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4 ottobre 2011

Dov'è finita l'Alternativa?


Di Giandiego Marigo per AreA


Spesso mi chiedo come abbiamo fatto a ridurci così, come un pezzo rock di Vasco o del Liga, giusto per scontentare e fare arrabbiare tutti i fans in modo equanime, ansiosi solamente di essere “sistema”, tutti tesi nel garantire di non essere affatto diversi...per nulla eversivi. Tranquillizzando il potere e disinnescando da soli qualsiasi miccia possa anche solo ricordare una pallida volontà di cambiamento.
Oggi per sentire un discorso diverso dall'assoluta banalità ripetitiva del miglior mondo possibile per tentare una fuga dall' Unico pensiero bisogna, tristemente, rifugiarsi nella “dietrologia”, nel “veganesimo” oppure ritirarsi...andare in campagna a praticare la decrescita. Possibilmente una comuntà ristetta od ancor meglio soli.
Non provo alcun piacere nel parlare così, non intendo dare lezioni o buttare lì giudizi...solo descrivere la mia tristezza.
Dov'è andata a nascondersi l'alternativa?


Possibile che tutto quello che non premetta “accettazione pedissequa del sistema” sia , allo stato, da consideasi alla stregua del “Terrorismo”, pericoloso ed immacabilmente violento?

Possibile che oggi, persino coloro che si autodefiniscono sinistra debbano premettere l'accettazione pragmatica del contesto? Anzi, che questa accettazione diventi premessa ed indice di qualità istituzionale?

Non vorrei scivolare, anche se è di questo che stiamo parlando, sull'elencazione dei limiti spiccioli, sebbene siano innumerevoli ed equamete ripartiti in tutto l'arco di coloro che si definiscono Area di opposizione.

Diverrebbero pretesto per concentrare l'attenzione sulla negazione polemica ed urlata di questi ultimi in modo parcellizzato, fastidiosamente insistente, fuorviante . Negando in questo modo, raffinata arte della politica, la generalità del discorso, nel polemizzare su un particolare insignificante.

Già visto, sino alla noia.

Nessun oggi oserebbe incentrare il proprio discorso sui contenuti reali sulle grandi questioni, l'orientamento verso la Politica-Makenting è ampiamente condiviso. Anzi è proprio una delle premesse culturali di cui tentavo di parlare, anche il migliore ma che abbia “mire politiche” arriverà prima o dopo ad affermare come sia necessario “dare e dire alla gente quel che vuol sentire ed avere”.

Realizzando così una premessa di negazione assoluta e di accettazione fondamentale. Non è infatti il potere a determinare questa richiesta e ad indirizzarla? Quindi se questo è vero “accettare il contesto” non significa, forse, rinunciare ad una premessa fondamentale. Si badi, perché importante, che nessuno sin qui ha mai parlato di violenza e mai ne parlerà...in quanto convinto che stia proprio lì una delle più abili e basilari trappole del potere, nell'istigazione alla violenza

Dov'è finita la visione ormai riservata ad alcuni frettolosi e sommari accenni nei discorsi dei Leader...dei segretari, di quei due o tre insomma che usano ancora strumentalmente riferimenti a pensieri alti, più per dimostrare che essi esistano ancora e come siano patrimonio del suddetto leader di turno in grado di produrli a garanzia delle proprie “intenzioni”, piuttosto che non per porli a fondamento di ogni acquisizione.

La realtà però poi si svolge e si concentra su questioni di ordinaria amministrazione, come potrebbe essere altrimenti nel miglior mondo possibile? Che divengono tutto quel che si fa.

Il terreno sul quale si svolge quello che non può più nemmeno essere definito scontro è quello dell'emendamento ed il massimo del comportamento pseudo-rivoluzinario è emendare gli emendatori.

Sopra a tutto, a garantire l'equità del concorso, la cultura dominante e condivisa, Madama televisione con suoi salotti istituzionalizzati, edulcorati dove il massimo è l'urlaccio e l'insulto...anzi! Dove tanto più dozzinale è il comportamente quanto maggiore finisce con l'essere la resa in termini di televoto.

Questa caratteristica che finisce però per divenire precisa scelta è amplissimamente condivisa dicevo e rafforzata laddove è possibile dalla premessa bipolare che limita e scontorna creando la realtà falsa ed artefatta di un mondo duale che addiverebbe a compimento nel nome dei superiori interessi della Nazione...negli interessi del popolo.

L'attuale condizione ci rivela in modo crudele quanto questa premessa sia assolutamente falsa e come gli interessi rappresentati siano sempre e solo quelli del potere e delle famiglie dominanti.

Stupisce quindi come, coloro che avrebbero pretesa a rappresentare un'alternativa anche di pensiero e visione, non solo accettino, ma siano primi promotori di questa visione, appoggiandola e condividendola in premessa. Apparentemente non comprendendo come l'ipotesi Bipolare li neghi, li distrugga, costringendoli nel gioco e nell'orrido minuetto delle parti.

Perdonatemi l'escursus estemporaneo torniamo alla generalità.

Gli anni 70/80 sono stati densi di errori e di gravi deviazioni, anche, ma hanno avuto una caratteristica fondamentale e cioè quella di avere nel termine alternativa la capacità di descrivere e di tratteggiare un mondo diverso da quello del potere, di proporre, pur non avendone piena coscienza una visione anche “spirituale” altra da quella del potere appunto.

Oggi persino quella che si autodefinisce sinistra premette, purtroppo più nei fatti che nella parole, la propria compartecipazione al banchetto.

Nei fatti...dicevo e purtroppo ripeto!

Ai tempi descritti l'alternativa sceglieva anche luoghi diversi ed ambiti completamente fuori circuito rispetto alla descrizione del potere. Oggi invece condivide lo spazio, anzi, elemosina una sedia anche scomoda e di seconda fila...pietisce e si lamenta di non avere accesso a salotti della cultura dominante, a differenza dei tempi in cui creava ambiti propri che avevano la forza dell'alternativa e dell'avanguardia culturale. Nella convinzione malata e rinunciataria che questo non sia più possibile sta tutta la sconfitta di quella che un tempo chiamammo sinistra e tutta la necessità di una ridefinizione dell' AreA di Progresso e Civiltà...e della riconquista stessa del significato profondo del termine “Alternativa”

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