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17 novembre 2011

THYSSENKRUPP: DEPOSITATA LA SENTENZA DI CONDANNA DEI VERTICI AZIENDALI

SICUREZZA SUL LAVORO – KNOW YOUR RIGHTS ! – NEWSLETTER N.98 DEL 17/11/11


Da: http://www.ansa.it/  Thyssen: fu omicidio volontario per scelte sciagurate - Giudici, sette morti per piccolo vantaggio economico - 15 novembre,  di Mauro Barletta

Colpevole di omicidio volontario per la "scelta sciagurata" di "non fare nulla" in materia di sicurezza, per avere bloccato un investimento nel tentativo di rispettare "l’ interesse economico dell’ azienda": ecco perché Herald Espenhahn, amministratore delegato della Thyssenkrupp, è stato condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione.
Così si legge nella sentenza del processo per i morti causati dall’ incendio che si scatenò il 6 dicembre 2007 nello stabilimento di Torino della multinazionale dell’ acciaio. E’ la prima volta che in Italia viene applicato questo articolo del Codice a una tragedia sul lavoro. La tragedia di sette operai che, mentre erano in servizio alla linea 5, in piena notte, cercarono di spegnere uno dei tanti fuocherelli che si attaccavano ai macchinari ma che all’ improvviso furono investiti da una violentissima vampata: le ustioni erano tali da far pensare, come disse il medico legale Roberto Testi, che fossero stati "immersi in una nube incandescente".
Certo, ad Espenhahn è stato concesso "il minimo della pena" e gli sono state riconosciute le attenuanti del buon comportamento processuale e del risarcimento del danno ai familiari delle vittime. Ma la condanna per omicidio volontario ("con dolo eventuale") segna ugualmente un punto di svolta nella giurisprudenza: se la linea della Corte d’ Assise di Torino verrà confermata in appello e in Cassazione, le inchieste e i processi in materia di sicurezza, di prevenzione e di morti bianche dovranno passare per una rivoluzione copernicana.
Nelle 465 pagine della sentenza il giudice Paola Dezani divide le responsabilità dei sei imputati e distingue, in punta di diritto, fra omicidio colposo "con colpa cosciente" e omicidio volontario "con dolo eventuale": è la differenza tra chi, alla Thyssenkrupp, era convinto che non sarebbe successo nulla (come i cinque dirigenti condannati a pene comprese fra i 10 e i 13 anni e mezzo) e chi, come Espenhahn, ha "accettato il rischio" di un disastro.

Alla Thyssenkrupp, infatti, sapevano. Sapevano che la filiale di Torino, ormai prossima alla chiusura, versava in "gravissime carenze strutturali e organizzative" a fronte degli alti standard di sicurezza degli altri stabilimenti sparsi fra la Germania e l’ Umbria: il personale era ridotto all’ osso, gli estintori erano sempre scarichi, c’ erano già stati incendi suonati come campanelli d’ allarme, persino la compagnia assicuratrice aveva aumentato la franchigia.
Eppure, per "scelta miope", si decise di continuare la produzione come se niente fosse; e si decise di differire un importante investimento antincendio sulla linea 5 al trasloco dell’ impianto a Terni. L’ azienda ne avrebbe avuto un "contenuto vantaggio economico". Ed è a Espenhahn che i giudici attribuiscono questa "scelta sciagurata": il quarantacinquenne tedesco, descritto come un super manager di gran lunga più bravo e competente dei suoi collaboratori italiani, così attento alla pulizia che si arrabbiava "se solo vedeva un bicchierino per terra", ha "azzerato" gli investimenti, "azzerando" anche la "sicurezza, "nell’ interesse non suo personale, ma dell’ azienda".

La Corte presieduta dal giudice Maria Iannibelli, nelle motivazioni, scioglie anche diversi interrogativi rimasti in sospeso. La testimonianza dell’ unico sopravvissuto, Antonio Boccuzzi, oggi deputato PD, è "del tutto attendibile" nonostante i dubbi della difesa. Il tentativo di condizionare le testimonianze di alcuni lavoratori è stato "gravissimo" e merita un’ inchiesta della Procura. E i morti non hanno colpe: forse si sono accorti del focolaio in leggero ritardo rispetto al solito, ma non è vero che stessero chiacchierando o "guardando la televisione". Quel che c’ é di "anomalo", viste le condizioni di lavoro, è come fossero sempre riusciti, in precedenza, a "fronteggiare situazioni analoghe".

