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10 giugno 2011

MILANO: CONFERENZA AMIANTO - GRATTACIELO PIRELLI

Milano. Lunedì 30 maggio 2011, presso l’Auditorium Giorgio Gaber del Grattacielo Pirelli, si è tenuto il Convegno dal titolo “AMIANTO, un problema, tante soluzioni”, aperto alle ore 10,00, chiuso alle ore 16,45.
Il convegno si è articolato in due sessioni, la mattutina, tra le ore 10,00 e le ore 12,26, la pomeridiana, tra le ore 14,05 e le ore 16,45, con l’intervallo per il lunch buffet tra le ore 12,26 e le ore 14,05. Il Convegno è stato molto interessante e apprezzabile, sia per l’impostazione e la conduzione, sia per i contenuti scientifici e sociali. AI cittadino-contribuente che sia stato presente a questo evento corre l’obbligo di rivolgere un esplicito riconoscimento ai Funzionari della Regione Lombardia che l’anno concepito e organizzato.

Ottemperato quest’obbligo morale, al cittadino-contribuente-elettore di cui sopra, stensore della presente nota, spetta anche il diritto, come se si trattasse di una “ricerca-di-mercato”, di segnalare agli organizzatori alcuni appunti sui contenuti del Convegno, con il più sincero e profondo spirito di collaborazione, senza alcuna animosità e/o intendimento iconoclasta. Il sottoscritto, per mettere in atto questo intervento di commento, si è avvalso di quanto ha imparato, insegnato e acquisito in circa 50 anni di studio, di didattica e di ricerca in campo biomedico. Inoltre, lascia al lettore il più ampio beneficio d’inventario.
Per prima cosa, ha notato che qualche relatore è caduto nella consueta trappola di identificare i danni alla salute amianto-correlati con il mesotelioma delle membrane sierose, in senso stretto o, al meglio, con le pneumopatie più note. Pertanto fa presente che la letteratura scientifica aggiornata e disponibile dimostra che molti altri tessuti sono proni all’azione cancerogena delle fibrille di asbesto-amianto. Il cervello, il rene, la tiroide, la prostata, i tessuti emolinfopoietici e altri ancora sono i bersagli di questa importante azione nociva. Questa precisazione non ha la finalità semantica di criticare il sottotitolo del Convegno: “Amianto, un problema, tante soluzioni”. Infatti, l’amianto ha DUE bersagli, la qualità dell’ambiente e la salute umana, oltre a quella del cane, animale non umano di costumi sinantropici. Tuttavia essa è motivata dall’esigenza sociale ed etica di garantire ai lavoratori e ai cittadini esposti all’amianto, in condizioni occupazionali o extra lavorative, rispettivamente, prevenzione, diagnosi, sorveglianza sanitaria, terapie, sia per i viventi, sia per i loro superstiti, secondo le circostanze pratiche. In buona sostanza, l’avventura amianto, nella storia, nel presente e, purtroppo, c’è da temere nel futuro, è costellata da imperdonabili ritardi. E’ noto a tutti che, dalle prime avvisaglie dei rischi dell’amianto, risalenti agli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, è trascorso tanto tempo prima che i legislatori di alcuni paesi bandissero il minerale omicida. Nel frattempo tanta gente, lavoratori o cittadini esposti in ambiente di vita, ha pagato con la vita sia il profitto di pochi che hanno dato loro occupazione a rischio, sia il risparmio a favore dell’erario da parte di certe istituzioni pubbliche che hanno lucrato e lucrano denaro sulla base di una scorretta “tabellazione” delle malattie amianto-correlate. Anche i cittadini affetti da astrocitoma o glioma multiforme cerebrali, da leucemia, da linfoma, meritano di fruire, una volta saltata la prevenzione primaria da “rischio zero”, di diagnosi precoce, di sorveglianza sanitaria, di terapie adeguate, di eventuale risarcimento, quali vittime dell’amianto, da un sistema sanitario che qualcuno definisce secondo al mondo, si spera non dal fondo della classifica, essendo prima la maglia nera di Luigi Malabrocca. Ignorare che l’amianto non è un problema solo potrebbe essere il più efficace ingrediente per questo tragico equivoco: con la salute non si può scherzare.
