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8 gennaio 2011

MILANO E PROVINCIA: LETTERA INVIATA AI PROVVEDITORI SU NESTLE'

Ai Provveditori agli Studi delle Province della Lombardia
agli assessori all'istruzione e cultura di Milano e delle Province lombarde

in un articolo del numero di settembre di Altreconomia leggiamo che la Nestlé, complice l’Expo, si propone ai bambini delle scuole come “maestra” di educazione alimentare, e agli studenti di alcune università detta i contenuti delle ricerche che devono fare e dell’impostazione da dare (con buona pace della libertà di ricerca).
E’ infatti sponsorizzato dalla Nestlé l’opuscolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, distribuito dalla società Expo 2015 a 180mila bambini della scuola primaria della Lombardia, e sempre Nestlé, insieme ad altre multinazionali quali Unilever, Heineken, Citterio ecc., parteciperà alla formazione e all’indirizzo delle ricerche degli studenti di Scienza dell’alimentazione dell’università campus biomedico di Roma.
Come probabilmente sapete, la Nestlé è oggetto da oltre 30 anni di una campagna di boicottaggio internazionale, e i motivi non mancano. Eccone una sintesi.

DIRITTI DEI CONSUMATORI
L’accusa principale rivolta a questa multinazionale è sempre stata quella della promozione commerciale scorretta del latte in polvere per neonati e bambini, violando (come peraltro diverse altre imprese del settore) il Codice Oms sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno. Questi comportamenti commerciali che scoraggiano l’allattamento al seno, contribuiscono ogni anno, secondo l’Unicef, l’Oms e le più prestigiose riviste mediche internazionali, alla morte di circa un milione di bambini sotto i 5 anni nel mondo, principalmente a causa di gastroenteriti, polmoniti e malnutrizione. Sono numerosi, negli ultimi 30 anni, i tentativi della Nestlè e di altre multinazionali del settore di impedire a governi di vari paesi (Pakistan, Zimbabwe, Sudafrica, Filippine) di adottare ed applicare leggi nazionali sulla falsariga del Codice Internazionale Oms, con pressioni e ritorsioni di vario tipo. Le continue violazioni del Codice Internazionale da parte di Nestlè sono documentate ogni 3-4 anni dalla rete IBFAN (International Baby Food Action Network) nella pubblicazione “Breaking the Rules”.

Dopo una prima multa nel 2001, nell’ottobre 2005 Nestlé Italia, insieme a Heinz Plasmon, Nutricia, Milupa, Humana e Milte è stata multata dall’antitrust per complessivi 9,7 milioni di euro per aver costituito un “cartello” finalizzato a mantenere  in Italia i prezzi del latte per neonati più alti (tra il doppio e più del quadruplo) degli altri paesi europei. I prezzi del latte in polvere continuano ad essere in Italia più alti che nei paesi vicini. La Nestlè e le altre ditte continuano a fornire agli ospedali latte per neonati gratis o a prezzi fortemente ribassati per mantenere le loro quote di mercato a danno di altre ditte, ma soprattutto dell’allattamento al seno. Le continue violazioni del Codice Internazionale in Italia sono documentate dalle pubblicazioni di Ibfan Italia “Il Codice Violato”, l’ultima delle quali risale al 2008.

DIRITTI DEI LAVORATORI
La Nestlé è accusata dalla International Trade Unions Confederation di comportamenti antisindacali in vari paesi del mondo. Continuamente vengono denunciati abusi e intimidazioni di ogni tipo nei confronti dei lavoratori (le ultime in Indonesia, Repubblica Dominicana, Russia, Tunisia, Perù e Brasile) (www.iuf.org).

In Colombia il Sinaltrainal, la federazione dei sindacati del settore alimentare del paese, considera NESTLE' responsabile del licenziamento illegale di molti lavoratori sindacalizzati. Nelle aziende della Nestlé in Colombia sono stati assassinati 12  sindacalisti dal 1986 ad oggi (www.sinaltrainal.org ). Secondo il giornale colombiano “Rebeliòn”, tra il 1990 e il 2005, la multinazionale è passata da un ricavo medio annuale di 109.000 dollari per lavoratore a un ricavo di 427.000 dollari, grazie alla “flessibilizzazione” del lavoro (che comprende chiusura di impianti, precarizzazione e terziarizzazione). Nel 2006, solo il 3% dei lavoratori lavorava da almeno 10 anni per la Nestlé.