Il testo completo della sentenza è scaricabile all’ indirizzo:
http://dl.dropbox.com/u/4228746/sentenza_thyssen_2011_6ft.it.pdf
(attenzione file di grande formato: 33 MB !)
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THYSSENKRUPP: PER UN LAVORO UTILE, DIGNITOSO E IN SICUREZZA PER TUTTI

Da: http://www.pane-rose.it/
(segnalato da Graziella Menghini di Facebook)
16 Novembre 2011

Inoltriamo questa interessante intervista del Procuratore di Torino Raffaele Guariniello [vedi dopo] in merito alle motivazioni della sentenza sulla strage all’ acciaieria Thyssenkrupp.
Come afferma il Dott. Guariniello, e non possiamo che essere d’ accordo, “preziosa è stata la partecipazione popolare nell’ amministrazione della giustizia”, così come altrettanto lo è stata la mobilitazione popolare dentro e fuori dall’ aula, sostenuta da familiari, operai e cittadini solidali, decisivi nel creare un meccanismo di identificazione solidale con la giuria, anch’ essa “popolare”, e quindi ottenere questo importante risultato.
Prova che solo con il protagonismo, la mobilitazione e la partecipazione popolare possiamo affermare i diritti sanciti dalla nostra Costituzione: questo risulta dalla nostra esperienza diretta, nel processo e per la ancora irrisolta “questione lavoro” per gli ultimi ex operai Thyssenkrupp ancora in mobilità.
Per quanto riguarda la ricollocazione lavorativa ancora nulla di fatto nonostante incontri, telefonate, promesse e rassicurazioni da parte del Sindaco Fassino e dei suoi collaboratori.

Siamo stanchi di promesse: vogliamo, così come per altre migliaia di persone nella nostra stessa situazione a Torino, non “elemosine” sociali ma un posto di lavoro sicuro e dignitoso in una città in cui non mancano certo le occasioni per creare posti di lavoro: potenziando e prolungando il trasporto pubblico, la pulizia della città, del verde pubblico e degli alvei di fiumi e torrenti (e questo vale per tutta l’ Italia, dopo le stragi annunciate in Liguria e in Toscana dei giorni scorsi), prolungando l’ orario dei musei, valorizzando le bellezze artistiche della nostra città, impedendo alle aziende di chiudere, favorendo piuttosto la riconversione ad altre produzioni utili e non inquinanti, risanando luoghi ed edifici fatiscenti dalle nocività per adibirli a scopi abitativi o di utilità sociale, anziché disfarsene per pochi soldi a scapito dei soliti speculatori.
Il lavoro da fare non manca: è quindi una questione di volontà politica !
Nei prossimi mesi il Comune di Torino deciderà della destinazione d’ uso della ex area di proprietà della multinazionale tedesca (pagata per altro svariati milioni di euro dal Comune), attraverso la variante 221, che prevede, tra gli altri: l’ insediamento di un deposito della GTT (centinaia di pullman di fronte al parco della Pellerina, dall’ impatto ambientale decisamente discutibile) e un parco “alla memoria” della strage Thyssenkrupp, ricordando cioè il lavoro nella sua accezione più negativa. Meglio sarebbe invece quella di riqualificare l’ area e ridare dignità al lavoro attraverso un piano, per esempio, di re-insediamento di piccole imprese, piccoli laboratori e botteghe artigiane o di servizi, necessari ai cittadini e che creino quindi posti di lavoro in sicurezza: il modo migliore per ricordare Antonio, Bruno, Roberto, Angelo, Rocco, Rosario e Giuseppe.
Un lavoro utile, dignitoso e in sicurezza per tutti.
Torino, 15 novembre 2011
Associazione Legami d’ Acciaio onlus

THYSSEN: GUARINIELLO, SENTENZA ECCEZIONALE
Da: http://www.agi.it/
(AGI) Torino, 15 novembre 2011
"La sentenza di oggi è la degna, eccezionale conclusione di uno dei processi in assoluto più importanti mai celebrati nel nostro Paese": così il Procuratore aggiunto Raffaele Guariniello commenta le motivazioni della sentenza Thyssen sull’ incendio nello stabilimento di Torino che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai.
Per Guariniello, coordinatore dell’ inchiesta e pubblico ministero che ha condotto l’ accusa in aula, con i sostituti Laura Longo e Francesca Traverso, “La sentenza e le sue motivazioni dimostrano cinque fatti positivi. Primo: la giustizia può dare risposte straordinarie alle istanze di tutela della dignità dei cittadini; secondo: al centro dell’ attenzione è ormai giunta la politica aziendale della sicurezza: come ci invita a fare la Corte di Cassazione, dobbiamo entrare nelle stanze dei consigli di amministrazione, per scoprire le scelte aziendali di fondo che portano agli infortuni, ai disastri; terzo: è preziosa la partecipazione popolare all’ amministrazione della giustizia; quarto: è indispensabile fare le indagini con rapidità, per non incorrere nella devastante prescrizione dei reati e, a questo scopo, è irrinunciabile un’ organizzazione specializzata; quinto: è determinante la scelta fatta dalle nostre leggi, quella di puntare non solo sulla responsabilità penale degli amministratori, ma anche sulla responsabilità stessa della società".

a cura di Marco Spezia
RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUL LAVORO


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