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16 settembre 2011

MASSIMO D’ALEMA: “LA CASTA NON ESISTE!”

Proprio così. “La casta non esiste, c’è solo nella testa dei qualunquisti”. È quello che Massimo D’Alema ha gridato nel microfono lunedì sera alla festa del Pd prima di parlare di Expo. Una battuta sbagliata nella città sbagliata. Fa il paio con la dichiarazione del prefetto Lombardi del gennaio scorso: “La mafia a Milano non esiste”. Frasi storiche.

Sbagliata e inopportuna la frase in sé perché nega un fenomeno sotto gli occhi di tutti e cerca di far passare per qualunquisti tutti quelli che di “casta” parlano, la maggioranza dei cittadini e dei commentatori, ma soprattutto relega ingiustamente nel qualunquismo tutti quelli che dell’esistenza di questo fenomeno ne soffrono personalmente come frustrazione di ogni aspirazione a partecipare alla vita politica, come negazione alla legittima aspirazione di cambiamento e di rinnovo della classe dirigente di questo Paese.

L’arroganza di D’Alema è un tratto caratteristico della sua personalità, uno di quei tratti tra i tanti del carattere di ognuno di noi che il passare degli anni attenua o accentua: in D’Alema si accentua – purtroppo – e gli impedisce, berlusconianamente, di guardare alla realtà. Tant’è che questa infelice frase l’ha pronuncia a Milano, dove l’elezione di Giuliano Pisapia a sindaco ha avuto tra i principali elementi di successo proprio la distanza dalla casta e la sua apertura a quella parte del popolo di sinistra insofferente della cappa opprimente delle logiche di partito.
Mi domando quale sarebbe stata il 30 maggio scorso la reazione della gente in piazza del Duomo se Giuliano Pisapia a conclusione della sua campagna elettorale avesse pronunciato quella frase. Forse se lo potrebbe domandare anche Massimo D’Alema che fortunatamente lunedì sera aveva davanti a sé due o trecento persone comunque molto ben disposte nei suoi confronti, in una festa del Pd sicuramente sotto tono e della quale i giornali, che il nostro ama quanto Berlusconi, hanno dato scarsissimo conto e comunque proporzionato al numero dei visitatori.

L’infelice esordio della serata non è stato compensato dal suo seguito. Chi si aspettava di sentire qualcosa di nuovo su Expo 2015 se n’è andato a casa così com’era arrivato. Stefano Boeri, con la passione che gli è propria e che gli va riconosciuta sino in fondo, quasi caparbietà, ha difeso il suo progetto ma non ha certo potuto rassicurare la platea sul percorso finale dell’operazione e dire con sicurezza quanto ne resterà in piedi dopo i tagli che il consiglio di amministrazione di Expo S.p.A. avrà fatto secondo una logica che si faticherà a capire o che forse sarà fin troppo chiara. Sull’intervento di D’Alema non c’è molto da dire: una rivendicazione dei propri meriti nell’operazione di candidatura, un racconto del passato. Un uomo del passato. Appunto.

Luca Beltrami Gadola

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