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9 giugno 2011

Francesco Padre: operazioni per accertare la verità

04/06/2011 «È difficile descrivere quello che noi familiari proviamo in questa situazione, come figlia, come presidente del comitato, come cittadina...
Questa operazione di recupero è una notizia attesa per ben 16 anni, e che, con il passare di mesi, temevano non avvenisse più... devo anche ricordare come un libro, “Nato: colpito e affondato” di Gianni Lannes possa aver contribuito alla possibilità di riaprire un caso ormai dimenticato da tutti. La sera della presentazione del libro a Molfetta, rivolsi un appello affinchè qualcuno ci aiutasse al recupero dei resti umani, a ridare dignità a questi uomini e raggiungere così la verità. Per fortuna qualcuno ha ascoltato questo appello...
Noi siamo qui, anche questa volta, pronti a riconoscere a ciascuno i propri meriti e altrettanto faremo con le responsabilità perchè quella maledetta notte anche la nostra vita è stata inghiottita nel mare insieme al Francesco Padre...» in queste parole di Maria Pansini, la figlia del comandante Giovanni Pansini, c’è tutto il profondo dolore, portato con grande dignità, per il lutto subito e per le tante “porte sbattute in faccia”, per tutte le volte che gli appelli dei familiari dei cinque uomini dell’equipaggio del motopesca Francesco
Padre, inabissatosi a seguito di una esplosione nell’ottobre del 1994, sono rimasti inascoltati. Ma c’è anche la gioia, perchè si è raggiunto un obiettivo oramai insperato e l’auspicio di riuscire a riportare a casa tutti i membri dell’equipaggio e di restituire loro dignità e giustizia.
Una breve sintesi del filmato del 1996 che mostra immagini del relitto del Francesco Padre, ha introdotto l’affollata conferenza stampa indetta dalla Procura della Repubblica di Trani, dalla Marina Militare e dalla Guardia Costiera di Bari per la presentazione dell’operazione di ricognizione subacquea del motopesca, che partirà a metà settembre.
Come ribadito da più parti, la finalità è quella di fare chiarezza, anche a seguito della declassificazione del segreto militare, su un evento le cui cause non sono mai state accertate.
«Quella odierna è una giornata da ricordare – ha affermato il procuratore capo della Procura della Repubblica di Trani, Carlo Maria Capristo – per i familiari dei cinque componenti dell’equipaggio... per la città di Molfetta e la sua marineria che...ha subito l’onta dell’infamia (quando, in occasione di indagini
precedenti venne ipotizzato,forse in modo un po’ troppo affrettato per l’assenza di elementi certi, che l’esplosione si fosse verificata all’interno del peschereccio, a causa della presenza a materiale esplodente), per la giustizia… per lo slancio di generosità manifestato dal Comune di Molfetta e dalla Regione Puglia ».

Le due istituzioni, infatti, hanno stanziato i fondi necessari per le operazioni di recupero: la Regione Puglia ha stanziato 100 mila euro mentre il Comune di Molfetta, in aggiunta ai 300 mila stanziati lo scorso anno, proprio ieri mattina ha deliberato un ulteriore stanziamento di 300 mila euro (frutto dei sacrifici di tutti gli assessorati, che hanno rinunciato a una parte del loro budget, ha tenuto a precisare il Sindaco Antonio Azzollini). Sale così a 700 mila euro il fondo a copertura delle spese dell’iniziativa.
Di giornata storica ha parlato anche l’assessore regionale Guglielmo Minervini, all’epoca dei fatti sindaco di Molfetta, sottolineando come si tratti di «un gesto di densa umanità, soprattutto nei confronti delle famiglie…», che potranno ricongiungersi con i propri cari, oltre ad essere un gesto che consentirà di risarcire l’onore delle famiglie, della città di Molfetta e, in generale, tutta la marineria pugliese.
Tutti i relatori hanno concordemente evidenziato l’importanza della collaborazione instauratasi tra le varie istituzioni, come ha rimarcato il ministro Raffaele Fitto, ricordando l’impegno finanziario del Governo tramite
il Ministero della Difesa e la Marina Militare che effettuerà le operazioni.
Come ha ribadito l’amm. Andrea Toscano, Comandante del Dipartimento Militare Marittimo dello Jonio e del Canale d’Otranto, la Marina Militare, che da anni, leader indiscusso per le operazioni in alta profondità, ha messo a disposizione competenze, mezzi, professionalità per questa operazione di accertamento della verità, in sinergia con le Capitanerie di Porto e con gli inquirenti. Il piano di intervento è stato poi illustrato dal Capitano di Fregata Giambattista Acquatico, Capo Nucleo SDAI della Marina Militare; le operazioni vedranno l’impiego di una speciale unità navale della Marina Militare, la nave “Anteo”, dotata di sofisticate apparecchiature, tra cui un minisommergibile e un avanzato sistema di videoripresa esterna del relitto con r.o.v. (remotely operated vehicle), saranno possibili interventi da parte di operatori subacquei del nucleo SDAI (servizio difesa antimezzi insidiosi) di Taranto.
Obiettivo principale sarà, dunque, il recupero dei resti umani individuati e dei reperti del relitto di interesse per le parti processuali, dei difensori e dei consulenti tecnici, che potranno presenziare alle operazioni.
Ulteriori approfondimenti sul prossimo numero de L’Altra Molfetta.

Isabella de Pinto
di redazione@laltramolfetta.it

Vedi anche: Incontro con Gianni Lannes

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