Dopo la prima relazione ufficiale del Convegno, ha chiesto la parola ed è intervenuta una cittadina particolarmente informata dei fatti poiché,abitante da molti anni nel ghetto amianto delle case White di Via Feltrinelli a Rogoredo, è anche affetta da una di quelle patologie che non fanno parte del cartello delle amianto-correlate. Questa paziente ha visto morirle attorno, dagli anni 1980, diverse decine di coinquilini del medesimo ghetto. Di essi ha raccolto le storie cliniche, comprensive delle circostanze di esposizione al minerale omicida. Ha inoltre riferito le inadempienze della pubblica amministrazione sulla bonifica delle condizioni di rischio. L’ha fatto in modo colorito ma verosimile; non si può pretendere freddezza e autocontrollo da un cittadino esasperato da tante delusioni e impaurito dal futuro; anche in questo caso si può ripetere che con la salute non si può scherzare.
Poi, la sessione pomeridiana del Convegno ha ospitato una ricca girandola di proposte tecnologiche per il monitoraggio, il trattamento, lo smaltimento e il riutilizzo dell’amianto. I relatori, per la maggior parte, hanno illustrato i dettagli delle tecnologie proposte, evidenziando anche i costi di produzione dei sistemi di trattamento. Quando hanno parlato gli imprenditori di questi servizi, oltre ai dati scientifici hanno segnalato i prezzi offerti ai clienti per il conferimento del materiali contenenti amianto destinati allo smaltimento.
I prezzi citati coprono un ampio ventaglio: partono dai 30-45 € / t dell’AVL di Ludwigsburg, conferimento per imballo e deposito in discarica controllata, passano agli 80 € / t del sistema Kry di inertizzazione, poi a 120-200 € / t per conferimento in discarica di materiali di cemento-amianto, e finiscono con 1200 € / t per l’inertizzazione col sistema Inertam, più certificazione dell’innocuità del prodotto del processo, e la posa in opera di esso nell’ambiente dove fosse richiesto materiale inerte da costruzione.
Il relatore dell’AVL ha riferito che il percolato delle loro discariche non contiene fibre di amianto, in contrasto con l’informazione data da un precedente relatore secondo cui un dato di letteratura riporta che nella discarica di amianto di Barricalla (Torino) sono state determinate concentrazioni di fibre di amianto libere attorno ai 2 milioni di fibre/litro. Un altro dei relatori ha obbiettato che è scientificamente provato che gli involucri di materiale plastico che avviluppano i rifiuti conferiti sono destinati a “perdere” entro 10-15 anni. Un’ultima annotazione va fatta a proposito della proposta di trasformare i tetti di eternit in pannelli fotovoltaici.
Come determinato dal telerilevamento, si tratta di parecchi km2. Il progetto è encomiabile perché conveniente da un punto di vista conomico e finanziario, però le ricadute a favore della qualità dell’ambiente e della salute umana dipendono strettamente dalla correttezza delle tecnologie della rimozione e dello smaltimento = inertizzazione. Ancora una volta vale l’assioma che con la salute non si può scherzare. Questo cartello – tanto diffuso per opera di quelle istituzioni che non trovano nessun inquinante ambientale perché non lo cercano – non mette in sicurezza l’amianto, e non protegge l‘ambiente e la salute.

La presente nota – firmata - ha l’esclusiva finalità di segnalare le lacune, rimediabili, riscontrate nel Convegno, con il migliore spirito di collaborazione. Le fonti bibliografiche cui è stato fatto cenno sono a disposizione di chiunque volesse conoscerle de facto. Per agevolare questa legittima esigenza, la firma è accompagnata dai recapiti del sottoscritto.

Giancarlo Ugazio Piazzetta Madonna degli Angeli 2/D, Torino ugazio.giancarlo@libero.it


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