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23 dicembre 2010

AUGURI MILANO


Di Giandiego Marigo
Sono davvero tante le tematiche che opprimono e rendono depressive le feste della signora sindaco...le 25 case assegnate ai Rom, che tanto popolano i sogni o meglio gli incubi suoi e dei suoi amichetti di merenda...oggi accompagnati dai 2600 e più alloggi sfitti che, per contro, stanno mandando in malora, per assoluto disinteresse e per ignavia totale, certo perchè alla sciura Moratti piacciono il cemento e l'edilizia ma non quella popolare di cui non si interessa né punto né poco.
Non parliamo quindi degli studenti che improvvisamente si sono svegliati, ricordandosi d'esser capaci di concepire Movimento e di immaginare una città diversa da quella che la prima sciura descrive.
Stendiamo anche, quindi, un velo pietoso sugli extra...i negher, che salgono sulle torri a stigmatizzare un silenzio ed una mancanza di accoglienza senza precedenti in questa città. Un cardinale che va in giro a fare auguri ai Rom invece che ai cittadini indignati per l'esistenza ed il fastidio che gli Zingari arrecano al quartiere( meno male che ci pensa il vice sindaco)...l'Affare Expò che ha mille problemi, con un sacco di gente che si appropinqua al desco ed alla greppia con la chiara intenzione di sfamarsi abbondantemente...un sacco di clienti al tavolo degli appalti...fra i quali anche alcuni inesistenti come la Mafia e la 'Ndrangheta.

