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5 maggio 2011

Nuovi medici, il numero chiuso non si tocca. E in Lombardia è emergenza

L'abolizione del numero chiuso non è nei progetti del ministero della Salute che per bocca del ministro Ferruccio Fazio sottolinea come «i numeri sono sufficienti» e come «il numero chiuso non vada toccato considerato anche che abbiamo aumentato il numero di accesso ai corsi da 7.500 a 9.500 negli ultimi 3 anni». A ribadire che non c'è nessun problema sul numero dei medici. Il ministro aggiunge di trovarsi d'accordo con la scelta «del ministro Gelmini di rivedere i test d'accesso», anche se «esiste una criticità a livello delle scuole di specializzazione, che produce una disomogenea distribuzione tra le regioni e una distribuzione tra scuole di specialità non necessariamente rispondente ai bisogni. Per questo» chiarisce «abbiamo coinvolto le Regioni per avere i fabbisogni precisi specialità per specialità in base ai quali fare una proposta al Miur». Fazio ha infine spiegato di «prevedere la possibilità di destinare gli ultimi due o tre anni del corso di specializzazione a una formazione con delle funzioni cliniche anche attinenti alla specialità» e di stare pensando di riportare molte delle scuole di specializzazione da cinque a quattro anni. Nel frattempo il presidente Roberto Formigoni ha riferito che la Regione Lombardia ha chiesto «un finanziamento supplementare» al Governo per le borse di studio destinate alla specializzazione dei medici in Lombardia, così da sopperire al rischio di una mancanza di professionisti nei prossimi anni. «Ho convocato più di un incontro con tutte le facoltà di medicina» ha spiegato il governatore lombardo «e abbiamo individuato il problema che sapevamo essere, quello di una carenza di borse di studio destinate alla specializzazione dei medici in Lombardia rispetto ad altre parti d'Italia. C'è una distribuzione diseguale che premia il Lazio, gli dà molti più posti di quanto siano necessari per il ricambio dei loro medici e penalizza la Lombardia». Il governatore ha anche ipotizzato di impiegare i medici specializzandi in «operazioni a minor complessità all'interno degli ospedali. Già dal terzo anno di specializzazione» ha aggiunto «questi medici potrebbero aiutare lo specialista e contribuire a risolvere la carenza di professionisti».

Doctornwes33 5.11.2011

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