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7 novembre 2011

LIBRI: IL PANE BIANCO di NORI BRAMBILLA PESCE

Dal campo di concentramento alla libertà la storia partigiana della 'staffetta' Sandra

Dal campo di concentramento alla libertà la storia partigiana della 'staffetta' Sandra -
di Cinzia Sasso


Nori Brambilla Pesce - Fui catturata il pomeriggio del 12 settembre 1944, tradita da un partigiano passato al nemico. Ricordo che quella sera stessa, aspettando l’interrogatorio, ripensai alle parole di Vera, quando, pochi mesi prima, le avevo detto che volevo entrare nei Gap. “Rischierai di essere uccisa, o torturata. La tortura è la cosa più terribile. Hai visto come si salta, solo a bruciarsi un dito con un cerino?” Ebbi un pensiero anche per la sottoveste di seta rosa che indossavo: come tutti i miei vestiti, era stata cucita da mia madre, ed era molto graziosa. “Peccato”, pensai.

Sono dovuti passare sessantasei anni perché, finalmente, Onorina Brambilla, più conosciuta come Nori Pesce, che è il cognome di suo marito Giovanni, decidesse di scrivere le sue memorie. Nello studio della sua casa c’erano decine di cartellette piene di carte ingiallite: gli articoli pubblicati sul Calendario del popolo, gli appunti, soprattutto le lettere che ogni giorno, dal lager, scriveva alla madre. Ci è voluta la passione di un giovane studioso, Roberto Farina, a convincerla. E forse è stato necessario anche che Nori, rimasta vedova tre anni fa, si liberasse del tutto di “Visone”, il suo comandante. Dopo Il pane nero di Miriam Mafai, ecco dunque Il pane bianco, (edizioni Arterigere, 14 euro) della compagna Sandra, che era il nome di battaglia che aveva scelto "così, solo perché mi piaceva".

SEGUE



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