Povera Moratti, ce n'è da far tremare le vene ai polsi ad un santo. Inoltre gli amici leghisti potrebbero avere mire e pretese ben più ambiziose che non una tranquilla riconferma delle cose così come stanno.
So di essere stato sommario e rapido, ho toccato con un poco di ironia il presente immanente, ben cosciente di come le tematiche siano in realtà un tantino più complesse, ma non è di questo che voglio parlare.
Ci penserà Pisapia, con il suo staff e con tutti i partiti ed i movimenti della coalizione alle spalle, si spera fedeli e leali, anche se forse qualche ragione per dubitarne ci sarebbe, a precisare punto su punto tutto quel che c'è da precisare.
Io sono poeta...scrittore, spiritualista (in realtà un modo elegante di definere un disoccuprecario) per nulla versato nell'arte della precisazione e dell'indagine precisa e puntuale.
Io però, anche se ora per vicissitudini personali sono in provincia di Lodi, a Milano ci sono nato e cresciuto politicamente e spiritualmente, si ho passato i miei primi quarant'anni, quindi accampo dei diritti di nascita al parlarne e quand'anche non mi vengano riconosciuti me li prendo, con il diritto dello scribacchino estemporaneoo che scrivendo un poco a braccio parla di tutto un po'.
Quindi parliamo di Milano...del suo senso di quel che era e di quel che è, di come i potentati che la rappresentano la descrivono con i loro comportamenti, di quello che si vede e dell'impressione che fa.
Di come io me la ricordo.
Città d'Europa e non solo per l'ardita e moderna bellezza delle sue costruzioni o per il progetto dei suoi trasporti interni o per la sua relazione con l'industrilizzazione e la modernizzazione del paese, non solo, ma per il livelli della sua cultura, per la qualità delle proposte che venivano giocate nel campo dell'alternativa, per il colore e la forza dei suoi movimenti interni, una città sociale, propositiva, avanti, che proponeva comportamenti e visioni...aree ed esperimenti di civiltà avanzata. I movimenti...con la loro dirompenza e l'invasività che li contraddistingueva, ed anche con la loro rabbia, che però hanno prodotto comportamenti, modi e mode...sì mode, se oggi Milano è diventata città di riferimento per la moda lo deve anche a questi colori forti, che ha avuto e che oggi sono del tutto dimenticamenticati nel grigiore di fondo a fosche tinte verdognole.
Milano città di concerti e di proposta culturale dove le cose avvenivano perchè c'era humus...substrato fertile, nelle scuole, nelle piazze nei centri sociali, nei comitati di quartiere e nei gruppi giovanili...nella cultura alternativa...che non dimentichiamolo, suvvia, era frequentata in modo eccelso.
Milano città di feste e di raduni.
Milano capitale morale e politica della nazione. Non avessero altre colpe gli anni del potere di destra, hanno questa. Questo silenzio tombale, questa difficoltà a trovarsi ed a trovere un motivo, questa scontatezza disarmante d'una città superba, razzista, chiusa ed arrogante. D'una città che non mobilita, che non ha nulla da dire che non sia difendere strenuamente lo status quo ed affermare una superiorità solo finanziaria e solo sul proprio circondario...capitale morale d'un pollaio chiamato Padania anzichè riferimento culturale di una nazione.
Oggi gli amici viola romani danno per scontato che anche sulla scuola tutto debba avvenire a Roma, perchè Milano mobilita poco...non scende in piazza, non dice molto...e la testa del movimento dei migranti non è qui, come dovrebbe, ma a Brescia oppure a Bologna. La cultura poi ormai non si fa da nessuna parte e men che meno a Milano. Di quel che era l'alternativa sembra essere rimasta gloriosa ed incrollabile solo Radio Popolare...sperduto faro, disperso nel deserto unica voce altra che ancora ce la fa.
Milano capitale morale del K.K.K. E mi vergogno nel dirlo.
Oggi vorremmo assistere al risveglio...ci/mi piacerebbe poter cantare di nuove invasioni...si e di colori allegria e movimento, di contaminazioni e di creatività, di scuole di teatro e di gruppi rap, rock e reggae che riempiono le cantine ed i luoghi di aggregazione della città.
Di alternativa vera che scorra come sangue dai quartieri popolari sino al centro della città corroborandola e svecchiandola sino a qiuasi ab purificarne un'aria, se fosse possibile, che si fa ogni giorno più irrespirabile. Di teatro altro e non dell'autoreferenza infinita di parrucconi che descrivono solamente sé stessi e di cinema e musica.
Di una Città che ricresce e ricrea quel che ha creato a suo tempo e che ha fecondato e reso fertile tutto il paese...diciamolo cos'era Milano per chi se la ricorda...non soltato la capitale bancaria e d'investimento e nemmeno il centro di recupero del dialetto e dei costumi celtici...era una città dove si arrivava dall'estero per vedere cosa avesse da proporre, quel che oggi si fa con Berlino con Londra...con Amsterdam, con Parigi...persino con Praga.
Oggi Milano è solo shopping...e poco altro e sempre meno anche di quello...perchè ha poco da dire e quel che dice, sopprattutto nei suoi massimi rappresentanti fa persino un poco paura e molto ribrezzo, una città dove per giustificare una risoluzione razzista come il ritiro dell'assegnazione delle 20 case popolari ai Rom si trova a pretesto la volontà popolare e dove si rischia, richiamandola, persino di avere ragioni per farlo.
Una città che non accoglie , ma respinge, una città arrogante, dove l'unica cosa che si tenga in mano pare essere un manganello, grigia come il suo tempo meteorologico d'inverno.
Allora permettetemi di augurare qualche cosa ai milanesi in questo 2011...di liberarsi e di ritrovare nel farlo sé stessi, ad ogni livello anche nell'alternativa smettere la compiacenza dell'aurtoreferenza e ritrovare quell'originalità e quella propulsione che la fece grande...città d'Europa per diritto di proposizione.
Liberarsi e liberare quelle energie assolutamente proficue e creative che questa città ancora possiede nelle sue viscere e nel suo DNA. Quindi mi perdoni sciura sindachessa se le auguro calorosamente una sconfitta ma lo faccio per il bene della mia città, per il mio e per quello di quelli che ancora conosco e ai quali penso con affetto.
Diciamolo alla fine lo faccio anche per lei, che devo dirlo, mi è apparsa provata nelle ultime comparizioni...si riposi signora Moratti e lasci riposare anche noi.

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