principale installazione Fiat in Brasile, appena 9.400 dipendenti ne realizzano 750mila. L’impianto polacco fa ancora meglio: 6.100 lavoratori per 600mila vetture”. Forse  è  per  questo  che Fiat  sta  gradualmente  de localizzando.  Alla  Harvard University s’USA    dire brutalmente:  “è  la  legge del  Mercato”. In  Italia  invece si suol dire: “è  la  legge  del  più  furbo”.
Che tristezza. Fiat capostipite dell' auto italiana, simbolo nel  mondo della nostra inventiva ed eleganza,  stuprata ed  umiliata  dall’uomo  dell’anno. Lauree, MBA e Master per poi fare tutte ste porcate atomiche. Ma  chiamali  fessi, la  premiata scuderia Marchionne sta  smontando  le  tende   proprio ora  che il  ns.  Paese  è  decotto al  punto  giusto, non  ha  più risorse  finanziarie da  elargire a pioggia  e si  sta  apprestando a richiedere  sacrifici  anche  alle  aziende (stimato  che nei  prossimi  mesi  la  pressione fiscale supererà la  soglia del 45%).  Tempismo  da  cronografo  svizzero.
Infatti Sergio  Marchionne  si  sta guardando  bene  dall’investire il suo gruzzoletto nella  madre  patria e nei  suoi   titoli  carta  straccia,  invece buttato a capofitto nell’acquisto di cospicui pacchetti  azionari della multinazionale  del  tabacco Philips  Morris (di  cui  è  anche  membro del  Cda).
Così almeno può gettarci un po’ di  fumo  negli  occhi mentre tutte   le  speranze dei  lavoratori  se  ne  vanno   in  fumo.
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Doc.  pdf  all.: “Fiat_Marchionne_Bertone
Doc.  pdf  all.: “Fatto_Quotidiano_Fiat_Ultima_Ypsilon
Doc.  pdf  all.: “Consulenza_Philippsen_vendita_Bertone
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Articoli (più o  meno)  correlati:

- “Bertone: FIAT ha  comprato  ferraglia"
- “Bertone: in fumo la collezione d’auto storiche (e la salute dei torinesi)”.

Dal portale  Indymedia


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2 commenti:

  1. Luciana, non voglio difendere Marchionne, ma se noi italiani invece di costruire auto del cavolo, vedi le Alfa Romeo prodotte a Napoli, e a metterci in finta malattia avessimo lavorato di più magari non sarebbe andato a "Salvare l'America", è come se il Sig. "FORD" avesse salvato Termini Imerese e gli altri stabilimenti. Alla fine Marchionne è andato a salvare dove costruiscono auto con una qualità che i nostri operai si sono dimenticati dal 1960! Da appassionato di auto devo dire che molte MATIZ sono assemblate meglio delle ALFA GT!!!

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  2. Credo che uno dei problemi della fiat sia la mancanza di innovazione (responsabilità dei loro dirigenti) e la qualità/prezzo decisamente sconvniente se consideri, inoltre, che la produzione nazionale dovrebbe avere prezzi concorrenziali, non lo sono nemmeno verso le produzioni di auto europee. Per non calcolare quanti miliardi si sono presi dallo Stato, cioè da noi tutti. Ciao Domenico !

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