Le politiche antisindacali della Nestlé sono particolarmente violente nelle Filippine. Il 23 settembre 2005 è stato assassinato all’uscita dello stabilimento Nestlé di Cabuyao, Filippine, Diosdado Fortuna, presidente dell’Uniòn de Empleados filipinos, che aveva sostituito Meliton Roxas, anch’egli ucciso in circostanze praticamente identiche nel 1988. Lo stabilimento di Cabuyao era in agitazione da anni per ottenere il versamento dei contributi, e l’azienda aveva risposto moltiplicando le guardie private e intimidendo i lavoratori, malgrado una sentenza della Corte suprema favorevole ai lavoratori.
La Commissione sulla libertà di associazione sindacale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, in risposta alla denuncia presentata dall’Union de Empleados Filipinos, stigmatizzava nel suo rapporto del giugno 2007 la presenza dell’esercito a fini di repressione sindacale nelle zone industriali del paese e in particolare presso gli impianti Nestlé di Cabuyao, e il perdurare delle uccisioni, rapimenti e aggressioni nei confronti di sindacalisti. Una nuova circostanziata denuncia delle complicità fra il governo e la Nestlé è stata presentata dal sindacato filippino all’OIL nel febbraio 2010 (informazioni più dettagliate nel blog dell’Union de Empleados Filipinos http://blood-in-your-coffee.  blogspot.com/)

In Indonesia, nella fabbrica di Panjang, il sindacato lotta dal 2007 per migliorare il contratto collettivo e aumentare le paghe, mentre la Nestlé rifiuta anche solo di discutere (sostenendo che l’entità dei salari è un “segreto commerciale” e non va inclusa nella contrattazione collettiva) e cerca di intimidire e delegittimare i sindacalisti, cercando al tempo stesso di imporre un sindacato filopadronale. Tutto questo nonostante il fatto che la Svizzera, dove ha sede la casa madre della multinazionale, abbia sottoscritto le linee guida Ocse per le transnazionali che tra le altre cose garantiscono il diritto dei lavoratori a contrattare collettivamente i salari. (www.iuf.org)
A causa della sua posizione dominante sul mercato del cacao e del caffé, Nestlé ha grandi responsabilità nella determinazione dei prezzi di queste materie prime, che in anni recenti (specie per quanto riguarda il caffé) sono crollati a livelli molto bassi, mai raggiunti dagli anni Sessanta.

RISPETTO DELL’AMBIENTE
Come la Coca Cola, anche la Nestlé fa affari d’oro grazie alla carenza di acqua potabile nei paesi del Sud del mondo, vendendo a prezzi salati acqua purificata. La Nestlé ha una posizione dominante anche nel settore acque minerali. Nel 2007 un gruppo di cittadini di S. Stefano di Quisquina, provincia di Agrigento, ha protestato contro la “svizzera” rapidità con cui la Regione Sicilia ha assegnato all’impresa la concessione per lo sfruttamento delle falde locali fino al 2033, mettendo a rischio l’approvvigionamento idrico della popolazione.
° Come tutte le industrie alimentari che producono snack, merendine e prodotti da forno in genere, la Nestlé usa grandi quantità di olio di palma (in etichetta indicato di solito con l’espressione generica “grassi vegetali idrogenati”), che costa poco ma è pessimo dal punto di vista nutrizionale e soprattutto causa la velocissima scomparsa – legata alla diffusione delle piantagioni - della foresta pluviale in molti paesi asiatici, latinoamericani e africani, tra i quali l’Indonesia e il Brasile. E’ una vera e propria catastrofe ambientale, pagata da tutti/e noi, ma in primo luogo dalle popolazioni indigene che in quelle foreste vivono.

VARIE
Nel luglio 2008 il presidente della Nestlé, Peter Brabeck, ha rivolto un appello all’UE perché ammorbidisca le regole sugli OGM per fare fronte alla crescita dei prezzi delle materie prime agricole, avallando l’idea – confutata da gran parte degli esperti indipendenti – che la manipolazione genetica possa aumentare la produttività.   I fatti dimostrano, invece,  che sul lungo periodo la produttività, in molti casi, diminuisce (oltre ad alterare l’equilibrio ecologico locale) e per di più i piccoli agricoltori che sono caduti nella trappola, devono pagare semi brevettati e grandi quantità di pesticidi. Tutto ciò  porta i contadini, in molti casi, al fallimento e all’abbandono forzato delle terre.

Nei confronti della Nestlé è in corso da oltre 30 anni una campagna mondiale di boicottaggio che riguarda in particolare Nescafè e Nesquik. Nel gennaio 2007 la Regione Marche ha aderito alla campagna, approvando una mozione in cui esclude l’azienda dalla partecipazione a qualsiasi gara d’appalto. Negli anni scorsi altri enti locali, come il comune di Roma e la Provincia di Milano, hanno di fatto rifiutato la sponsorizzazione di eventi pubblici da parte della multinazionale.

Sulla base di questi e numerosi altri fatti, chiediamo di evitare nel futuro iniziative analoghe e in particolare la diffusione di altri materiali sponsorizzati dalla Nestlé o da altre multinazionali che non rispettano le convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del lavoro e/o sotto campagna di boicottaggio per gravi forme di irresponsabilità sociale e/o ambientale.

Grazie per l'attenzione 
Coordinamento Nord Sud del Mondo
RIBN  -  Rete Italiana Boicottaggio Nestlè
Centro Nuovo Modello di Sviluppo
FAIR

aderiscono
INTERGAS
associazione NonUnodiMeno  
Fratelli dell'Uomo onlus
associazione Amici dei Sem Terra 
Associazione A SUD
Associazione Botteghe del mondo
Federazione  Nazionale Brigate di Solidarietà Attiva
Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma

per info:  ersilia.monti@livecom.it - sandra.cangemi@yahoo.it

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