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21 dicembre 2010

I BLACK BLOKS DI GOVERNO

Condanno la violenza e ogni sua manifestazione! Apro con la più banale formula di rito a metà tra un becero paraculismo di strada ed il fine politichese. Lo faccio per evitare che mi si dia del "populista" o del "cavalcatore d'onda", quando provo ad interpretare le ragioni del dissenso emergente. Ritornando in terra e provando a riflettere sui recenti fatti di Roma e dei suoi apocalittici scenari da guerra civile, mi pongo una domanda: perchè siamo arrivati a questo punto?
Non c'è giorno che vi sia una manifestazione, una contestazione o una protesta in questa "sicura" Penisola, dove ogni cosa è emergenza. La fiducia e gli scontri del 14 Dicembre scorso a Roma hanno evidenziato come questo governo non sia più garante della coesione sociale. Non si possono sacrificare o annullare le ragioni di chi ha manifestato per quattro violenti. E' vergognoso nascondere le chiare responsabilità politiche dietro la maschera dei "moti violenti", quando per quei "moti violenti" si è responsabili. Concordo pienamente con Barbara Spinelli quando dice "Sì, è una responsabilità della politica, e se il divario diventa molto profondo vuol dire che la società non ha altri luoghi e modi di manifestare se stessa e i propri disagi diversi dalla piazza. I moti violenti sono pericolosissimi. Ma sono anche un monito che la classe politica deve ascoltare, pena la propria sconfitta". Lo scontro di piazza è la risposta al muro creato dai decisori della cosa pubblica che non vogliono ascoltare nè tantomeno dialogare. Se potessero, eviterebbero di farlo anche tra loro stessi.
La politica con l'approvazione coatta di questa riforma sbagliata nel metodo e nella sostanza, dimostra tutta la sua autoreferenzialità. Non si sono ascoltate le controproposte nè valutati i punti di criticità. Se si incrociasse il ddl Gelmini con l'art. 16 delle legge 133 del 2008 si scoprirebbe come questa riforma è nient'altro che una privatizzazione e svendita unilaterale dell'università a totale vantaggio dei privati. Che sono, del resto, gli stessi che l'hanno scritta. Al non ascolto si sono accompagnate la repressione e la sordità. Se poi ci metti anche Giulio mani di forbice il taglio diviene sicuramente più netto: contratti, assunzioni, borse di studio. Questo si contesta, ma di questo non si parla. E' la dinamica del non-ascolto che mina evidentemente la coesione ed indispettisce chi deve subire passivamente le scelte di Palazzo. In aggiunta si procede nella direzione della ghettizzazione sociale di chi contesta. Si invoca una "severità particolare". Persino quel noto comunista ed eversore di Facci scrive "Eppure ci sono opinionisti anche savi e moderati, in questi giorni, che di fronte alle scarcerazioni degli studenti e dei vandali adesso si scandalizzano e invocano «buon senso», dicono cioè che quanto accaduto «non può essere valutato solo col freddo bilancino del codice penale»: e allora con che cosa, di grazia? Che cos’è questo buon senso, qualcosa che va oltre la legge o permette di applicarla come ci pare? Che fai, prendi un 18enne incensurato e lo tieni genericamente in galera perché la gente è incazzata? È questa la «fermezza»? O dovremmo improvvisare delle leggi speciali e disgraziate, come quando si decise che in Italia c’era l’emergenza stupri (e gli stupri erano in calo) e allora s’improvvisò una norma anti-costituzionale che rendeva obbligatorio il carcere preventivo? I provvedimenti «esemplari» lasciateli invocare ai politici, a chi spia soltanto dove tira il vento". Il non ascolto è tutt'altro che democratico: in democrazia non si fa una riforma strutturale inaudita altera parte (studenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo). Tagli e manganello, senza offrire una prospettiva del domani!
Se ne fottono altamente questi black blocs di governo delle sorti di un'intera generazione che vede minato il proprio diritto allo studio, ad un'università pubblica. Già trovano difficoltà a lavorare, non si sa se un domani avranno una pensione. E nel frattempo che li lasciamo la crisi, la precarietà e la riduzione delle risorse. La violenza è esecrabile, ma è un fenomeno umano. Proseguire contro questa generezione è un diabolico perseverare. La politica attraverso la mediazione ed il dialogo dovrebbe dare risposte soddisfacenti, trovare un punto di incontro. E cosa fanno i teppisti della maggioranza? Propongono arresti preventivi, l'estensione del Daspo, zone che più rosso non si può. Non si pensa alla bontà della riforma o al clima di tensione nel Paese. Si provoca. Si reprime. Si ricerca lo scontro che rende meglio percorribile la strada dell'autoritarismo. "Qui ci vuole un 7 aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrorismo", è la proposta del picchiatore Gasparri! Maroni, il rosica-sbirri, divenuto Ministro degli Interni per la legge del contrappasso negli anni dell'Inferno berlusconiano suggerisce di estendere il Daspo alle manifestazioni di piazza: il “Divieto di accedere alle manifestazioni sportive” deve diventare Dapo “Divieto di accedere alle manifestazioni politiche”. Il dissenso deve essere schedato e limitato. Chi invoca leggi speciali non fa altro che confermare quanto si voglia distruggere questa democrazia partendo dalle sue fondamenta, per rendere il crollo più veloce, sicuro ed efficace. Questa maggioranza rifiuta il dialogo e "vuole esasperare il clima". Prima con la fiducia alla Camera, domani con la Piazza, questo è il nostro destino: un eterno televoto. 
Cambiate canale!



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