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3 gennaio 2011

NUCLEARE E SPOT IN TV

Sui giornali e in TV sono incominciate le campagne pro nucleare (v. Enel e Forum Nucleare, perché un po’ di cittadini (non si sa quali) dovranno convivere con una bella centrale nucleare vicino a casa (forse pitturata d’azzurro come l’inceneritore di Brescia per dare l’impressione di non inquinare l’aria o forse di rosa, per veicolare il messaggio subliminale di un futuro “roseo” grazie al nucleare!).

Queste campagne sono solo apparentemente neutre, ma sanno di propaganda: la propaganda è un’arte sottile e scientifica; segue le regole del “marketing psicologico” per meglio vendere il prodotto in questione, in questo casi il nucleare (v. Edward Louis Bernays che scrisse il libro omonimo (Propaganda) nel 1928, un classico da studiare per chiunque voglia occuparsi o decifrare la comunicazione moderna).
Le pubblicità in atto inducono con tutta evidenza a comunicare che il PRO è meglio del CONTRO (nei giornali, ad es., il contro è nella pagina di sinistra e il pro, tra campi verdi e cieli azzurri, è nella pagina di destra, quella che viene statisticamente più letta!)
Ovviamente chi conosce la questione e le parti in campo non può che condividere l'opinione dei senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: "Partirà sui canali televisivi, Rai e Mediaset compresi, una campagna pubblicitaria istituzionale del Forum Nucleare italiano che, ammantandosi di neutralità, tenterà di presentare il nucleare come un'alternativa energetica pulita e conveniente. Tenendo presente che del Forum Nucleare fanno parte in qualità di soci fondatori aziende direttamente coinvolte nel business dell'energia atomica quali Westinghouse, Enel, Ansaldo Nucleare, Areva e Edf, è davvero difficile credere che non si tratti di una vera e propria operazione propagandistica".
Chi desidera approfondire gli aspetti comunicazionali dello spot del Forum segnalo questo link: Nucleare spot in TV: le pedine sono i telespettatori ingenui
Queste campagne di propaganda tacciono su molte cose, ad esempio sul reale costo del nucleare “dalla culla alla tomba” ossia dall’estrazione dell’uranio al suo arricchimento, dalla costruzione di una centrale alla sua manutenzione ma soprattutto dai costi di smantellamento della centrale (e delle sue parte radioattive) ai luoghi da individuare e ai costi di “smaltimento” delle scorie radioattive… (per non parlare dell’uranio impoverito di triste uso militare..), ma tacciono anche sull’esperienza di altri paesi che hanno in passato optato per il nucleare e che oggi hanno deciso di abbandonarlo: v. Francia e Germania.
L’autonomia è solo una scusa per giustificare questa metodologia di produzione energetica. Basta guardare la Francia che ha 59 centrali e compra energia dalla Germania (dimostrando di fatto che l’energia nucleare è solo un “business” come altri).
Riguardo l'Italia, i costi delle 4 centrali nucleari sono già ampiamente sottostimati e, come ben sappiamo, subiranno continui aumenti a carico dei contribuenti (v. Finlandia) in corso d'opera: i profitti saranno dei privati, ma i costi saranno del pubblico, con la scusa che questa scelta è stata presa nell’“interesse nazionale” di una fantomatica autonomia (nonostante tutti i componenti debbono essere comprati all’estero: dall’uranio alla centrale!).
Un approccio lungimirante, scevro da interessi particolari, ci dovrebbe indurre a optare per una politica energetica integrata che persegua delle priorità di razionalizzazione e miglioramento del sistema:
  1. opere diffuse di risparmio energetico, attraverso opere di coibentazione/isolamento termico di tutti gli edifici (residenziali/commerciali/pubblici), di conversione all’illuminazione a risparmio energetico ecc. che abbatterebbero gli sprechi di energia che portano al suo aumento ingiustificato (dato che l’economia italiana non sta crescendo da anni non si comprende perché mai debba crescere il fabbisogno di energia!);
  2. sviluppo delle energie rinnovabili (v. Germania punta al 45% di rinnovabili nel 2030) e produzione energetica diffusa (con cessione del surplus prodotto al gestore di rete elettrica).
Per assurdo, invece, si punta a produrre sempre più energia (nonostante la stagnazione economica e la deindustrializzazione dell’Italia a seguito delle localizzazioni degli stabilimenti in altri paesi) e non si interviene per eliminare gli sprechi! (come se io, per riempire una vasca da bagno, mi preoccupassi di aumentare il getto dell’acqua, senza preoccuparmi del fatto di non aver messo il tappo o di non averlo messo bene!!).

Tornando al nucleare, una informazione completa ci dimostrerebbe che senza il continuo aiuto di Stato (ossia di tutti noi con le imposte) il nucleare è anti-economico (sapete, vero, che stiamo ancora pagando per la centrale di Caorso che da oltre 20 anni non è attiva?!?! E perciò quanto e per quanto tempo dovremmo pagare per tutte le centrali nucleari che il governo vuol far costruire?!?)

Il “controllo” delle masse –anche nei paesi democratici- purtroppo passa non solo per scelte opache ma anche attraverso informazioni distorte o errate (errori certamente non in buona fede!) per carpire il consenso di persone scarsamente informate e indottrinate ad arte. Vi giro, a questo proposito, l’articolo Il nucleare non è la soluzione... soprattutto se sbagli il grafico (e forse anche il paese) segnalato sul sito

Cordiali saluti a tutti/e

Antonella Fachin


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