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8 ottobre 2011

RAGUSA GIOCA LA CARTA DELL'ECOTURISMO


Cava dei Servi sorgente
Alla scoperta dei Monti Iblei
Trekking da città e paesi barocchi attraverso gole carsiche diventate oasi ecologiche. Per scoprire i contrasti di un territorio e ciò che resta di un'antica civiltà agropastorale.
La regione dei Monti Iblei, la più meridionale d'Italia (si trova 50 km più a sud di Tunisi), gioca la carta dell'ecoturismo per scoprire il suo singolare altopiano calcareo e rivitalizzare paesi svuotati da decenni di emigrazione. La provincia di Ragusa vanta attrazioni come Modica, Scicli, Noto e Ibla: meraviglie del barocco siciliano, meta del turismo internazionale. Ma pochi conoscono la sua natura. L'aspro altopiano siccitoso, l'avaro pascolo della vacca modicana, animale adatto a climi torridi, che ha bisogno di poco cibo e ancora meno acqua, ma dà il latte da cui si ricava il cacio ragusano Dop, una delle delizie della gastronomia locale. Siamo al centro di una civiltà agropastorale molto lontana dalla Sicilia del mito. Qui non ci sono mare e templi greci, ma un paesaggio brullo caratterizzato da centinaia  di muretti a secco - spesso sovrastati da fichi d'India - che dividono le proprietà agricole. Unica eccezione al pascolo sono gli ulivi secolari e le vigne. In buona parte del Ragusano il latifondo è scomparso dal Seicento, quando i principi indebitati vendettero i piccoli appezzamenti ai contadini che li coltivavano. La parcellizzazione del territorio spiega la scarsa penetrazione mafiosa nella regione: la mafia nacque per difendere i privilegi delle grandi famiglie latifondiste.

SEGUE


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